venerdì 22 gennaio 2021

Arancia Meccanica dal libro al film: la violenza, lo stupro, la musica e il libero arbitrio



Come molti dei film di Stanley Kubrick anche Arancia Meccanica non si può assolutamente considerare come qualcosa in sé, insomma un prodotto scontato per dirla in parole misere. Non a caso è l'ennesima pellicola basata su un romanzo, cioè "A Clockwork Orange" dello scrittore britannico Anthony Burgess il cui scopo era quello di creare una realtà futura fatta di follia e violenza, dove la cultura tende a unirsi con la degenerazione umana. Come sconfiggere tutto questo? Annullando il libero arbitrio di una persona che incarna perfettamente la sintesi di tutti i mali esistenti in terra. 

L'obiettivo di Burgess era questo e Kubrick lo capì quando decise di acquisire i diritti di questo scritto che all'epoca non era ancora conosciuto come oggi. Era il 1971 quando il cineasta americano naturalizzato britannico portò sul grande schermo la proiezione filmica della storia di Alex DeLarge, dei suoi Drughi e della sua estrema filosofia di vita, fatta di crudeltà e un cinismo senza precedenti.



La realizzazione di Arancia Meccanica

Kubrick ha sempre saputo il fatto suo e alla fine convinse la Warner Bros a produrgli la sceneggiatura che avrebbe portato a qualcosa di unico nel suo genere e che sarebbe diventato un cult movie degno delle migliori 100 posizioni nella classifica dei migliori film di tutti i tempi.

Per arrivare a questo Kubrick torna a uno dei suoi stimoli preferiti: sfruttare un romanzo scandaloso che risulta impossibile da trasporre al cinema solo in superficie, all'apparenza. Del resto il romanzo di Burgess parla di sesso, violenza e presenta un linguaggio pieno di neologismi.

il romanzo di Burgess


Il budget di partenza fu di quasi 2 milioni e mezzo di dollari, con una troupe numericamente giusta e per nulla esagerata. "Pochi ma buoni" pensò nella sua geniale testolina mentre la sua creatura era pronta a prendere forma. Dal canto suo, aveva chiesto alla major il diritto a percepire il 40% di incassi. Le tecniche utilizzate però furono un po' diverse dal solito visto che il regista spesso si munì di cinepresa sulla spalla e in prima persona cominciò a riprendere. 

Il grandangolo è stato il suo pezzo forte per le riprese di "Arancia Meccanica", così da poter concentrare (in alcune fasi della visione) l'attenzione su oggetti vicini allo schermo così da distorcere i bordi della immagini. Era il mese di settembre dell'anno 1970 e il tutto ebbe termine cinque mesi dopo. 

Il maestro Kubrick in azione


Il film è stato girato tra gli Usa e l'Inghilterra ma molte parti sono state girate in esterno a Borehamwood, una città del Regno Unito che si trova nella contea dell'Hertfordshire. Per le ambientazioni non sono serviti grandi sforzi dato che l'autore fece uso di piccole stanze appartenenti a una fabbrica: è qui che nasce il famoso locale dei Drughi, il Korova Milk Bar. La stragrande maggioranza dei fatti si svolge dunque in questa città e l'Università locale servì per riprendere la fasi della cura Ludovico a cui il protagonista sarà sottoposto. 

Dal punto di vista artistico, la cultura pop regna sovrana in "Arancia Meccanica" e infatti sono evidenti le influenze di artisti come Piet Mondrian per l'optical art, Roy Lichtenstein Constantin Brâncuși e infine a Milena Canonero per la realizzazione dei mitici costumi. In quest'ultimo caso Stanley Kubrick aveva chiesto qualcosa di molto particolare e originale, una divisa per i Drughi che fosse un insieme di poliziotto e supereroe, magari di colore bianco. Perché proprio il bianco? Perché questo colore per lui rappresentava il legame tra l'essere umano con la purezza ma nel contempo anche sterilità interiore. 

I costumi dei Drughi



La musica

Per la musica invece si è fatto riferimento soprattutto alla musica classica, un genere che Alex ama molto e che "molesta" più volte in momenti violenti e per nulla adatti alle melodie. Beethoven e Rossini sono onnipresenti, ma nella pellicola si possono ascoltare anche Wendy Carlos, Funeral of the Queen Mary, Timesteps e l'immancabile Singin' in the Rain. 

C'è da dire però che il romanzo di Anthony Burgess fa riferimento a composizioni di musicisti immaginari, mostrando un Alex restio al panorama rock e amante della musica classica. Quest'ultimo genere invece viene descritto diversamente dato che il protagonista ascolta sia autori inesistenti nella realtà sia musicisti veramente esistiti. Nelle pagine del libro infatti ci imbattiamo nella Nona di Beethoven, ma anche ne Il Concerto per Violino di Geoffrey Plautus interpretato da Odeysseus Choerloios. Presenti anche la Sinfonia Jupiter di Mozart (la 41esima), il Terzo Concerto Brandeburghese di Bach e la Quarantesima sempre di Mozart

Nel film, Alex predilige particolarmente la Nona Sinfonia di Beethoven e riprende dalla versione cartacea l'odio per il rock: anche in Arancia Meccanica non abbiamo nulla che possa rimandare a quello che negli anni 70 era il genere musicale più apprezzato dai giovani. In Kubrick, Beethoven e Purcell sono una fissazione, sono presenti in ogni parte e in ogni dove, anche nel Moloko Bar.
 


Anche in questa sua pellicola Kubrick unisce arbitrariamente musica e immagini con l'obiettivo di non creare una relazione precisa tra parole, note e scene (un espediente visto già in 2001). Per il regista la Nona è così importante da renderla come il fulcro della successiva involuzione del violento Alex: se nel libro infatti sviluppa intolleranza a tutte le sue musiche preferite durante la cura Ludovico, nel film invece questo succede solo con la Nona per via della sua presenza accidentale in un contesto molto particolare. Non a caso, quando il ragazzo viene preso in cura dai medici che lo costringono ad ascoltare Beethoven durante la visione di contenuti osceni e violenti grida "è un peccato!". 



Per sua fortuna, Alex riuscirà a riconciliarsi con il suo passatempo preferito solo sul finale del film, quando tenterà il suicidio per via di quella vita diventata ormai insopportabile: i danni riportati dopo un terribile volo dalla finestra lo guariscono.  


La distribuzione, i divieti e il successo

Il lungometraggio fu diffuso negli Stati Uniti nel dicembre del 1971 ma le cose inizialmente non andarono come previsto e "Arancia Meccanica" rischiò di fare un buco nell'acqua. Furono necessarie delle revisioni e una nuova distribuzione il 2 febbraio 1972 per riuscire a incassare più di 26 milioni di dollari: un bel bottino visto che il film costo molto ma molto meno. Arancia Meccanica invece fece il suo esordio in Inghilterra il 13 gennaio del 1972, mentre in Italia giunse a settembre. 



Ovviamente non parliamo di un film adatto ai minori data la presenza di scene di violenza, sesso, stupro, tortura e altro. Scattò dunque il divieto ai ragazzi al di sotto dei 18 anni in Italia ma in Gran Bretagna invece Kubrick chiese alla Warner Bros di ritirarlo dalle sale dopo aver ricevuto addirittura numerose minacce. Tornando al nostro Paese, le limitazioni durarono per molti anni, per la precisione fino alla fine del XX secolo (1998), poi l'età di tolleranza scese a 14 anni. Eppure, in Italia nessuna tv volle acquisire i diritti per trasmetterlo sul piccolo schermo. Bisognò aspettare il 25 settembre 2007 per guardarlo in versione integrale su La7, in seconda serata. Oggi invece è fruibile ovunque, anche su piattaforme come Netflix

Nonostante la critica si divertì molto a torturare il povero Kubrick, alla fine però si vide costretta a dargli ragione. Arancia Meccanica convinse molti esperti del settore cinematografico e oggi è considerato uno dei massimi capolavori di sempre. Non è un caso tra l'altro che nel 1972 ottenne quattro nomination agli Oscar per il miglior film, miglior regista, migliore sceneggiatura non originale e miglior montaggio. Tuttavia, non vinse nemmeno una sola statuetta. Stesso sorte gli toccò anche ai Golden Globe e ai Bafta



Come già accennato poco fa, la critica si è divertita molto a porsi come croce e delizia nei confronti di questa opera del regista. Oggi, Arancia Meccanica viene considerato forse come il più invecchiato tra i film di Kubrick, quello in un certo senso più stagionato. È senza dubbio un prodotto che scatenato nello spettatore tanti sentimenti e stati d'animo contrastanti tra di loro, scioccando e affascinando allo stesso momento. La fama di Alex, dei suoi amici e della sua storia hanno ispirato le generazioni future in tutti gli ambiti: cinema, letteratura e anche lo sport. 


Il titolo: perché Arancia Meccanica?

Perché questo film si chiama "Arancia Meccania"? Innanzitutto è il titolo della storia originale scritta da Anthony Burgess: Clockword Orange è un'espressione del dialetto londinese ed è legato in particolare allo slang cockney. In poche parole sta a significare "essere strano come un'arancia meccanica" oppure "sballato come un'arancia a orologeria"

C'è però da mettere in chiaro un triste particolare: lo scrittore usò questa espressione e creò determinati temi dopo aver preso ispirazione dalla triste sorte della moglie, vittima di stupro da parte di soldati americani e poi morta tempo dopo. 

Lo scrittore Anthony Burgess


Solo alcuni anni dopo (il romanzo risale al 1962) Burgess chiarisce che "clockwork orange" è un meccanismo che permette alle creature di fare solo del bene o solo del male, creando poi una meravigliosa similitudine con i giocattoli a molla: essi vengono caricati da Dio o dal Diavolo per scatenare la propria furia nonostante presenti all'esterno un aspetto bello e amabile

In sintesi, qual è l'Arancia Meccanica di Alex? Ovviamente la cura Ludovico che abbatte la sua libertà naturale, il suo libero arbitrio. C'è da precisare che questi concetti vengono più volte precisati solo nel romanzo ma nel film Kubrick non li mette in evidenza, tranne in qualche piccola circostanza. 


Il libro, lo slag e l'adattamento

Il romanzo "A Clockwork Orange" di Anthony Burgess fu pubblicato per la prima volta nel 1962 per poi accomodarsi sugli scaffali delle librerie italiane nel 1969. Inizialmente non ebbe un grandissimo successo, poi grazie al film di Kubrick è finito anche sui banchi delle aule universitarie. 

Questo libro è ispirato alla dolorosa esperienza dell'autore, il quale perse la moglie rimasta vittima di un grave trauma generato dalle molestie subite da un soldato (altre versioni parlano di più soldati). Non a caso, Alex è il protagonista dell'opera ed è uno stupratore: compie terribili sevizie insieme ai suoi amici ai danni di una donna legata proprio a uno scrittore, come Burgess.

Siamo ormai vicini alla scena dello stupro


Alex racconta le sue vicende usando un gergo speciale che presentano diversi prestiti dalla lingua russa. Ci troviamo in un futuro molto prossimo e lo scrittore ha preferito creare una lingua nuova, diversa, difficile per il lettore da contestualizzare storicamente. Una strategia linguistica e narrativa molto singolare visto che negli anni della realizzazione dello scritto c'era la famosa cortina di ferro che divideva il mondo in due. Inglese (americano) e russo messi insieme per creare un mondo completamente diverso. 

Burgess chiama questo slang "nadsat", dotato di un vocabolario esibito fino dall'inizio della narrazione. Le parole vengono sentite e lette. Notiamo la stranezza di questo idioma già a partire dalle scritte presenti nel bar che scopriremo essere dei nomi: korova vellocet. Inoltre, la nascita del nadsat è legata anche all'utilizzo della violenza estrema da parte dello scrittore.

Nel film ovviamente non notiamo l'espressività linguistica del libro per ovvie ragioni e questo tende già ad annullare il modo di concepire la furia del personaggio passando da uno strumento di comunicazione all'altro. Il carattere alternativo di Arancia Meccanica nella pellicola emerge solo grazie alle immagini eccentriche dell'abbigliamento e dell'arredamento (specie e solo nella prima parte). 

Il personaggio di Alex è interpretato da Malcolm McDowell


In Burgess il linguaggio invece è tutto, è concepito come materia prima. Nel film però si trasforma in una mera astuzia decorativa che tuttavia non entra in risonanza con l'universo dello stesso lungometraggio. Del resto, come già anticipato, nel film non ci sono chiari riferimenti del significato del titolo, tranne forse in qualche piccola parentesi mai enunciata. Nel romanzo invece la descrizione è ripetuta. 

Nell'adattamento le maggiori modifiche riguardano in particolare il protagonista, Alex. Nel romanzo è uno distruttore della letteratura, della lettura e della scrittura: questo lo notiamo quando entra in casa Alexander per sfasciare tutto. Nella versione filmica tutto diventa una violenza nella violenza: DeLarge distrugge, picchia e uccide ballando e cantando Singin In The Rain, profanando nel contempo una delle scene più famose della storia della settima arte (quella del film datato 1952 omonimo della canzone).




Analisi

Come già visto in Full Metal Jacket, anche in Arancia Meccanica ci sono forti rimandi alla materia della filosofia morale. In un certo qual modo la pellicola di Kubrick si collega anche un po' al finale di "2001: Odissea nello Spazio" perché in effetti Alex DeLarge si presenta in Arancia Meccanica come quel feto pieno di speranze che è cresciuto in malo modo, fallendo quindi nella creazione di un futuro pieno di speranza. 

il feto astrale di 2001: Odissea nello Spazio


Alex è violento, cinico, spietato e ama il sesso così tanto da spingersi anche oltre. Gli piace picchiare, distruggere, stuprare insomma è una macchina inesauribile di male. Abbiamo potuto notate la sua furia nella rissa tra i Drughi e Billy Boy, per non parlare anche della vendetta riservata ai suoi compagni oppostosi al suo volere (quella in cui trova "ispirazione"). Non risparmia proprio nessuno il nostro personaggio, nemmeno un povero vagabondo picchiato a sangue dai Drughi oppure una ricca donna anziana che alla fine viene uccisa con un oggetto fallico. Eh sì, perché i rimandi sessuali sono frequenti in questo film ed esplodono con violenza inaudita nella prima parte quando Alex entra in casa dello scrittore e gli distrugge casa, violentando la moglie sotto agli occhi sulle note di Singin In The Rain. 


Dopo il suo arresto, al giovane viene fatta una proposta: essendo accusato dell'omicidio dell'anziana vittima del vaso fallico, alcuni medici gli dicono che se si sottoporrà alla cura Ludovico potrà uscire anticipatamente dal carcere. In cosa consiste la cura Ludovico? Nell'annullamento di una parte dell'essere umano e degli istinti primordiali di un soggetto (nel caso di Alex tutto ciò che riguarda la violenza): in poche parole DeLarge non sa che tra poco dirà addio a una buona fetta del suo libero arbitrio.

Alex viene quindi sottoposto al trattamento perché in carcere non vuole restarci ma ben presto dovrà fare i conti con la morale. Ogni giorno viene costretto a guardare, a occhi sbarrati tramite delle pinzette, scene di violenza con in sottofondo la Nona di Beethoven. Questa routine a un certo punto lo fa impazzire al punto da fargli gridare "è un delitto". Questa scena del film ha un significato morale molto profondo: come può un peccatore come lui, portare di dolore e distruzione, poter giudicare in questo modo il maltrattamento a cui è sottoposto il celebre pezzo del compositore tedesco?  



Gli effetti della cura Ludovico (del resto è proprio il nome di Ludwig van Beethoven) si fanno vedere in poco tempo. Durante una dimostrazione pubblica, il giovane viene messo in condizione di picchiare un uomo e violentare una donna completamente nuda: non riesce a fare nessuna delle due cose perché avverte dolori lancinanti alla testa e allo stomaco seguiti da vistosi conati di vomito. La cosa peggiore però è che Alex non può nemmeno desiderare di fare solo l'amore con quella ragazza, non riesce nemmeno a sfiorarla o a palparle un senso. In poche settimane è stato messo in condizione di non fare ciò che più gli piace e questo lo porterà all'esasperazione. 

Il favore di Alex interviene il parroco del carcere, il quale sottolinea come egli sia stato privato del suo libero arbitrio e messo in condizione di non potersi muovere come un comune essere umano. Infatti, Alex non smette di delinquere perché ha imparato la lezione, bensì perché è costretto dal suo corpo mutato da una lunga serie di traumi psicofisici. Lui è sempre il solito ipocrita ma fattori esterni lo rendono innocuo.

Belle le poppe ma Alex non può toccarle!


Una volta uscito, il protagonista si ritroverà solo, senza casa e vittima di coloro a cui un tempo ha fatto del male, anche dei suoi ex compagni Drughi che sono diventati poliziotti. Quindi fugge e trova riparo nella casa di Frank Alexander, lo scrittore a cui violentò la moglie e che ha costretto alla sedia a rotelle. L'uomo, affranto dalla morte della compagna, non lo riconosce inizialmente: si ricorderà di lui solo quando, durante un bagno caldo, Alex intona Singin In The Rain. 

Si ritrovano così, faccia a faccia, Alexander e Alex: dai nomi si evince che l'uno è la controparte dell'altro e viceversa. Il primo è un uomo di cultura, un amante dell'arte e della letteratura, nonché di sua moglie. Il secondo spazza via tutto distruggendo la sua casa, la sua biblioteca e violando sua moglie. Alex è una versione giovane, ribelle e politicamente scorretta di un suo io passato cresciuto in un'epoca migliore e con principi diversi. 

Lo scrittore sa chi è Alex e scopre che è stato sottoposto alla cura Ludovico, quindi lo tortura per ottenere informazioni per attaccare il Governo e vendicarsi di chi gli ha fatto del male. L'interrogatorio parte con la Nona in sottofondo e questo distrugge emotivamente il personaggio: il trattamento purtroppo gli ha reso insopportabile anche la sua musica preferita. Ormai distrutto, Alex si getta dalla finestra per porre fine alla sua sofferenza, ma sopravvive.

Alexander lo scrittore è la controparte di Alex e basta!


Risvegliatosi in ospedale e diventato un caso mediatico, i membri del Governo decidono di corteggiarlo promettendogli che se terrà la bocca chiusa avrà un buon lavoro da poliziotto e non rivedrà mai più lo scrittore Alexander. Il ragazzo accetta, la stampa riprende la pace fatta tra le parti ma soprattutto il libero arbitrio è tornato al suo stato originario: quando gli fanno riascoltare Beethoven è felice, sereno, entusiasta e non ha più i conati di vomito e il mal di testa. Lo schianto seguito dal quel volo dalla finestra l'ha rigenerato, come se avesse azzerato completamente gli effetti controindicativi della cura Ludovico. Alex è pronto a fare baldoria e le sue prossime violenze saranno giustificate perché lo farà in nome della legge, sotto la posizione di capo della Polizia (ebbene sì, lui chiede e ottiene questo). Non ha imparato nulla dalla sua precedente esperienza e intanto le tecniche mediche usate su si lui non potranno nuocere più nessuno. La scena finale in cui lo vediamo pensare a una scena d'amore con una donna dice chiaramente tutto. 


Nel romanzo "A Clockwork Orange" di Anthony Burgess il finale è differente e presenta una specie di lieto fine. Dopo essersi ripreso dal tentato suicidio ed essersi lasciato tutte alle spalle, Alex crea una nuova banda e torna a commettere reati, ma la sua fascinazione per la violenza è passata, non è come prima. Anzi, dopo aver incontrato uno degli ex Drughi con la moglie, capisce che per lui è arrivato il momento di farla finita con quella vita, lavorare onestamente e farsi una compagna di vita con la quale avere un figlio. 


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14 commenti:

  1. bell'articolo. Ricordo quando lessi il libro di essere rimasto un'attimo spiazzato per la "neolingua" in cui era scritto. Nell'edizione che ho letto (nella prefazione mi pare) il libro veniva descritto come opera critica verso i sistemi totalitari proprio per la questione della perdita del libero arbitrio ma questa interpretazione mi è sempre sembrata una forzatura, forse la guerra fredda influenzava i critici del periodo :D
    Del film ha già detto tutto, capolavoro.

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    1. È una storia che, come altri film di Kubrick, ha aperto molte questioni anche in ambito accademico. Arancia Meccanica è un film molto particolare e per il regista non è stato facile mantenere fede ai temi originari del libro.

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  2. Kubrick è un creativo. Nessuno come lui.
    Leggendoti ho rivisto il film.

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  3. Prima di tutto complimenti per quest'analisi: perfetta.
    Mi piace sottolineare due cose. E' bellissima la teoria del "Clocwork orange", dei giocattoli a molla che sono caricati da Dio e da Satana; anche se io credo più che ogni uomo sia portatore di azioni buone e cattive, noi compresi. Ovviamente l'azione cattiva ha diverse gradazioni, perché un conto è fare "un dispetto" a una persona, un conto è compiere un atto di violenza. Comunque qui siamo alla filosofia spicciola :).
    In secondo luogo non sapevo del finale del libro. In cuore mio dico: lo preferisco. Ma secondo me è più incisivo il finale del film, perché appunto "la cura" è tale solo perché è violenza sulla psiche della persona, non è un percorso di espiazione e di ravvedimento, come sottolinei tu è indurre un trauma perché poi la persona non commetta gli stessi atti spregevoli. Rimosso quel trauma, Alex torna come prima.

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    1. C'è da dire che la prima versione del romanzo presentava un altro finale che poi Burgess ha rivisto nel tempo, dato che la cura inizialmente aveva fallito.
      Per quanto riguarda il concetto di "arancia meccanica" Burgess ha riportato quelle idee proprio in un saggio a parte pubblicato negli anni 80.

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  4. Ennesima eccezionale analisi, per un film davvero molto "ricco" e che avrebbe indubbiamente meritato più premi.

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    1. Ti posso dire una cosa? Ieri, andando a condividere il pezzo su vari gruppi Facebook di cinema, è sbucata fuori gente della serie:
      "Dopo pochi minuti ho smesso di guardarlo, per me era troppo"
      "Non capirò mai perché inserire la violenza nel film"
      "Peggio di un film dell'orrore"
      "Non guarderò mai un film così crudo e per nulla educativo".
      Cioè, cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando, perché nel 2021 dichiarazioni simili sono gravissime.
      Grazie mille per i complimenti. Anche se non ti commento, ti leggo sempre amico mio. Ti abbraccio

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  5. Letto il romanzo, ma dopo aver visto il film... che preferisco proprio per il suo finale ancora più cattivo: Kubrick, come dici, comprese bene la linea di Burgess ma proprio nel finale secondo me riesce a dare una stoccata fatale alla società, grottescamente e impietosamente.

    Moz-

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    1. In effetti la differenza sta nel fatto che per Burgess era un esperimento, per Kubrick invece una spietata visione di vita.

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  6. Bel post! Adoro il film e il libro lo lessi con grande piacere una dozzina di anni fa (aiutato da un dizionario dei termini nadsat), davvero splendido anche quello!

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    1. Il libro per me fu una rivelazione e ti dico che le parole le capii grazie al senso dei contesti. Il film poi è quello che è e chi non l'ha ancora capito dovrebbe uscire dall'aula!

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  7. Complimenti per l'articolo!
    Che dire, ho rivisto anch'io il film integrale abbastanza recentemente ed io non l'ho trovato affatto invecchiato, ma anzi mi è piaciuto anche più della prima volta.
    Il libro di Burgess è un mio rimpianto, perché lo avevo trovato ad 1 Euro in una bancarella, ma qualcuno fu più veloce di me e lo fece suo, ma prima o poi lo recupero.

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    1. Ahhhh peccato. Cerca di recuperare il libro perché ne vale davvero la pena

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