Manga - Hokuto No Ken di Buronson e Tetsuo Hara: ripercorriamo il mito di "Ken il Guerriero" a partire dalla versione a fumetti.
Ken il guerriero: il manga di Hokuto No Ken scritto da Buronson e disegnato da Tetsuo Hara
Il momento che più temevo è arrivato: parlare di Ken il Guerriero. Vi chiederete il perché di questa mia dichiarazione e la risposta non è poi così difficile: Hokuto No Ken di Buronson e Tetsuo Hara è senza dubbio tra i più grandi manga della storia, nonché uno dei massimi esponenti dell'arte del fumetto a livello mondiale ma, tuttavia, presenta un mondo così vasto che un semplice articolo potrebbe non bastare per descriverlo.
Kenshiro, Raoh, Toki, l'Hokuto Shinken, la scuola di Nanto, Gento e l'Hokuto Ryuken (con tutti i loro esponenti) sono la personificazione di numerose correnti di pensiero che spaziano nell'ambito di discipline come la filosofia, la religione, la tanatologia, la storia e l'esplorazione dell'animo umano in tutti i suoi più profondi sentimenti. Andiamo con ordine e magari qualcosa ne verrà fuori, anche perché Ken Il Guerriero è tra i miei manga preferiti in assoluto. A proposito di questo, nell'articolo di oggi mi soffermerò a parlare solo della versione cartacea, mentre l'anime sarà trattato a parte dato che la fama di quest'opera parte prima di tutto dal successo propria della serie tv degli anni '80.
Hokuto No Ken (Il pugno dell'Orsa Maggiore) è stato scritto da Buronson e disegnato da Tetsuo Hara, i quali avviarono la sua produzione nel 1983 fino al 1988. In quel periodo, i capitoli del manga venivano serializzati sulla rivista Weekly Shonen Jump di Shueisha e la loro stampa ha coperto la bellezza di 245 numeri. Successivamente, Hokuto No Ken è stato raccolto in 27 volumi tankobon editi da Jump Comics. La trama ormai la conosciamo tutti: la Terra è stata sconvolta da una catastrofe nucleare e i protagonisti si muovono in un'ambientazione post-apocalittica. Kenshiro è il successore della Divina Scuola di Hokuto, consistente in una violenta arte marziale (chiamata per la precisione Hokuto Shinken) capace di uccidere i nemici colpendo i loro punti di pressione. Chi subisce i colpi di tale accademia è destinato a una morte orribile e chi assiste è costretto a vedere la vittima letteralmente esplodere in mille pezzi. Ken deve combattere contro i figli di un mondo ormai decaduto, fatto di spietati assassini, cannibali, predatori e dittatori. Tuttavia, il suo destino dovrà presto incrociare quello dei fratelli adottivi Raoh, Toki e Jagi, per non parlare degli esponenti della scuola di Nanto e i demoni dell'Hokuto Ryuken.
Dal manga Hokuto No Ken sono state tratte due serie animati prodotte da Toei Animation, andate in onda in Giappone su Fuji TV e sulle sue emittenti affiliate dal 1984 al 1988. L'anime conta 152 puntate ed è stato soprattutto da qui che ha preso vita il franchise dell'opera, comprendente anche vari film d'animazione, un live action (terribile), OAV, videogames, serie spin-off dedicate ad altri personaggi della storia originale e un remake. Tra i videogiochi si ricordano soprattutto le famose macchine pachinko della Sega Sammy
Il manga è famoso anche per il titolo in inglese Fist of the North Star e in Italia le due serie tv sono state distribuite a partire dal 1987 da Italian TV Broadcasting, con il doppiaggio della Compagnia Realizzazioni Cinetelevisive e il titolo rielaborato in "Ken il guerriero". La prima trasmissione è avvenuta più che altro sulle teti locali e se non erro ha fatto parte anche della syndycation Junior Tv (ma questo non lo ricordo con esattezza).
Il manga Hokuto No Ken, invece, ha fatto il suo esordio in Italia da novembre 1990 a giugno 1994, grazie alla leggendaria Granata Press che ha serializzato l'opera sul mensile Zero fino a un certo punto, infatti, si è poi passati ad albi monografici sulla testata Z Compact (prima mensile poi quindicennale). Questa edizione conta in totale la bellezza di 44 volumi, inclusi persino tre albi speciali del 1993 che contenenti i capitoli apparsi solo sulla rivista Zero. L'edizione Granata applica un processo di occidentalizzazione, per rendere il manga leggibile da sinistra verso destra con relativo ribaltamento delle tavole. Dal 1997 al 1999 i diritti del manga di Ken Il Guerriero sono passati a Star Comics, i cui curatori hanno lavorato per proporre ai lettori la prima edizione fedele all'originale, per un totale di 27 numeri e lievi modifiche di traduzione (ma senso di lettura sempre occidentale). Tra il 2005 e il 2011 c'è stata poi una nuova edizione della d/visual, caratterizzata da un formato più grande, alcune tavole colorate, una nuova traduzione e il mantenimento delle onomatopee nipponiche. Nel 2013 una nuova stampa è passata per le mani di Panini Comics con 27 uscite settimanali. Nel 2024, come ormai sappiamo, è arrivata l'Extreme Edition in 18 volumi mensili, la quale segue la strada dell'edizione kyūkyokuban uscita in Giappone dieci anni prima: si possono notate nuove copertine ridisegnate da Tetsuo Hara, tutte le tavole a colori e in bicromia originariamente uscite sulla rivista Weekly Shōnen Jump e infine un nuovo adattamento dei testi più fedele all'originale.
Tornando all'anime, in Italia la prima serie è stata edita da Granata Press negli anni '90 in favore della collana Z Video: 18 videocassette sono state il bottino totale della produzione della casa editrice, la quale è stata costretta in seguito a fermarsi a causa del fallimento societario. Poco dopo, Hobby&Work è riuscita a proporre entrambe le stagioni in 74 cassette, per poi lasciare spazio a Mondo Home Entertainment che ha rieditato entrambe le serie in 26 videocassette. Nel 2009 sono state prodotte due edizioni in DVD (una della De Agostini e l'altra dalla Yamato Video).
La nascita del mito di "Ken il guerriero"
Anno 1982. Testuo Hara aveva 21 anni anni e fu reduce dal sul primo lavoro, Iron Don Quijote, un manga incentrato su corse di motocross durato soltanto 10 numeri. Il disegnatore è da sempre un grande appassionato di arti marziali, infatti, Bruce Lee e Yusaku Matsuda furono i suoi miti negli anni dell'adolescenza, a tal punto da riuscire a disegnarli a memoria. Manco a farlo apposta, Hara provò negli anni '80 a promuovere l'idea di un fumetto incentrato su un protagonista che mettesse insieme l'aspetto e i caratteri delle due star ma, alla fine, l'editore Nobuhiko Horie lo convinse a scrivere e disegnare Iron Don Quijote. Eppure, nonostante tale presa di posizione, lo stesso Horie capì che il lavoro del suo assistito necessitasse di una nuova tecnica di combattimento, magari qualcosa di segreto, qualcosa di distintivo: dopo essersi recato in una libreria cinese consultò alcuni manuali e scoprì l'aneddoto di uno studente di medicina in Cina, il quale aggravò un problema agli occhi di un paziente dopo aver sovrastimolato un punto di agopressione (il professionista dal canto suo era convinto che potesse essere un metodo innovativo).
Da questa storia Horie pensò che un arte marziale capace di distruggere i corpi attraverso i punti di pressione fosse un'idea geniale per un manga shonen, specialmente se lo scopo consisteva nel mettere alla pari avversari dotati di stature fisiche differenti. Horie fece riferimento a un mito cinese delle costellazioni per attribuire al manga un titolo appropriato: dal gruppo di stelle legate ai saggi Hokuto (morte) e Nanto (vita) nacque Kanshiro, pensato nella sua bozza come il figlio di Hokuto.
Hara e Horie pubblicarono in seguito una storia prototipo di Fist of The North Star, costituita da una trama autoconclusiva da leggere sul numero di aprile 1983 di Fresh Jump. I lettori risposero molto positivamente al racconto e questo convinse i suoi ideatori a riprendere i contenuti, migliorarli e recuperare alcuni elementi che sarebbero diventati iconici nell'edizione destinata alla serializzazione (come nel caso del tormentone "Sei già morto" di Kenshiro). Prima di passare però al manga vero e proprio, Hara produsse un sequel autoconclusivo nel giugno 1983 che, insieme al primo capitolo, finì poi nel secondo volume di Iron Don Quijote (anche se le edizioni ampliate del 1995 spostano la prima parte del pilot di Hokuto No Ken nel primo volume, lasciando il secondo volume con solo il secondo pilot).
| Tetsuo Hara |
Ora vi starete chiedendo: ma quando si parla del vero manga? Eccovi accontentati. La serializzazione dell'opera ebbe inizio il 13 settembre 1983 su Weekly Shonen Jump e per l'occasione fu ingaggiato proprio lui, il mitico sceneggiatore Buronson, il quale avrebbe creato con Tetsuo Hara uno dei più grandi sodalizi della storia dei fumetti. Buronson ottenne l'incarico dopo un primo fallimento della testata dovuto dal mancato accordo con Horie. Lo scrittore ebbe un ruolo importante soprattutto sull'ambientazione del manga, infatti, secondo il suo modesto parere inserire una storia di arti marziali in un mondo moderno non avrebbe avuto tanto senso, quindi sarebbe stato meglio puntare tutto in un ambiente futuristico e post-apocalittico, magari sulla falsariga della serie cinematografica di culto Mad Max (i cui primi due film uscirono rispettivamente nel 1979 e nel 1981). Ecco quindi che la Terra di Hokuto No Ken venne creata seguendo le influenze di film come Mad Max 2 e Blade Runner, manga come Akira di Katsuhiro Otomo e illustrazioni di artisti come Syd Mead e Frank Frazetta. Tra le altre fonti d'ispirazione è possibile che ci sia anche Violence Jack di Go Nagai, dato che il sequel di Devilman ha molto in comune con le tavole e le storie del duo Buronson/Hara. Ad ogni modo, viste queste premesse, fu più che giusto descrivere Kenshiro non più come un adolescente accusato ingiustamente di omicidio (come nel prototipo), bensì come un uomo un po' più adulto e con un passato drammatico alle spalle.
| Buronson |
Buronson si dimostrò subito colpito dallo stile artistico di Hara a partire dalle tavole del primo capitolo. Impressionato dall'anatomia dei personaggi, lo scrittore propose al collega di aggiungere sette cicatrici a forma di stelle sul corpo del protagonista, magari seguendo la linea dell'orsa Maggiore. Il nuovo aspetto estetico permise a Kenshiro di presentarsi in maniera più accattivante agli occhi dei lettori, eppure, c'era qualcosa che mancava per renderlo più credibile, magari una storia d'amore infranta. Ed eccoci quindi al momento in cui gli autori attribuirono un passato doloroso al loro eroe: una fidanzata portatagli via da un rivale, un villain così cattivo da infliggergli anche le sette cicatrici su petto e addome. Mentre Horie teneva sott'occhio i livelli di gradimento degli utenti, Buronson ideò i personaggi di Raoh, Toki e Jagi, cioè i fratelli maggiori di Kenshiro.
Jagi avrebbe rappresentato la crudeltà, Raoh (il fratello maggiore) la potenza e Toki avrebbe incarnato la compassione per via delle sue debolezze. In quel periodo, lo stesso Buronson capì di aver dato una svolta alla sua carriera che, in principio, aveva avviato solo per cercare di tirare avanti in qualche modo. Dopo un viaggio in Cambogia, durante gli anni del regime genocida di Pol Pot, l'autore sviluppò l'ultimo colpo di genio dopo aver visto i resti delle povere vittime sparpagliate ovunque: ciò avrebbe comportato un passo significativo per i personaggi, le battaglie, i dialoghi. Tra le influenze principali per la realizzazione dei nemici più interessanti, Hara trasse qualche riferimento da Ultraman e Tiger Mask. Lo stesso Hara ideò le grida di morte delle vittime del manga, come ad esempio "Abeshi", Hidebu" e "Tawaba", espressioni che avrebbero consentito alla storia di avere anche un vena un po' più comoda e più "digestiva".
Nonostante la stima professionale, Buronson e Hara non si vedevano quasi mai durane la serializzazione. I loro incontri avvenivano molto di rado e non riguardavano questioni di lavoro. Chi risentì particolarmente lo stress da lavoro fu il povero Tetsuo Hara, il quale non aveva tempo di rifiatare tra un capitolo e l'altro visto che Horie gli girava continuamente le sceneggiature di Buronson appena pronte. In poche parole, appena si finiva con una parte della storia disegnata ecco che l'editore si presentava già con nuovi testi da disegnare. Hara ha ammesso più volte di non amare Horie ma, nel contempo, l'ha sempre apprezzato per averlo spinto sempre più in avanti nel successo artistico. In conclusione, Hokuto No Ken avrebbe dovuto concludersi in tre anni ma il successo del manga su così grande che l'editore si vide costretto a prolungare il contratto degli autori per altri cinque anni.
Oltre il manga e i personaggi
Su Hokuto No Ken si potrebbe scrivere una serie di saggi perché tante e poi tante sono le cose da dire. Nonostante si tratti di un'opera non vastissima dal punto di vista editoriale, Buronson è stato capace di metterci dentro di tutto e di più, attribuendo a ogni territorio, ad ogni scuola di arti marziali e ad ogni personaggio strutture narrative ad ampio respiro. Partiamo dalla storia.
La storia di Hokuto No Ken è tra le più potenti mai lette non solo per la sua violenza ma anche per i sentimenti che cela dietro a ogni situazione. È un manga che parla tanto ma contemporaneamente non si perde in ciance, è esplicativo, preciso, mirato e quando c'è da buttare le mani ecco che si vedono budella e fiumi di sangue scorrere sulle pagine disegnate da Tetsuo Hara. Il bello però sta proprio negli "sbudellamenti", nel senso che "Ken il guerriero" non li dà per scontati, anzi essi hanno una logica perché il successore della scuola di Hokuto ha il compito di riportare l'ordine nel mondo avvolto dal caos, deve usare il suo pugno affinché la giustizia trionfi sul male ma ciò non può farlo senza l'assorbimento della tristezza e del dolore altrui, nonché da ciò che viene scatenato dalla crudeltà umana.
Una delle maggiori peculiarità di Hokuto sta anche nell'apprendimento delle tecniche avversarie, facendole addirittura proprie. Kenshiro però va ben oltre perché non solo "ruba" i colpi segreti dei suoi amici ma ne eredita anche le maggiori qualità caratteriali come la bontà, il sacrificio, la devozione ma soprattutto l'amore. Non per nulla è lo stesso Ken ad ammettere nel manga che senza Hokuto e senza quegli straordinari esempi umani non sarebbe mai arrivato fin dove è giunto. La missione del nostro eroe trova ancora più forza quando viene affiancato da Bat e Rin, i quali dimostrano di essere parte integrante del progetto delle stelle: anche loro, soprattutto Rin, contribuiranno con il loro carisma e la loro "aura" a risvegliare i cuori dei popoli oppressi ma anche degli oppressori.
Kenshiro è la personificazione più moderna ed estrema della figura del Messia, di un salvatore che non può lasciare spazio a parabole e miracoli in un'epoca troppo oscura. Il pugno, avvolto dall'ultimo barlume di speranza, è la soluzione per piegare il demonio ai piedi della luce. A tal proposito, questa meravigliosa soluzione esploderà con mirabolante lucentezza proprio nella saga dei "demòni", quindi sulle Terre Maledette dell'Hokuto Ryuken, dove i protagonisti della prima parte del manga scopriranno le loro vere origini: qui Ken comprenderà la vera nascita dell'Hokuto e scoprirà il lato diabolico di questa arte che 1800 anni prima fu divisa dall'altro ramo. Kaioh, fratello maggiore di Raoh, sarà l'esempio più lampante di questa parte del discorso che concluderà la principale storia del manga (anche se in realtà ci sono un altro paio di volumi con altre avvincenti storie).
Tuttavia, ognuno dei personaggi di "Ken il guerriero" si contraddistingue per una determinata caratteristica o stella di riferimento. Nella scuola di Nanto, ad esempio, quattro dei Sei Maestri sono legati al sacrificio, alla giustizia, alla benevolenza e all'amore materno, quindi parliamo rispettivamente di Shin (nonostante diventi un personaggio negativo), Rei, Shu e Yuria. Yuda e Souther invece rappresentano il lato oscuro della Croce del Sud attraverso la stella del tradimento (il primo) e quella del comando (il secondo). Eppure, anche nel caso di questi due spietati personaggi non manca la redenzione, nonché la piena consapevolezza dei propri errori e l'importanza dell'amore come soluzione alle avversità.
C'è da dire che anche I Cinque Astri del Cerchio di Nanto (diretti difensori di Yuria) sono spinti da grandi motivazioni, senza dimenticare anche il personaggio di Falco (maestro della scuola di Gento), Shachi (Ork nell'anime), Hyou (il secondo generale delle tenebre legato all'Hokuto Ryuken), Jukei, Mamiya riescono a fare la differenza nei momenti più difficili, anche quando la stella della morte è pronta a brillare su di loro. Probabilmente, la cosa più difficile ma meglio riuscita da Buronson sia quella di essere riuscito a dare uno scopo preciso a ciascuno dei personaggi del manga, facendo in modo che ognuno potesse lasciare un proprio contributo all'evoluzione della trama e allo sviluppo del fantasma salvifico di questo mondo post-apocalittico. Insomma, l'impressione è che l'autore non abbia voluto lasciare nulla al caso (tranne probabilmente la nascita di Ryu, il figlio di Raoh).
I disegni di Tetsuo Hara hanno fatto la storia del fumetto orientale e hanno ispirato non poco altri maestri dell'anatomia come Kentaro Miura di Berserk. I corpi muscolosi dei combattenti si avvicinano a qualcosa di simile alla perfezione, per non parlare dell'estetica sublime delle donne le quali sono state descritte e disegnate come divinità. La donna in "Ken il Guerriero" ha un ruolo importante e per nulla banale. La Divina Scuola di Hokuto ebbe inizio dal sacrificio di una donna, Ouka, è ha continuato a trovare motivazioni nel momento in cui Kenshiro ha incontrato Yuria, Mamiya, Rin e Sarah. Proprio Yuria è stata la "responsabile" dell'instabile equilibrio tra i fratelli di Hokuto e del dualismo tra quest'ultimo e Nanto ma allo scopo di contribuire alla ricostruzione dell'ordine: quando Nanto è nel caos, Hokuto fa la sua comparsa eppure sembra che tanti fili dipendano inesorabilmente gli uni dagli altri e viceversa.
Ripeto, si potrebbero dire ancora milioni di cose su Hokuto No Ken e sul fatto che abbia fatto scuola. La cosa certa è che parliamo di un manga che non invecchia mai e, se lo fa, magari è solo positivamente. La sua attualità continua a influenzare fumetti, serie tv e film ma mai nessuno ha osato cercare di presentare qualcosa di lontanamente simile al capolavoro di Buronson e Hara, anche se alcune elementi dei combattimenti hanno creato una vera e propria scuola di pensiero nella variegato mondo dei combattimenti anime.
Signori, io mi fermo qui. Nei prossimi mesi dedicherò altri articoli al mondo di "Ken il guerriero", magari dedicando spazio a ogni elemento cardine della storia e lasciando qualche approfondimento.
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