Manga e Anime - La leggenda di Rocky Joe: Ashita No Jō di Asao Takamori e Tetsuya Chiba. È il momento di parlare di un capolavoro indiscusso che parla di pugilato e non solo.
Rocky Joe: anche un manga può fare la storia della boxe
«Non voglio fare come tanti che se ne restano a bruciare senza fiamma, di una combustione incompleta. Anche se solo per un secondo… voglio bruciare con una fiamma rossa e accecante! E poi.. quello che resta è solo cenere bianchissima… nessun residuo… solo cenere bianca.»
Rocky Joe è sicuramente tra i manga più celebri della storia, una di quelle letture fondamentali che un amante del fumetto non può ignorare per narrazione, ambientazioni, personaggi e sopratutto la boxe, spiegata come si deve dagli autori Asao Takamori (sceneggiatura) e Tetsuya Chiba (disegni). L'opera è stata pubblicata in Giappone, con il titolo originale Ahista no Jō, a partire dal 1968 dalla rivista Weekly Shōnen Magazine per poi trovare la sua conclusione nel 1973: nell'edizione in volumi, pubblicata dalla casa editrice Kodansha, Rocky Joe conta 20 tankobon. In Italia, questo capolavoro è giunto negli anni zero del Duemila, per la precisione da ottobre 2002 sotto la casa editrice Star Comics che ha stampato venti volumi in formato tascabile fino a maggio 2004 (quella che possiedo io).
La notorietà del manga ha portato a due versioni animate trasmesse in Giappone rispettivamente nel 1970 (quindi in contemporanea con il cartaceo, per un totale di 79 episodi) e nel 1980 (a manga concluso, composto da 47 puntate). Per la precisione, i primi 12 episodi della seconda serie di Rocky Joe sono un riassunto della parte finale della prima, un elemento che in quel periodo risultò necessario per dare continuità al cartone animato rimasto fermo per dieci anni. Sempre negli anni '80 sono stati realizzati due OAV che a loro volta fungono da riassunto dei due anime: il primo è "Ashita No Joe 1" (ancora inedito in Italia), il secondo invece è giunto nel nostro Paese con il titolo "Rocky Joe - L'ultimo round". Il successo del manga non si è fermato alla sola trasposizione televisiva, infatti, sono stati creati anche diversi videogiochi basati sulla storia di Joe Yabuki, senza dimenticare anche due film "action live" come Ashita no Joe con Shōji Ishibashi del 1970 e Ashita no Joe con Tomohisa Yamashita del 2011.
La trama in breve
"Ashita no Joe", noto in Italia come Rocky Joe, narra la storia del giovane Joe Yabuki, un ragazzo cresciuto orfano e abituato a vagabondare in cerca di uno scopo nella vita. Yabuki non ha un carattere facile ed è abituato, spesso e volentieri, a combattere per strada mettendo in risalto il suo lato selvaggio di uomo indomabile. Un giorno, il protagonista si imbatte nell'orbo Danpei Tange, un ex pugile ed ex allenatore di boxe con problemi d'alcol, finito in disgrazia e ormai abituato a vivere in una baracca senza uno più ambizioni nella vita. Tuttavia, Joe l'Attaccabrighe (uno dei suoi soprannomi da pugile) riesce a risvegliare il desiderio sportivo di Danpei ma il percorso per diventare un professionista non sarà facile: a causa di alcuni reati commessi, Yabuki dovrà passare un periodo di detenzione in riformatorio, dove conoscerà Mammuth Nishi e soprattutto l'uomo che gli cambierà la vita, Tohru Rikiishi. Nishi diventerà un grande amico di Joe (nonché allievo e aiutante di Danpei per un periodo di tempo), mentre Rikiishi sarà l'unica ragione per cui il nostro protagonista muoverà i primi passi nel mondo professionistico della boxe, fino a salire poco alla volta di livello. Nonostante la detenzione, Rikiishi è una promessa di questo sport e infatti, una volta uscito dal riformatorio, combatte numerose sfide per concorrere alla cintura di campione del mondo dei pesi Gallo. Dopo i combattimenti nella casa circondariale, Yabuki torna in libertà e si allena sotto la guida di Danpei Tange per avviare la propria carriera. Lui e il rivale finalmente si incontrano, soprattutto tramite Yoko Shiraki la quale sarà la protagonista femminile della storia (si tratta della nipote del fondatore d'un'importantissima società finanziaria ed appassionato di boxe). Da qui Joe potrà finalmente avviare la propria rivalità con l'amico/nemico Rikiishi, ritrovandosi poco alla volta sempre più protagonista di un mondo che l'ha voluto a tutti i costi ai vertici della scena nipponica e mondiale. L'evoluzione della trama e la conclusione della storia sono ormai leggenda.
Recensione
La lettura del manga di Rocky Joe non è una cosa semplice. Da quel che ricordo, già gli anime erano belli tosti, figuriamoci il manga che spiega al lettore le fondamenta della boxe ma soprattutto prova a dimostrare la dura legge di chi è figlio di nessuno. Rocky Joe è un'opera potente, in tutti i sensi, perché i suoi autori non avevano tempo di raccontare una storia banale, scontata e superficiale, bensì puntavano a creare il loro mito a fumetti partendo da un Giappone ancora alle prese con i postumi della Seconda Guerra Mondiale. Pur avendo passato l'infanzia in diversi orfanotrofi di Tokyo, Joe Yabuki viene da lontano, da un posto che nessuno conosce, come un'anima vagante alla ricerca della pace, una pace che il nostro protagonista trova nel pugilato. Oggettivamente parliamo di un manga straordinario, uno dei più grandi capolavori del suo settore. Joe all'inizio ti appare antipatico, ignorante, se non un caso disperato, un essere incapace di trarre emozioni vere. Invece, mano a mano che prende consapevolezza dei suoi mezzi, Yabuki inizia a entrare nel cuore del lettore e di chi gli sta intorno in questo meraviglioso romanzo sportivo, tanto crudo e violento quanto poetico e romantico ma, soprattutto, spaventosamente dannato. Rocky Joe è tutto questo: rileggere e rivedere le ultime battute della sua carriera mi ha posto in una condizione particolare, ossia quella di lettore ostile al protagonista a lettore nostalgico delle sue imprese.
Joe è unico per queste qualità, quindi appare capace di far ricredere un cinico appassionato di fumetti (come me, ad esempio) volume dopo volume, fino al tuo ultimo incontro che mi ha strappato il cuore come non mai. È proprio vero che ragazzini certe cose non si capiscono ma, dopo tanto tempo e una nuova rilettura, tutto appare in maniera diversa.
Il giovane teppista che incontriamo all'inizio del capolavoro di Takamori e Chiba non ha un sogno nel cassetto, segue solo l'istinto selvaggio che l'ha formato e quindi è abituato a delinquere per sopravvivere, creando spesso panico tra la gente. Non Danpei, non Nishi e nemmeno gli abitanti del quartiere dove si allena l'hanno reso migliore: Rikiishi è il motivo per cui ha coltivato la passione per la boxe, a tal punto da renderla sua e capire che questa arte di combattimento è l'unica cosa per cui prova piacere, l'unica ragione di vita. Tali motivazioni crescono ancora di più dopo l'ultimo tragico combattimento contro Rikiishi, un evento che vede Joe perdere con onore il match ma anche il suo più grande punto di riferimento. La morte del rivale per mano dei suoi colpi (ma anche per una ferrea dieta da parte dello stesso Rikiishi) cominciano a plasmare l'animo tormentato del protagonista, il quale, nonostante un periodo iniziale di crisi, riuscirà a trovare nuove motivazioni fino a vincere il titolo asiatico e poi a concorrere per quello mondiale contro il potente Jose Mendoza.
Joe vive alimentato da un fuoco sempre acceso, dentro di sé porta una voglia di vivere, crescere e mettersi costantemente alla prova che lo pongono nella condizione di eroe del popolo nipponico. La sua violenza combattiva però non copre anche la sua grande intelligenza tattica, arrivando a capire i punti deboli degli avversari anche laddove non riesce l'esperto Danpei. "Attaccabrighe", "Assassino" e addirittura "Dio della Morte" sono i soprannomi attribuitigli dai fan e dalla stampa specie dopo la morte di Rikiishi e per aver distrutto la carriera di molti colleghi, in particolare a Wolf, Yongbi Kim e su tutti al venezuelano Carlos Rivera, considerato da Yabuki la reincarnazione di Rikiishi. Attraverso questa strada fatta di sudore e sangue, Joe diventa più umile ma sempre scontroso verso chi rallenta il suo cammino per il titolo mondiale, quindi nell'orbita del super campione José Mendoza, il quale si scoprirà essere la causa principale della disabilità di Carlos Rivera.
Ecco, la maturazione del nostro campione passa soprattutto attraverso vittorie, sconfitte, ferite e nomi. Tutto ciò che Joe compie è il risultato di ogni giorno passato, direttamente o indirettamente, con i vari co-protagonisti della storia. Lui combatte per sé stesso, per trovare una ragione alla sua esistenza ma tira i pugni anche per onorare tutti i suoi passati avversari, i sacrifici di Danpei e l'affetto dei suoi sostenitori (in particolare dei bambini della baraccopoli dove vive). Tuttavia, essendo l'eroe della storia gli manca ancora qualcosa, ad esempio l'amore di una donna: la risposta si trova nella continua e vibrante tensione tra lui e la carismatica Yoko, quest'ultima prima mossa dai sensi di colpa per la morte di Rikiishi (allievo della palestra di famiglia) poi vittima del fascino ribelle di Yabuki. La loro intesa nasce da ostilità iniziali sfociate poi in una curiosa ma discontinua simpatia reciproca, fatta qualche volta di rimproveri, ripicche, isterismi e sguardi di vario genere. Yoko a un certo punto non può più nascondere i propri sentimenti e cerca di far cambiare idea all'amato dopo aver scoperto che è affetto dalla sindrome del pugile ubriaco: Joe ne è comunque consapevole ma non può tirarsi indietro perché sente che la boxe è molto più di un lavoro, per lui è una missione divina! Alla fine, Yabuki corrisponderà il proprio amore alla ragazza consegnandogli i suoi guantoni, zuppi di sangue, alla fine del suo iconico ultimo combattimento sul ring (ultimo volume del manga). Con questo gesto, passato alla storia come uno dei più simbolici mai visti, il protagonista dimostra di essere anche in grado di amare il prossimo, specie dopo aver visto Nishi sposarsi e mettere la testa a posto, cosa che a lui è riuscita piuttosto parzialmente.
Joe Yabuki è un eroe maledetto, un guerriero dannato che nella boxe trova la sua unica linfa vitale, l'habitat naturale in un mondo che in principio sembrava non accettarlo. Egli è il risultato di un Giappone ancora alle prese con molti territori poveri, ridotti all'osso come alcuni abitanti che provano ogni soluzione per sopravvivere (dal crimine all'agricoltura, dai piccoli furti alle commissioni). La redenzione di questo povero diavolo è tutta concentrata sul ring: ogni goccia di sangue versata è una confessione fatta a Dio, ogni danno riportato è un ammissione di colpa, ogni critica è un modo per migliorarsi, ogni colpo ricevuto è un dono, ogni colpo dato un sinonimo di forza e crescita. Il pugno di Joe Yabuki rappresenta la reazione del Giappone alle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale, con una lenta ma importante ripresa economica e sociale basata anche sull'ammissione dei propri errori nonché su un miglioramento delle proprie ideologie.
Negli anni '70 Joe Yabuki è stato considerato dai giapponesi alla stregua di un eroe nazionale e il manga ha raggiunto un successo stratosferico, vendendo oltre 20 milioni di copie dopo la sua realizzazione. La classe operaia e gli studenti universitari della Nuova Sinistra videro in lui un esempio di lotta al sistema e di rivoluzione, infatti, l'Armata Rossa giapponese si paragonò a Yabuki dopo il dirottamento di Yodogo nel 1970.
Che Ashita No Joe sia un manga colossale lo dice anche la critica più esperta che non ha risparmiato parole di elogio all'opera di Takamori e Chiba, soprattutto per quanto riguarda la versione animata che ha reso alla grande il dinamismo della storia e degli scontri. Non per nulla, gli anime di Rocky Joe sono considerati tra gli adattamenti audiovisivi migliori della storia e sono inseriti nelle maggiori top 10 specializzate. Ashita No Joe ha esercitato anche numerose influenze su altri autori di manga e fumetti, come nel caso di Atsushi Wakabayashi (celebre animatore di Naruto) e del regista anime Gorō Taniguchi durante la produzione di Code Geass: Lelouch of the Resurrection. Kyo Kusanagi della serie di videogiochi picchiaduro "The King Of Fighters" nasce soprattutto dalle influenze di Joe Yabuki.
Ashita No Joe compare addirittura in altre opere o per lo meno viene menzionato in determinati casi. Tali avvistamenti sono avvenuti all'interno di serie (manga e anime) come Baki, Bakuman, Beyblade G-Revolution, Classe di Ferro, Cutie Honey Flash, Gintama (ovviamente) e addirittura Berserk (quando Puck assume le sembianze di Danpei in uno dei suoi sketch comici). Questi sono soltanto alcuni esempi ma la lista di omaggi è ancora più lunga.
Le soddisfazioni più grandi però sono arrivate dagli Stati Uniti, dove l'edizione americana del manga ebbe un successo tale da far vincere numerosi premi agli stessi editori a stelle e strisce per traduzioni, adattamenti e lettering: si tratta di un'impresa stratosferica dato che gli USA sono la patria per eccellenza della boxe moderna per via di figure iconiche come Muhammad Alì, Rocky Marciano e tanti altri ancora.
Era il 1968 quando Rocky Joe fece il suo esordio editoriale, eppure oggi continua a essere un'icona intramontabile forse perché parla di boxe con una precisione meticolosa e quasi realistica, ponendo al centro una storia drammatica fatta di tanto coraggio e passione. Ashita No Joe invecchia sempre meglio, non perde mai il passo con il presente, nonostante i tempi siano cambiati come la stessa arte del pugilato. Quanto fatto dai suoi autori però basta e avanza per rendere questo titolo immortale, così come il suo personaggio di punta che non smette di circolare sul web nella sua ultima posa, seduto su un sgabello nel proprio angolo del ring, ormai privo di vita ma con un sorriso soddisfatto, come se avesse voluto dire "ho fatto ciò che mi piaceva e me ne vado senza rimorsi". In fondo Yabuki ci insegna che non dobbiamo mai mollare e che dobbiamo inseguire a tutti i costi i nostri sogni, anche se dovessimo avere qualche limite tecnico, anche quando tutto sembra impossibile: usa i tuoi difetti e i tuoi pregi alla massima potenza per migliorarti e arrivare fino in fondo, anche se dovesse costarti tanto. Tali qualità emergono nonostante il grande cinismo di Joe abbia fatto da padrone ai suoi comportamenti, tenendo lontano da sé ogni espediente affettivo e ogni possibilità di amore da parte di qualcuno, soprattutto di donne come Naori e Yoko. Tuttavia, per un selvaggio come lui forse queste erano le uniche soluzioni, soluzioni tanto estreme quanto umane perché alla fine Ashita No Joe è una storia di persone comuni che provano a cambiare la propria condizione esistenziale.
Grazie Joe per avermi fatto cambiare idea e avermi strappato, a distanza di anni, un momento di riflessione e anche una lacrima che non guasta mai.
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