Fumetti DC - Superman, "Action Comics: alla fine dei giorni". La conclusione della trilogia di Grant Morrison (e non solo).
Action Comics secondo Grant Morrison: "Alla fine dei giorni" chiude il suo Action Comics
Con il numero 35 di "Supereroi - Le Leggende DC" si conclude la trilogia Action Comics targata Grant Morrison e compari. Parliamo di storie risalenti sempre a qualche anno fa, nel periodo compreso tra il 2012 e il 2013, durante il quale Morrison finì al centro di vari dibattiti per avere coinvolto l'intero Universo DC (e il fumetto supereroistico in generale) nell'ennesima riscrittura dell'Uomo d'Acciaio. Con questo "Action Comics: Alla fine dei giorni" vediamo una perfetta decostruzione della visione di Superman, il tutto preparato perfettamente dall'autore scozzese per studiare meglio l'identità di Clark Kent e, ancora più dietro, di Kal-El: lo scopo sarebbe stato quello di far emergere tutte le connessioni del personaggio con il suo stesso universo editoriale di provenienza e il concetto di supereroe.
In questi ultimi capitoli, Morrison tirò fuori tutte le trame intrecciate negli albi precedenti del suo Action Comics, plasmando in maniera strepitosa la summa totale del suo modo di pensare e riflettere il figlio di Krypton. Alla fine, quindi, tutte le linee temporali e tutti i pezzi del racconto finiscono per unirsi così da consegnare ai lettori una storia tanto complessa quanto facile da comprendere una volta fatto ordine nella trama.
Certamente, prendendo il suo Action Comics per intero, troviamo conferma sul fatto che Morrison sia uno degli autori di fumetti più bravi ma anche più difficili da seguire, grazie soprattutto al potere delle sue parole intrise di sentimento e riflessione. In questa serie Morrison riuscì a mettere passato, presente e futuro nello stesso canale conduttore, parlandone contemporaneamente con grande brillantezza narrativa: grazie alla sua sceneggiatura e ai disegni di Morales, Foreman e Walkeruhg le tre dimensioni temporali riuscirono a stare perfettamente nelle stesse righe e nelle stesse pagine così da fare chiarezza, poco alla volta, durante le varie fasi della lettura. In mezzo a tutto ciò, gli autori inserirono anche un Superman alle prese con avventure mirabolanti e spettacolari, intento a viaggiare alla velocità della luce per recarsi su Marte e combattere contro nemici molto pericolosi, così da creare un perfetto connubio tra minacce spaventose e combattimenti all'ultimo sangue.
Nella sua serie "Action Comics", Morrison non modificò l'Uomo d'Acciaio ma semplicemente andò alla riscoperta delle sue origini in maniera molto profonda, dando il suo mistico contributo. Allora perché non partire dal 1938, quando un idealista Clark Kent avrebbe portato con sé una bella ventata nostalgica di Silver Age? Come già visto in altri autori, Morrison seppe premere ancora di più la penna sul lato umano del supereroe, quindi sulla sua essenza maggiormente amata e imitata dagli altri.
In "Action Comics: Alla fine dei giorni" Superman si rende conto che il suo vero nemico è quel pazzo di Mxyzptlk, le cui caratteristiche sono molto cambiate da quando fece il suo esordio editoriale nel 1944 grazie al solito Jerry Siegel. Dopo Crisi sulle Terre Infinite (di cui troverete il link in fondo all'articolo), John Byrne cambiò il suo modus operandi negli anni '80: il folletto della Quinta Dimensione non sarebbe più stato sconfitto pronunciando il suo nome al contrario ma avrebbe presentato delle regole sempre nuove ad ogni sua comparsa.
E pensare che questo progetto nacque dopo che la DC decise di azzerare tutte le sue storie dopo l'evento Flashpoint (link sempre alla fine del pezzo), affidando al duo Morrison/Morales il compito di dare un nuovo punto di partenza per Azzurrone. Morales ebbe diverse difficoltà a concentrare una storia, a cadenza mensile, in soli sei albi, quindi lui e Morrison si resero conto che la cosa migliore fosse creare dei riempitivi in modo da concedere al disegnatore il tempo necessario per la produzione, così da non agire negativamente sul lato artistico: si puntò quindi a una storia divisa in due parti disegnata anche da Andy Kubert sui numeri 5 e 6 di Action Comics (riproposta nel primo dei tre numeri e cioè "Superman e gli uomini d'acciaio").
Tuttavia, questi rallentamenti si presentarono come una manna da cielo perché Morrison riuscì ad aggiungere nuovi elementi all'intreccio originale, ottenendo di conseguenza una permanenza molto più lunga sulla serie. Quella che doveva essere semplicemente una "nuova origine" si trasformò in qualcosa di più ampio e complesso, con una trama molto dinamica e apparentemente ingarbugliata, come la tradizione morrisiana prevede fin dai tempi di "All Star Superman", Justice League (link giù) e nel crossover "One Million". In questa circostanza però Superman si confronta esclusivamente con sé stesso e con la sua più degenerata rappresentazione, cioè SuperDoom, il quale è tutto ciò che il nostro eroe non è ma che in molti vorrebbero: un simbolo di estremo potere ed estremo ordine. In conclusione, le storie scritte da Scholly Fisch presenti, anche in questo caso, nella seconda metà del volume approfondiscono alcuni particolari di Morrison e concludono definitivamente la serie.
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