Serie TV - Stranger Things 5 su Netflix: alla fine vincono le emozioni, solo quelle! Parliamo della conclusione dell'opera dei Duffer Brothers.
Stranger Thing chiude con la quinta stagione: qualcosa non è andato!
Il quinto atto stagionale di Stranger Things è stato l'evento televisivo più atteso del 2025 ed è giunto su Netflix dopo tre anni di attesa: con questa quinta stagione, i Duffer Brothers hanno chiuso il cerchio delle avventure dei ragazzi di Hawkins, regalandoci molte emozioni (specialmente nell'ultimo episodio di due ore!) ma altrettanti dubbi sulla qualità di questi tre blocchi di episodi pubblicati gradualmente a novembre e dicembre 2025 e infine l'1 gennaio 2026 (per un totale di otto puntate).
Ci si aspettava molto da Undici e dai suoi amici dopo gli accadimenti della quarta stagione ma, senza troppi giri di parole, ST5 è apparsa sconclusionata, prolissa, ridondante, ripetitiva, a tratti mal recitata, con qualche buco di trama, inutili Easter Egg e scopiazzamenti vari (non omaggi) da scene di grandi classici del cinema e della letteratura anni '80. In certi punti della storia ci sono stati anche alcuni elementi di metacinema o metafiction resi, tra l'altro, con una freddezza imbarazzante, quasi come somma parodistica dei momenti più impareggiabili e iconici del mondo audiovisivo di fine XX secolo.
Non starò qui a fare spoiler, né tanto meno sarà mia intenzione distruggere la serie tv più amata degli anni 2000 dopo un finale di stagione certamente non all'altezza della fama di Stranger Things che, dopo la leggendaria quarta stagione, sembrava pronta a chiudere con il botto. Qualcuno ha scritto di recente che la serie tratta da It, "Welcome to Derry", sia stata realizzata troppo alla "Stranger Things": sarei curioso di sapere cosa pensano ora queste persone una volta seguita l'ultima parte della serie fantascientifica dei Duffer, i quali hanno buttato dentro la sceneggiatura veramente di tutto. In ST5 c'è molto di IT (e questo si sapeva fin dalla notte dei tempi) ma nell'ultimo episodio gli autori hanno decisamente affondato troppo il colpo nelle pagine di Stephen King, il quale sembra essere stato accompagnato a braccetto nel Sottosopra da una comitiva composta da Rob Reiner (pace all'anima sua) con il suo film "Stand By Me", da Richard Donner con "I Goonies" e dai film e romanzi di Dune. Impossibile poi non notare le numerosissime influenze fantascientifiche riprese dai capisaldi del passato fino, appunto agli anni '80. Dopo aver riempito di piombo Vecna nel finale della quarta stagione, Nancy Wheeler è diventata definitivamente la figlia di Rambo anche per somiglianza estetica (da guardare i capelli), mentre Winona Ryder (occhio, eh!) riveste per pochi secondi i panni di Mina Harker del "Dracula" di Coppola verso la fine dello scontro finale con Vecna (poteva essere un omaggio, poteva!), mentre il trionfo dei ragazzi di Hawkins sul mostro cattivo appare come uno spudorato copia e incolla (con tanto di imbarazzante rielaborazione) della combattimento tra i Perdenti adulti e Pennywise in IT.
Facendo un piccolo passo indietro, a proposito degli anni ottanta, in quest'ultimo capitolo della saga ho avuto come la sensazione di non essere stato capace di respirare proprio l'aria tipica di ST, diventata famosa non solo per la sua trama e i suoi effetti speciali ma anche per essere stata un contenitore di nostalgia anni '80, con continui rimandi a videogames, giochi, atmosfere, film e musica di quel periodo. La quinta stagione però non mi ha lasciato nulla in tal senso, anzi a volte pensavo di essere uscito troppo fuori tempo ma la verità è che ST5 è stata concentrata troppo, se non in modo maniacale, sulla missione finale di distruzione del male: troppe ripetizioni, battute scontate e monotone, giustificazioni e discorsi triti e ritriti, scene smielate e colpi di scena inaspettati nel senso tragico del concetto.
Naturalmente, i Duffer Brothers non si sono fatti mancare nulla e nel tentativo di spiegare tutto hanno compiuto l'impresa di lasciare altri buchi narrativi, tra l'altro buttati nella mischia come per dire "non ce ne frega nulla, adesso bisogna concludere". Un esempio eclatante è la parte inerente alla vera origine di Vecna (meglio fermarsi qui)! Ma poi certi personaggi principali sono stati troppo revisionati, se non proprio rovinati: Joyce Byers, alias mamma coraggio per eccellenza, è uscita da questo ultimo atto di ST in maniera completamente ridimensionata dato che sembra aver perso quel piglio che l'aveva sempre contraddistinta dalla prima stagione. Poi c'è Will Byers, sul quale i Duffer hanno voluto palesemente concentrare l'attenzione non solo per dargli nuovo risalto ma anche per far emergere definitivamente la sua omosessualità. Sia chiaro, il coming out del personaggio ci sta tutto perché il suo orientamento sessuale era già chiaro ai fan da un bel po' ma inserirlo all'improvviso e in un contesto inappropriato mi ha lasciato non poco perplesso: è stato come dire "ok, leviamoci 'sto pensiero di Will e mandiamoli tutti incontro alla morte".
Tuttavia, dopo aver elencato questa serie di obbrobri, è doveroso ammettere che l'ultimo episodio mi ha comunque lasciato un senso di nostalgia, di commozione e di tristezza per una serie che ha accompagnato molti di noi per nove anni. L'atto conclusivo di ST ha comunque fatto emergere il legame che gli spettatori hanno creato e coltivato con i bambini di Hawkins a partire da quell'ormai distante 2016, quando ebbe inizio un percorso meraviglioso, un viaggio strabiliante insieme a ragazzini coraggiosi diventati eroici adulti, il cui potere è stato quello di insegnare tanto ai grandi. È stato ingiusto aver concluso la serie con tre blocchi di puntante non proprio all'altezza però, alla fine, sono rimaste le emozioni, emozioni che vanno a sommarsi con quanto vissuto in questi 9 anni di visione su Netflix, emozioni che forse un giorno potranno cancellare i difetti dell'ultima parte, emozioni che non possono rimuovere dalla nostra memoria questa meravigliosa avventura fatta insieme ai protagonisti.
E i ricordi riportano alla mente la piccola e indifesa Undici incontrare Mike e gli altri ragazzi del gruppo, per poi buttarsi tra le braccia di Joyce e Hopper per trovare in loro genitori mai avuti, insegnando a sua volta che il "non sapere stare al mondo" possa essere un strumento di insegnamento allo stesso modo del "sapere stare al mondo" perché Stranger Things è stata una storia alla Elsa Morante, una storia dove alla fine il mondo viene salvato dai ragazzini in tutti i sensi. Ed è proprio qui che possiamo comprendere la grandezza e la bellezza dell'intera saga di ST: quando nel titolo dell'articolo ho scritto "vincono solo le emozioni" mi sono riferito alla quinta stagione perché sarebbe stato folle negare la magnificenza di una serie tv comunque epica, capace di tenere incollati allo schermo milioni di persone grazie a un mix di elementi amalgamati per bene fino dall'inizio. ST5 non distrugge tutta l'opera (pur ammettendo che ci sia andata molto vicino) perché a trionfare sono i sentimenti o meglio ciò che un prodotto di fiction seriale riesca a lasciarti dentro puntata dopo puntata, stagione dopo stagione, evento dopo evento, tragedia dopo tragedia, trionfo dopo trionfo. In questo i Duffer sono stati eccellenti ma spero che quanto accaduto in queste settimane gli serva da lezione in vista di futuri progetti.
Personalmente, mi sento di concludere dicendo grazie a Unidici, Mike, Will, Lukas, Dustin e Max per avermi reso di nuovo bambino e adolescente in questi nove anni passati a sognare, fantasticare e a capire il loro mondo. Chissà, forse ST5 ha un senso proprio per questo: ribaltare tutto e arrivare alla fine non sempre mettendoci una logica, del resto Stranger Things non sarebbe tale se non si vedessero... cose strane!
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