martedì 12 gennaio 2021

Full Metal Jacket e la filosofia morale: come trasformare gli uomini in assassini spietati



Perché Full Metal Jacket è uno dei film maggiormente apprezzati? Il motivo è molto semplice e non riguarda sol la sua realizzazione tecnica. Una delle massime opere di Stanley Kubrick è stato oggetto di studio sia nel campo della letteratura cinematografica sia in quello accademico, nella fattispecie della filosofia morale.

La pellicola infatti presenta interessanti argomenti inerenti alla formazione dell'individuo in quanto soldato, nell'immagine di spietato assassino pronto a entrare a far parte della macchina della guerra nei suoi aspetti più crudi ed estremi. È stato proprio per questo motivo che in questo blog il lungometraggio del regista americano naturalizzato britannico è entrato a far parte di una top 10 molto personale. 

Può un campo di addestramento trasformare profondamente un gruppo di aspiranti soldati e trasformarli in feroci carnefici? La risposta è sì, al di là del fatto che è assolutamente scontato che in guerra si vada per sopravvivere o per morire. Eppure in Full Metal Jacket c'è un totale annientamento dell'innocenza umana, attraverso la sterilizzazione di alcune cose molto semplici che rimandano anche alla cultura dei bambini. Vediamo il perché di tutto questo.


La locandina di Full Metal Jacket


Il film

Full Metal Jacket vede la luce nell'ormai distante 1987 e trova la sua ispirazione dal romanzo "Nato per Uccidere" (in lingua originale "The Short-Timers"), scritto dall'ex Marine e corrispondente di guerra Gustav Hasford. Il titolo del film fa invece riferimento alla guaina in rame dei proiettili incamiciati. 

Per quanto concerne la produzione, i fatti della guerra del Vietnam non sono stati ricreati nel paese originario, bensì in un set messo in piedi a Londra. Anche per quanto riguarda la scelta degli attori vietnamiti il regista ha preferito coinvolgere persone di origini asiatiche ma perfettamente integrati in Inghilterra. Per quanto riguarda la prima parte, quella ambientata nel campo di addestramento, Kubrick puntò su Ronald Lee Ermey per il ruolo del carismatico e spietato sergente Hartman. Non è un caso infatti che l'attore sia stato nella vita un vero e proprio ex istruttore dei Marines, diventato poi caratterista e abbandonando la vecchia professione per motivi di salute. 

I paesi di produzione di Full Metal Jacket sono stati gli Stati Uniti d'America e il Regno Unito. Le riprese hanno avuto inizio nell'agosto del 1985 e sono durate un anno esatto (giorno più, giorno meno), per una cifra complessiva di 17 milioni di dollari. 

Le riprese durarono circa un anno, dal 27 agosto 1985 all'8 agosto 1986, e il budget del film fu di circa 17 milioni di dollari. Si dovrà aspettare l'estate 1987 per avviare la distribuzione della pellicola in tutti i cinema del mondo. In Italia, ad esempio, la pellicola ha fatto il suo esordio nell'ottobre dell'87, conquistando in breve tempo non solo grande successo al botteghino ma anche la stima degli spettatori e della critica (nonostante fosse anche vietato ai minori di 18 anni). La prima versione del film prevedeva numerosi tagli legati al rapporto tra il sergente Hartman e il soldato Palla di Lardo, poi si è passati alla versione integrale abbassando l'età ai minori di 14 anni. 

Il capolavoro di guerra di Kubrick ottenne anche una candidatura agli Oscar del 1988 per la migliore sceneggiatura non originale ma purtroppo non ottenne nessuno premio nemmeno ai Golden Globe e ai Bafta.


Il libro e le differenze

Stanley Kubrick rimase molto colpito dal romanzo di Hasford dato che in esso spiccano grandi capacità di sintesi ma anche di concisione. Come sappiamo, la trama di Full Metal Jacket è divisa in due parti: il periodo di addestramento vissuto dal protagonista Joker e poi l'entrata in scena nella guerra del Vietnam.

Una foto di Hasford ai tempi dei Marines


Questi elementi sono stati presi ovviamente dalla versione cartacea e il regista ha applicato non moltissime differenze. Soprattutto nel primo capitolo della storia, il cineasta è stato piuttosto fedele, tranne per quanto riguarda il profilo del soldato Pyle (nel film è Palla di Lardo), il quale tratta il suo fucile come se fosse la moglie: l'omicidio ai danni del suo superiore Hartman viene dunque descritto come un gesto estremo di gelosia, un delitto a dir poco passionale per quanto irreale. 



Oltre a questo, nelle parti successive ci sono varie fusioni dei dialoghi vecchi con quelli nuovi, senza dimenticare anche alcuni punti non menzionati da Kubrick nella trasposizione sul grande schermo: Joker e la sua squadra che vanno al cinema, il massacro dei ratti al campo, il cannibalismo di Rafter Man che mangia parti del corpo di un compagno ridotto a brandelli da una bomba, l'assenza del carroarmato fatale (siamo dunque nel secondo capitolo della trama).


Altra differenza è inerente al rapporto tra il soldato Joker e il colonnello Poge, in particolare nella parte in cui il corrispondente viene richiamato per aver indossato la spilla della Pace. Nel film avviene nell'accampamento americano, ma nel romanzo tutto succede quando Joker è stordito e tale condizione lo porta a vedere il superiore come un mostro succhia sangue. 


La trama

La trama di Full Metal Jacket può essere raccontata in maniera molto breve, essendo divisa in due parti che procedono in maniera precisa ma spedita. Tutto ha inizio nel campo di addestramento dei Marines a Parris Island, Carolina del Sud, nel 1967. Il sergente Hartman accoglie in maniera molto aggressiva le nuove reclute, tra le quali ci sono il protagonista Joker (chiamato così per il suo umorismo), Cowboy, Biancaneve (un ragazzo afro che non vedremo in Vietnam) e Leonard Lawrence, cioè Palla di Lardo.



Hartman sviluppa una forte intolleranza verso Palla di Lardo, il quale è indisciplinato, grasso e con particolari deficit di comprensione. Gli sbagli di Palla di Lardo sono la croce della compagnia e alla fine, a furia di essere puniti dal sergente, i suoi compagni una notte decidono di immobilizzarlo a letto e picchiarlo con delle saponette avvolte negli asciugamani (detto codice rosso). Qui scatta il cambiamento di Lawrence.

Egli si trasforma in militare esemplare, disciplinato, scattante, abile e alla fine riesce a conquistare la fiducia del suo superiore imparando a sparare molto bene e sviluppando una velocità mostruosa nello smontare e assembrare il suo fucile (con il quale parlerà dandogli anche un nome). Hartman non nota però la psicopatica emergente di Palla di Lardo, Joker invece sì ma non basterà a evitare il peggio. 



In una notte che mai nessuno avrebbe immaginato, Palla di Lardo si chiude in bagno, attirando le attenzioni di tutti: alla fine ucciderà Hartman e si sparerà un colpo di fucile in bocca. L'addestramento è finito.

Nella seconda parte, Joker si trova in Vietnam come soldato corrispondente di una rivista. In questa fase del film Kubrick mette in risalto l'idea di guerra e di vietcong che i soldati hanno sviluppato con l'esperienza, arrivato una conclusione dove il processo di trasformazione dell'essere umano è ormai completa. Joker infatti avrà il suo battesimo di sangue. La pellicola si conclude con i soldati americani che marciano mentre cantano la canzone "Mickey Mouse". 


L'analisi: come distruggere l'innocenza umana

Come detto in più occasioni, Full Metal Jacket è uno dei tanti film di Kubrick ad aver fatto scuola, in tutti i sensi. Ai tempi dell'Università, un professore ci fece studiare quest'opera per l'esame di Filosofia Morale, dato che nel cinema di Kubrick emergono tematiche interessanti come la trasformazione dell'uomo, la manipolazione della mente, il libero arbitrio e tanti altri argomenti accademici. 

In questo lungometraggio ciò che notiamo è quanto un addestramento severo, svolto da un sergente spietato e privo di scrupoli (ma che seguo un modello già prefissato), possa mutare l'indole di una persona oppure fare emergere lati oscuri assopiti che attendevano solo di esplodere come una bomba atomica

Hartman che parla ai suoi cadetti


Hartman infatti appare sboccato, sessista, forse anche un po' razzista (vedi il soprannome a Biancaneve che è nero), odia i comunisti per ovvie ragioni storiche ed è un convinto credente cristiano. Ama così tanto Gesù da cantargli la canzone "buon compleanno" nel giorno di Natale. Tuttavia, nonostante veneri Cristo e la Madonna, simboli di pace e bontà, lui si comporta esattamente al contrario.


Hartman se la prende ad esempio con Joker quando questi lo sbeffeggia durante uno dei suoi discorsi, gli provoca dolore fisico e poi lo ribattezza "ateo" perché in effetti il nostro protagonista non è tanto convinto dell'esistenza di Dio. Eppure, la schiettezza di Joker sarà l'elemento cardine della stima che il suo superiore alla fine gli riconoscerà.

Il sergente hai dei modi molto severi (come sicuramente si addicono a uno che svolge il suo incarico) che però sono tutti incentrati sulla fascinazione della guerra. Lui non vuole che i suoi soldati imparino solo a muoversi e a sparare: vuole renderli come divinità della guerra, seguendo ovviamente ordini impartiti dai piani alti della milizia statunitense (parliamo comunque di modelli forse prestabiliti). Non a caso spesso vediamo il gruppo inscenare dei canti brandendo il fucile come nel caso della scena "con lui ammazziamo e con questo chiaviamo", toccandosi le parti intime ed elogiando il proprio fucile. Questa scena ha un'importanza straordinaria perché sembra essere la sintesi degli orrori che si manifestano negli scenari di guerra: usa la tua arma per uccidere, usa il tuo sesso per torturare e stuprare. È un anticipazione all'incubo dei campi di battaglia e a ciò che accade all'interno degli accampamenti quando tutto sembra tacere per poco tempo. 



Il fucile e il soldato devono essere inscindibili, una sola cosa e Hartman questo lo dimostra quando una sera manda i suoi cadetti a letto insieme alla propria arma, intonando un coro semplice da imparare: "questo è il mio fucile! ce ne sono tanti come lui ma questo è il mio fucile. Il mio fucile è il mio migliore amico, è la mia vita". Il resto lo conoscete e lo ripropongo nel video che segue tratto da Youtube:



E le marce? E il sesso? Hartman unisce le due cose! Fa marciare Joker e compagni cantando slogan basati sul sesso, l'autoerotismo, la bellezza dell'apparato riproduttivo femminile e mischia tutto questo con il patriottismo americano. Questo è uno degli elementi che incide negativamente sulla formazione dei soldati: uccidi, fai sesso, ama l'America! Non c'è alcun insegnamento etico dietro i metodi di Hartman perché il nemico, specie se orientale, non merita nessuna pietà. 



La pietà però continua a non essere di casa da Hartman quando punisce in varie occasioni "Palla di Lardo". Questi però non avverte l'umiliazione perché a pagarne veramente le conseguenze sono i suoi compagni. Siamo arrivati a un punto cruciale: il 99,9 per cento del gruppo ne ha le scatole piene del superiore e di Palla di Lardo, così per far contento il primo decidono di punire il secondo, il quale subisce una metamorfosi psicologica e comportamentale a dir poco devastante.


Palla di Lardo migliora ma diventa un demonio e tutti gli insegnamenti di Hartman emergono quando il soldato raggiunge lo stadio finale della sua psicopatia: brandisce il suo fucile, gli dà il nome, lo coccola, lo pulisce, ci dorme e alla fine lo usa per farla finita. Le morti di Lawrence e di Hartman sono l'inizio della fine per i personaggi.



Ci spostiamo nella seconda parte della trama. Joker è in Vietnam come corrispondente ma non ha mai ucciso qualcuno, almeno così lui crede. Ha sparato tante volte ma non ha mai avuto un approccio diretto con concetto di morte tranne nei casi in cui è sfuggito ai bombardamenti. In poche parole non si è mai trovato nella condizione di essere faccia a faccia con il nemico e piantargli un proiettile in mezzo alla fronte.

I suoi compagni sono tutt'altro pianeta. Sono volgari, sboccati, parlano dei vietnamiti e dei vietcong come animali, deridendoli in ogni modo. La scena dell'elicottero è chiara: il soldato che spara con il fucile mitragliatore dice "i vietcong che restano fermi sono vietcong educati". 



Il soldato Animal poi è la chiara manifestazione dei risultati ottenuti nei campi di addestramento. Non è stato compagno di Joker ma viene da un contento probabilmente peggiore rispetto a quello di Parris Island. Lui sfida chiunque, anche chi lotta sotto alla sua stessa bandiera e si diverte a fare strage di nemici. Quando poi Joker e i compagni di trovano faccia a faccia con una prostituta vietnamia non si limitano solo a farci sesso ma usano un linguaggio molto stigmatizzato. 

Tutto ormai sembra essersi evoluto come previsto dal Dio della Guerra, ma l'esperimento non è ancora concluso perché Joker sembra essere l'unico ad aver mantenuto la sua innocenza. Non gli piace uccidere, non vuole spargere sangue e non sopporta le cattiverie dei campi di battaglia. Tuttavia, il film si conclude con il raggiungimento dello scopo: Joker viene chiamato in causa per finire una cecchina ormai prossima alla morte, per porre fine alla sua sofferenza.

Tutti odiano quella donna per aver eliminato alcuni loro compagni (tra cui Cowboy), adesso è il momento di fargliela pagare. Joker la fissa negli occhi per un lungo minuto. Avverte la sua paura, sente il suo respiro spezzarsi, fissa i suoi occhi per cercare una risposta a una domanda che nessuno conosce. Perché Joker la uccide? Per vendetta? Per Pietà? Questo lascia aperto il caso sul suo profilo, lasciando il dubbio allo spettatore. Ad ogni modo, può rimuovere la spilla della pace perché di sicuro ha accettato le crudeli leggi dell'arte della guerra.

La scena finale pone fine al percorso dei militari. Il loro cantare la canzone "Mickey Mouse" è una scelta singolare da parte di Kubrick. Che cosa sta a significare? Perché cantare una canzone per bambini con protagonista il personaggio più famoso della Disney? Questo motivetto viene dunque demonizzato, viene annullato il suo scopo pedagogico, il suo essere un manifesto dell'innocenza infantile e fanciullesca. Ogni bontà viene dunque annullata e anche Jingle Bells potrebbe perdere la sua reale ambientazione in un contesto simile: il ragazzino che un tempo viveva in ognuno di questi soldati non c'è più, sul loro percorso c'è solo sangue e morte, ogni riferimento umano ormai è stato spazzato via con un colpo di spazzolone per levare via la polvere. Il discorso finale di Joker, lascia intendere 



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13 commenti:

  1. ilm capolavoro, Vincent D'Onofrio straordinario...gli occhi della follia, veramente, quella scena mi ha dato i brividi. Io credo comunque che il Joker abbia ucciso per pietà. La morte di Hartmann è invece la punizione inevitabile. E' giusto trasformare degli uomini in soldati. Ma si può essere buoni soldati anche conservando quel minimo di umanità, per quanto sia difficile parlare di umanità quando si è in guerra. Ecco perché Joker, per me, ha ucciso per pietà.

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    1. è questo lo scopo del film, annientare una aspetto umano. Joker in qualche modo però ne esce ugualmente sconfitto perché ha accettato le terribili leggi della guerra. C'è poco da fare purtroppo. Questa cosa si vede che l'ha segnato, basta vedere l'espressioni del viso dopo aver esploso il colpo di pistola.

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  2. L'annientamento umano inevitabile.. certe pellicole, Come anche Apocalypse Now o Il cacciatore, lo evidenziano senza pietà, senza mezze misure.. forse grazie anche a loro odio guerra, armi, militari..

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  3. c'è una differenza però con Full Metal Jacket. Nei film da te citati questo succede direttamente in guerra, invece nel film di Kubrick questo processo inizia prima: creare mostri a partire dall'addestramento.

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  4. Si diventa mostri anche senza la guerra.

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  5. Se posso permettermi, penso che su Hartman tu abbia mancato un aspetto molto sottile fermandoti all'apparenza.
    Il lavoro di Hartman è di formare dei soldati e questo implica gente che sa combattere e vincere.
    Nel Vietnam l'America aveva l'imperativo di mandare continuamente truppe fresche, quindi tanti soldati ed in fretta, a scapito del "controllo qualità".
    Tutte decisioni e valutazioni fatte da chi in guerra non ci andò.
    Non mi stupirei se Hartman avesse ricevuto ordini tassativi (lui è un semplice Sergente, deve obbedire) al riguardo, legandogli le mani su molte cose.
    Hartman si è quindi trovato per le mani dei ragazzi che non poteva rimandare a casa ma che così com'erano sarebbero finiti morti ammazzati subito: la sua durezza esasperata è stato l'unico modo che conosceva per cercare di indurire quei ragazzi il più possibile nel poco tempo che aveva, per dare loro una speranza anche minima di restare vivi.
    Normalmente avrebbe mandato via a calci in culo gente come Palla di Lardo, ma qua non gli era permesso.
    Poi Hartman non mi pare razzista: lui ha trattato così tutti indistintamente, non ha rispmarmiato nessuno.
    Non è neanche probabilmente così religioso: Dio è una formalità nell'Esercito e nell'America in generale, infatti non è particolarmente rispettoso o convinto quando ne parla. Il dialogo con Joker sulla Vergine Maria è un test puro e semplice che Joker supera. L'argomento è un pretesto e basta, poteva essere su qualsiasi altra cosa: Hartman stava solo testando Joker per capire se lui avesse certe qualità ed infatti una volta superato il test, lo ha subito promosso in una posizione di comando.

    Hartman non è un personaggio positivo o di buon cuore, però non è lui il problema: lui è stato preso in mezzo esattamente come i ragazzi che gli danno da addestrare. I responsabili veri sono stati altri.

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    1. Invece hai fatto bene a "permetterti" perché sono molto ma molto contento di questo tuo commento e lo accetto a braccia aperte. Ma ci tengo anche a precisare che non mi sono affermato alle apparenze e ti spigo passo passo perché.

      Hartman è un sergente e come tale prende ordini. Lui esegue questi ordini, dimostrando che quanto espresso nel mio articolo parte prima di tutto dai piani alti per poi diramarsi tra i vari soldati di livello sempre più inferiore. Tuttavia, l'esercito americano in quegli anni chiedeva che si creassero macchine da guerra ma gli istruttori avevano nel contempo carta bianca sulla metodologia.

      Hartman è come l'ho descritto per un semplice motivo: quando si è trovato faccia a faccia con Palla di Lardo ha recuperato il suo solito atteggiamento, nonostante quello fosse un momento drammatico. Se la sua fosse stata solo apparenza, dinanzi a quella situazione avrebbe dovuto e potuto mostrare un segno di debolezza, di cedimento e invece così non è stato. A parte il fatto che qui non si critica Hartman ma si analizza la filosofia che c'è dietro al film.

      È normale che andare in guerra significhi sopravvivere e uccidere: ma in altri film abbiamo visto altre tipologie di addestramento, qui i soldati invece col fucile ci davano fare tutto, ci manca poco che ci facciano anche sesso. Altri film mostrano altre situazioni perché è di film che stiamo parlando.

      La componente razzista, inoltre, non è stata ricercata nella figura di Hartman, me nella pellicola: nella prima parte c'è il soldato di colore chiamato Biancaneve, nella seconda ce n'è un altro che fa scattare la tipica battuta che i neri ce l'hanno grosso. Ovviamente, non amo il "politicamente corretto" e per me va bene così, anche perché all'epoca certe battute non facevano così scandalo come oggi, o meglio, erano comunque molto diffuse.

      Penso invece che Hartman sia molto religioso e tiene all'educazione cristiana perché a Natale si canta "buon compleanno" Gesù. Sicuramente ha messo Joker alla prova ma nel contempo, come ho riportato, Hartman deve creare soldati coraggiosi e siccome Joker è uno che dice le cose come stanno, allora lo accetta e lo apprezzo e diconseguenza lo responsabilizza (inizialmente il loro rapporto non è stato nemmeno così edilliaco). Quindi avrebbe potuto premiarlo prima, ma non aveva modo di applicare una valutazione come in seguito.

      Ma soprattutto, ripeto che il mio intento non era prendermela con Hartman: basta vedere il finale del film, il risultato finale per capire che la colpa è del sistema militare americano, non del singolo. Prendi Animal, ad esempio chi ci dice che lui non abbia avuto a che fare con uno peggio di Hartman.

      Qui si mette in risalto il problema di come insegnare a fare la guerra in tutte le sue sfaccettature.

      Ti ringrazio ancora per il tuo bellissimo commento. Su questa cosa si potrebbe scrivere un pro e un contro a 4 mani

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    2. ah, un'ultima cosa: il tuo punto di vista (per modo di dire perché è molto logico) l'ho accettato molto, sia chiaro. Mi sono permesso di scrivere questo pezzo (e in questo modo) perché all'esame di Filosofia Morale mi sono ritrovato molto con i testi studiati, mi sono rivisto molto nelle sensazioni e dunque ho pensato che da un punto di vista accademico ci potesse stare realizzare un articolo così.

      Ripeto, di pregherei a continuare a dire la tua perché il tuo commento è uno dei più colti, ragioni e per nulla banali che abbia letto sul mio blog.
      Cheers

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    3. Ti ringrazio, troppo buono( e sono serio, non è una risposta di circostanza :D :D ).
      Ci tenevo a buttare la visione dal punto di vistadi Hartman, non perchè quello che hai scritto fosse sbagliato, ma come una sorta di completamento.
      Avendo io una formazione ed una vocazione da educatore, riguardando il film in anni recenti mi è saltata in testa la domanda "come avrei addestrato io quei ragazzi al posto di Hartman?"
      Dopo averci pensato su, sono arrivato alla conclusione che avrei sbagliato: qualsiasi cosa avessi fatto avrei comunque sbagliato a prescindere dalle intenzioni. E come me, anche Hartman e chiunque altro.
      Ti spiego meglio. Quella situazione lì è la classica situazione dove non puoi vincere: qualsiasi cosa tu possa fare, porterà in un modo o nell'altro la vita di quei ragazzi alla rovina.
      Ad addestrarli più umanamente sarebbero morti. Ad addestrarli come ha fatto Hartman, si sono deumanizzati. A farli (sto buttando lì) disertare, sarebbero finiti in galera.
      Non si può vincere perchè la situazione stessa è sbagliata in partenza, cioè non dovrebbe proprio esserci la guerra che li ha portati tutti lì.
      E' un po' il classico gioco dove l'unico modo di vincere è non giocare affatto.
      Ecco appunto perchè ci tenevo a aggiungere il punto di vista secondo Hartman, perchè ritengo che lui sinceramente volesse fare qualcosa di buono per quei ragazzi, ma era destinato a fallire comunque. Sul cedimento è vero, però considera che lui è comunque un Marine: gli insegnano a non mostrare debolezza specie se sei davanti ai tuoi uomini e Kubrik non lo ha mai mostrato ad esempio nel privato del suo alloggio. Ha sempre mostrato il suo lato professionale e lì non potevano esserci tentennamenti. Questo secondo me.
      Sarebbe stato interessante mostrarlo ma si è scelto di non farlo perchè può darsi abbiano pensato che umanizzare Hartman avrebbe sminuito la condanna ad un certo tipo di sistema. Poi può tranquillamente darsi che mi stia sbagliando. ;)

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    4. Nessuno si sbaglia quando esprime la propria considerazione in modo logico.
      Alla fine però sei venuto al punto della mia questione: non è una critica ad Hartman la mia, ma al modo di insegnare la guerra ed Hartman se è così come l'ho descritto è perché lui è a sua volta figlio di questo marciume.
      Quello che c'è dietro è stato dato per scontato

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  6. Un analisi impeccabile, ci credo che sia un film da "studiare", io non mi ero mai soffermato così approfonditamente, ma certamente è chiaro cosa questo grandissimo film voleva e vuole ancora dire.

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    1. All'Università fu un piacere immenso studiarlo. Lo adoro questo film

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  7. Un film capolavoro, che mostra tutti gli orrori della guerra e la crudeltà umana della nostra società.
    Sereno pomeriggio

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