sabato 28 aprile 2018

Tekken 2: la crisi di Kazuya e la vendetta di Heihachi



Nel 1995 la Namco realizzò e pubblicò il secondo capitolo della saga di Tekken che avrebbe ben presto rivisto il conflitto tra Heihachi e Kazuya a parti invertite ma con interessanti risvolti all'interno della trama. 

Per quanto riguarda il videogioco, gli sviluppatori riuscirono a realizzare dei notevoli miglioramenti nella grafica, allargando il numero di partecipanti a 25 e aggiungendo qualche piccola novità nella combinazione dei tasti per le varie combo e mosse speciali. I tratti dei personaggi sono stati ammorbiditi e i cubi restano visibili ma in maniera meno appariscenti rispetto al passato. 

giovedì 26 aprile 2018

Death In Music '60 parte II: da Richard Fariña ai casi Luigi Tenco e Brian Jones


Al via la seconda e ultima parte della rubrica Death In Vegas che oggi chiude il ciclo degli artisti maledetti scomparsi tragicamente negli anni '60. E' stato un lavoro lungo ma posso anticiparvi che da questo articolo in poi comincerete a leggere nomi molto più familiari, come nel caso del nostro Luigi Tenco e di Brian Jones, famoso chitarrista dei Rolling Stone morto per annegamento nel 1969. Eppure, oggi nella nostra Death In Vegas abbiamo un sopravvissuto, cioè Nick Simper, uno dei padri dei Deep Purple...

lunedì 23 aprile 2018

C'era una volta Go-Cart: Maria Monsè, i giochi per bambini e i cartoni Warner Bros


Chi di voi ricorda il programma per bambini "Go-Cart" condotto da Maria Monsè e trasmesso su Rai 2 negli anni '90? Per quanto mi riguarda, è stata una delle cose che ho maggiormente amato nel periodo della mia infanzia sia perché ero follemente innamorato di Maria sia perché ho sempre apprezzato l'intrattenimento della vecchia scuola televisiva (format che oggi non esistono più), che consisteva in giochi telefonici e soprattutto tanti cartoni firmati Warner Bros

Ci tengo a precisare però che "Go-Cart" andava in onda negli orari pre-serali, dunque, non va assolutamente confuso con lo spin-off "Go-Cart Mattina" andato in onda dopo la chiusura del primo programma e trasmetto fino al 2005.

sabato 21 aprile 2018

Commodore Amiga 600: il mio primo computer home


Oggi voglio parlarvi di un prodotto informatico di vecchia generazione che ha avviato la mia passione smisurata per il mondo della tecnologia applicata all'ambito dei videogiochi e dell'intrattenimento domestico: il Commodore Amiga 600. 

Per i nostalgici si tratta di uno dei prodotti più in voga degli anni '90 non solo per la componente hardware e software, ma anche per la bassa fascia di prezzo che lo rese uno dei maggiori protagonisti nel mercato "low consumer" di quel periodo. Dotato di un case incorporato alla tastiera, di una porta per floppy disk, un mouse e un cavo da collegare a un comune televisore, l'Amiga 600 è entrato nell'immaginario collettivo di fine XX secolo proponendosi come degno erede dell'Amiga 500 e dell'Amiga 500 Plus, prima di lasciare spazio al più potente (e costoso) Amiga 1200.


Ciò che vedete nella foto qui in alto e ciò che rimane di questo mio vecchio amico d'infanzia, ancora inscatolato e ben conservato nel mio affollatissimo ripostiglio invaso da oggetti di vario tipo. Non so se è ancora funzionante e di certo sarebbe stata ardua impresa per me estrarlo da quel cumulo di scatoloni solo per preparare una mera dimostrazione teorica e pratica. 

Ad ogni modo, chi ha avuto a che fare con me e con questo pc, sa benissimo di cosa stiamo parlando. Ovviamente, nonostante l'impossibilità di recuperare l'Amiga 600 e liberarlo da una prigionia ventennale fatta di polvere e inattività, in me non poteva non emergere quel senso di nostalgia che sento di dover condividere con voi, in memoria dei tempi che furono, passati a spaccare le molle dei vecchi joystick e a fronteggiare le prime imprecazioni videoludiche (non che io non le avessi già affrontate nelle ormai compiante sale giochi).


L'Amiga 600 fu presentato nel marzo 1992 e fece la sua prima comparsa sul mercato internazionale un mese dopo, attraverso due versioni che soddisfacessero sia le esigenze dei paesi raggiunti dallo standard televisivo PAL sia quelle delle nazioni con standard televisivo NTSC

Il pc consisteva in un case incluso all'interno di una tastiera larga 35 cm e profonda 24 cm, con floppy disk drive da 3,5 pollici inclusi, una porta per un mouse (anch'esso incluso), un'altra per un joystick, un alimentatore esterno, uno slot PCMCIA e un'interfaccia IDE che permetteva all'utente di poter collegare un hard disk esterno da 2,5 pollici all'Amiga 600.

Il processore contenuto al suo interno non era altro che un Motorola 6800 la cui frequenza oscillava tra i 7,09 Mhz e i 7,17 Mhz, in base alla tipologia di standard televisivo raggiunto da un paese. La Ram era caratterizzata da 1 MB che era possibile stendere fino a 2 MB ma era tuttavia possibile aggiungerne altri 4 tramite lo slot PCMCIA senza effettuare modifiche alla scheda madre.

Per quanto riguarda la veste grafica, tramite il supporto della modalità "Hold and Modify", l'Amiga 600 era in grado di usare oltre 4 mila colori contemporanei. L'audio, invece, aveva un sistema di filtraggi, modulazioni ad anello e altri effetti partendo da quattro canali sonori con risoluzione 8 bit.

(io avevo il primo a destra, rosso e nero)

L'Amiga 600 presentava inoltre un percorso software molto complesso che fu sistemato da sui realizzatori un po' alla volta, infatti, al sistema operativo AmigaOS comprendente il Workbench 2.05 fu applicata una ROM prima munita di Kickstart 37.299, seguita dal 37.300 e infine dal 37.350 (quest'ultimo permise il completamento dell'opera in termini di estensione tramite hard disk fino a 4 GB.

Il successo dell'Amiga 600 fu comunque considerevole visto che l'azienda (di proprietà della Commodore) decise di preparare dei pacchetti speciali all'interno dei quali vennero inclusi quelli che oggi posso considerarsi dei cult assoluti, come ad esempio il mitico Zool, Lemmings, Bart Simpson vs The Space Mutans, Pinball Dreams e tanti altri. 

Tuttavia, per quanto i riscontri non siano stati proprio negativi, l'Amiga 600 fu ritirato dal mercato circa un anno dopo la sua presentazione, cioè nel 1993 ma per molto tempo i floppy disk contenenti videogiochi continuarono a circolare tra i rivenditori, le edicole e i venditori ambulanti.


E' inutile dirvi quanto sia lunga la lista dei videogiochi per Amiga 600 a cui ho giocato per tanti anni, ma questo lo tratteremo nei prossimi articoli così da poter tornare più volte sul discorso e fare una panoramica ben estesa di questa particolare piattaforma di gioco. 

Una cosa che ricordo è che molti giochi erano davvero difficili ma era comunque possibile aggirare le insidie e rendersi la vita più facile grazie ad alcuni trucchi, nel fattispecie combinazioni tasti, che permettevano all'utente di ottenere vite infinite e poteri che non erano previsti nemmeno dalla trama, come nel caso di "Letal Weeapon", dove Mel Gibson e Danny Glover erano addirittura in grado di volare! 

Non starò ora a raccontarvi anche i "pacchi" che io e mio fratello siamo stati costretti a sorbirci per via di molti rivenditori che vendevano giochi non funzionanti o che, a un certo punto, tendevano a guastarci la festa con errori di sistema e cose varie. Ma come vi dicevo, questa è un'altra storia e nei prossimi articoli avrò modo di raccontarvi le mie avventure videoludiche al cospetto dell'Amiga 600.


LEGGI ANCHE:
Vita di Mr. "Commodore" Jack Tramiel: gli orrori dell'Olocausto e la ribalta imprenditoriale;
Dall'Italia la rinascita della Commodore: in arrivo lo smartphone NUS;

venerdì 20 aprile 2018

Addio al wrestler Bruno Sammartino, "The Original Italian Stallion"


La scorsa notte, mentre ero intento a cercare qualcosa di interessante da trattare per il blog, ho appreso una notizia che di sicuro ha sconvolto l'intero mondo del wrestling: Bruno Sammartino, il lottare italiano che vanta l'impero da campione del mondo WWWF/WWE più lungo della storia, è morto mercoledì 18 aprile all'età di 82 anni per cause naturali. Una notizia che ha colpito non solo me, ex amante di questo show business ormai caduto nel ridicolo, ma anche milioni di persone che continuano a seguire con accanita passione le storie dei protagonisti di Smackdown e Raw.

mercoledì 18 aprile 2018

Tekken, la maledizione dei Mishima: l'origine del conflitto tra Kazuya ed Heihachi



Era il lontano dicembre 1994 quando la Namco diffuse in tutto il mondo il primo capitolo della gloriosa saga di Tekken, un videogame di successo che rivoluzionò il concetto dei picchiaduro negli anni '90 sia per l'innovativa grafica sia soprattutto per la realistica modalità di gioco.
Il successo commerciale di Tekken non va soltanto analizzato per la novità che seppe proporre in quel periodo, ma anche per la trama incentrata sull'eterna lotta tra i membri della famiglia Mishima, uno scontro che però sembra non avere ancora nessun vincitore. 

Da oggi fino ai prossimi mesi, mi occuperò di ricostruire passo dopo passo l'evoluzione del prodotto Namco e di ripercorrere la storia dei personaggi fino a giungere a nuove diramazioni della trama, la quale lascia ancora qualche punto interrogativo sul futuro di Jin Kazama e della sua famiglia. Partiamo innanzitutto dal primo videogioco, Tekken, che ci spiega come tutto ha avuto inizio.

martedì 17 aprile 2018

Cartoon All-Stars to the Rescue: quando i miti d'infanzia sfidarono la droga


Avete mai immaginato la possibilità di veder realizzato un film con tutti (o quasi tutti) gli eroi dei cartoni animati che hanno segnato la vostra infanzia? Ebbene, questo è stato più che possibile grazie alla pellicola Cartoon All-Stars to the Rescue (in italiano I Nostri Eroi Alla Riscossa - Cartoni Animati Contro La Droga), realizzata nel 1990 e prodotta da colossi del mercato mondiale come McDonald's, Walt Disney Television Animation e Southern Star Productions in collaborazione con la Wang Film Productions.

sabato 14 aprile 2018

Death In Music '60 Part I: dall'incidente Belvin all'omicidio di Sam Cooke


In questa seconda puntata della rubrica "Death In Music" mi soffermerò sulla prima metà degli anni '60, ripercorrendo la storia dei più tragici decessi di importanti artisti che hanno fatto la storia di generi come il soul, il jazz, il blues, l'r&b, il rocknroll e la musica country. Per via del vasto materiale che ho trovato sul web, mi sono visto costretto a dividere questo capitolo in due parti e questa prima partirà dalla storia di Jesse Belvin fino ad arrivare al re del soul Sam Cooke.

venerdì 13 aprile 2018

L'asfissiante vittimismo juventino e la speranza romanista


L'ultima settimana di calcio europeo ci ha regalato non solo grandi emozioni in campo, ma anche al di fuori del rettangolo di gioco grazie (e soprattutto) all'impresa storica della Roma contro il Barcellona di Messi e alle polemiche scatenate dal rocambolesco finale di Real Madrid-Juventus che ha visto i bianconeri salutare la Champions League con un'eleganza non degna della vecchia signora. In tutto questo, va aggiunta anche l'inaspettata eliminazione della Lazio che è stata sbattuta fuori dall'Europa League dal Salisburgo per 4-1, neutralizzando così il 4-2 dell'andata in favore dei biancocelesti. 


Nel bene o nel male, dunque, è stata la settimana delle rimonte e delle polemiche. Polemiche che hanno visto protagonista la Juventus di Allegri, una squadra senza dubbio forte e che ha conseguito i migliori risultati europei negli ultimi anni ma totalmente lontana dalla mentalità che la contraddistingueva un tempo per via di signori illustri come Marcello Lippi e Alessandro Del Piero: ebbene, Allegri non è Lippi e Buffon non è Del Piero. 
Da juventino devo avanzare una critica molto aspra nei confronti della mia squadra, la quale, tramite alle azioni di SuperGigi e di Chiellini, ha collezionato in un paio d'ore una marea di figuracce che passeranno senza ombra di dubbio alla storia. 
Per quanto riguarda Buffon, posso capire di certo il momento di rabbia per un rigore inaspettato all'ultimo minuto che ha, in seguito, provocato la beffarda disfatta bianconera nel giorno della sua ultima partita nella massima competizione europea prima del ritiro. Tuttavia, vorrei dire un paio di cose al capitano, se così lo si può definire, in merito allo sfogo avuto dinanzi alle telecamere di tutto il mondo nei confronti dell'arbitro Oliver. Innanzitutto, un rigore corrisponde a un gol solo quando il giocatore lo trasforma e Buffon avrebbe dovuto mantenere il sangue a temperature glaciali prima di sbroccare come un matto e farsi espellere per parole (a noi ignote) rivolte all'arbitro. Secondaria cosa, il fallo di Benatia è da reputarsi "fischiabile" per un principio importantissimo che corrisponde al concetto di "entità del fallo", cioè se un giocatore tocca prima la palla e poi frana sull'avversario non vuol dire che sia esente da penalità arbitrali: in parole povere, un difensore esperto come Benatia (saltato come un birillo per buona parte della gara da Isco e CR7) non può salire in groppa all'attaccante dopo esserselo fatto sfuggire come un pollo. Arriva il rigore, a mio parere regolare, per il Real Madrid: Cristiano Ronaldo non può fare altro che battere Szczesny e fare volare i Blancos in semifinale, mentre l'immaturo Buffon è costretto a mangiarsi le mani dallo spogliatoio. 
Il problema però non è riconducibile alla mera reazione per il rigore (convinti ancora che non ci sia), ma per quello che ha detto poco dopo ai microfoni di Mediaset, Sky e Rai riducendo l'orgoglio di Oliver a un colabrodo senza precedenti e usando terminologie che non si addicono a un monumento del calcio come lui, portiere più forte di sempre e capitano di uno dei club più gloriosi di sempre (al di là delle offese degli antijuventini), cioè la Juventus, quella stessa Juventus che un tempo non avrebbe mai avuto reazioni di questo tipo. Buffon ha parlato di rigore dubbio: ma se l'arbitro ha visto rigore e in Champions non c'è la Var c'è poco da rimproverarlo allora, dato che il rigore sembra che ci fosse. Buffon ha parlato di "sensibilità nei confronti di una squadra vicina a un'impresa epica" dimenticando che lui ha sempre annullato la sensibilità altrui dichiarando, insieme ai diversi compagni di squadra, l'ormai nota frase "l'arbitro è l'alibi dei perdenti" ogni qualvolta che l'avversario di turno gli rinfacciava qualche favore arbitrale. 


Del Piero ha perso due finali di Coppe dei Campioni per via di gravi errori arbitrali ('97 e '98), eppure capitani storici come lui, Ferrara e Conte non si sarebbero mai lasciati andare a dichiarazioni simili, per non parlare di mister Lippi che era capace di pungere usando anche la dialettica più sopraffina. Mercoledì però Allegri e Buffon sono andati oltre, avviando dei piagnistei che in realtà avevano toccato il fondo ancor prima del triplice fischio finale: Chiellini punta Varane e accusa l'intero Real di pagare l'arbitro per andare avanti in Champions. Giorgio ha dimenticato due cose importanti, a mio modesto avviso, come la calma e il fatto che nel 2006 lui e la Juventus sono stati retrocessi in serie B per Calciopoli (certo non è che i giocatori fossero direttamente coinvolti ma è per rendere l'idea). Dulcis in fundo, il numero tre juventino ha recentemente dichiarato che avrebbero fatto meglio a mettere le mani addosso a tutti i giocatori del Real, manco se loro centrassero qualcosa con la decisione di Oliver al '93. 


In sostanza, Allegri avrebbe dovuto preparare meglio la partita d'andata, Buffon avrebbe dovuto mantenere la calma e cercare di neutralizzare il rigore (rivelatosi comunque imprendibile), Benatia avrebbe dovuto marcare meglio e Chiellini ha dimostrato che la laurea l'ha presa con i punti Decò. Tali atteggiamenti hanno lasciato perplessi anche gli juventini più obiettivi e provocato l'ironia di tutta l'Italia, soprattutto dei soliti antijuventini che però stavolta hanno veramente buoni motivi per deridere la Vecchia Signora, viste le conseguenze di un maledetto ritorno dei quarti di finale in terra spagnola.

La Roma, intanto, è l'eroina del momento grazie al rocambolesco 3-0 maturato martedì all'Olimpico dopo il pesante 4-1 dell'andata in favore del Barcellona. Dopo circa 34 anni, i giallorossi raggiungono le semifinali di Champions e questa volta dovranno vedersela proprio con quel Liverpool che infranse i sogni della Roma in quella sfortunata finale dell'84. Non si sa come andrà finire ma l'unica cosa certa è che la Roma è in gioco anche per la vittoria finale della coppa dalle grandi orecchie.

Restando a Roma, spostiamoci sul fronte biancocelesti, dove gli uomini di Simone Inzaghi non sono  riusciti a sfruttare il 4-2 casalingo dell'andata e così il Salisburgo è riuscito a eliminarli battendoli con il risultato di 4-1.
Alla squadra di Di Francesco, dunque, il compito di tenere alto l'orgoglio italiano in Europa.





venerdì 6 aprile 2018

[Talenti] Oltre i limiti per inseguire un sogno: il rapper Amalinze si racconta


In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo Maionese, estratto dall’album Bugie Timide pubblicato nel 2017, il rapper emergente Amalinze si racconta in questo speciale articolo che apre la rubrica “Talenti” su “La Puteca di Pakos”, grazie alla quale darò modo a tanti artisti emergenti, inespressi o in erba di potersi presentare al pubblico in una veste del tutto nuova.

mercoledì 4 aprile 2018

Vita di Mr."Commodore" Jack Tramiel: gli orrori dell'Olocausto e la ribalta imprenditoriale


Negli ultimi tempi ho riaperto la rubrica "nostalgia" ripercorrendo la storia della nota azienda di informatica "Commodore" e introducendo una breve parentesi sul nuovo smartphone NUS che verrà progettato, ultimato e immesso sul mercato entro la fine del 2018. Tuttavia, oggi vorrei concentrare l'attenzione su chi ha reso possibile il sogno "Commodore" e permettere a milioni di persone di poter usufruire della sua tecnologia con i primi home pc che hanno fatto la storia delle prime forme di intrattenimento domestico videoludico del XX secolo.

Jack Tramiel è stato il fondatore della Commodore e proprietario dell'Atari per un breve periodo di tempo. Eppure, in molti non sanno che dietro ai successi imprenditoriali di questo signore si nasconde una vita molto difficile, caratterizzata dai tragici fatti avvenuti in Europa durante gli anni del regime nazifascista e della seconda guerra mondiale: Tramiel è stato infatti uno dei bambini sopravvissuti all'Olocausto.

domenica 1 aprile 2018

Death In Music '30/'50: da Robert Johnson a Buddy Holly


Come ogni arte che si rispetti, anche la musica ha consegnato l'immortalità a decine e decine di suoi interpreti, molti dei quali hanno collezionato successi su successi grazie a una carriera longeva e ricca di progetti. 

C'è anche chi ha tuttavia raggiunto la mitizzazione non solo grazie al talento ma anche per via di una morte arrivata troppo prematuramente o in situazioni drammatiche come non mai. Robert Johnson, Buddy Holly, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Elvis Presley, John Lennon, Freddie Mercury, Kurt Cobain, Chester Bennington e Dolores O' Riordan sono solo alcuni esempi di una lunga lista di personaggi leggendari rimasti fortemente correlati all'immaginario collettivo della star logorata dal successo, dal denaro, dai vizi e dalla sfortuna.