Leo Ortolani Collection - The Walking Rat: il trionfo e la città dei morti viventi. La recensione completa e unica della parodia a fumetti di "The Walking Dead" (e fratelli).
The Walkin Rat è il secondo numero della raccolta "Leo Ortolani Collection"
Siccome sono un malato di Leo Ortolani ho cominciato, giustamente, a collezionare anche la sua ultima raccolta di fumetti, intitolata "Leo Ortolani Collection" che include storie famose, fumetti rari e narrazioni mai viste prima. Tuttavia, dicevo, pur essendo un patito del maestro, non amo avere doppioni in casa: i seguaci della "Puteca di Pakos" ricorderanno che anni fa parlai di "The Walking Rat" recensendo i tre numeri dell'edizione "Rat-Man Gigante", quindi perché non fare un articolo unico dopo aver parlato già di "C'ero una volta"?
The Walking Rat è la celebre parodia di "The Walking Dead" che Ortolani pubblicò sulla testata "Rat-Man Collection" di panini Comics nel gennaio 2015. L'autore creò il suo personale mondo abitato da morti viventi e umani sopravvissuti utilizzando la sua solita ironia. A raccontare i fatti del fumetto ci pensa un Rat-Man (o meglio un ammiratore) in versione zombi che tuttavia si distingue dai suoi simili per un particolare: è riuscito a mantenere intatta la sua coscienza. Per questo motivo, per quanto cerchi divertimento tra i mostri, il nostro eroe sente ancora una volta il bisogno di indossare maschera e mantello per cercare di reintegrarsi con il mondo dei vivi ed evitare che questi vengano divorati dal nemico.
La prima parte dell'opera è divisa in due capitoli, "The Walking Rat" e "Il Confine". Proprio in quest'ultima parte troviamo dei personaggi a noi molto cari: le versioni parodiate dei protagonisti di "The Walking Dead". Non a caso, nelle schede di approfondimento dell'edizione "Gigante" è stato lo stesso Ortolani a precisare quali siano state le opere che l'hanno maggiormente influenzato. Tra di esse c'è anche il film "Il Giorno degli Zombie", oltre alla serie a fumetti creata da Robert Kirkman e trasposta in versione televisive da Frank Darabont. Ovviamente non mancano riferimenti a "La notte dei morti viventi" e ad altri capolavori del genere.
In seguito, intravediamo Rick, sua moglie, Dale Horvath e Daryl Dixon. I loro nomi ovviamente sono stati cambiati e resi anche simpatici, come nel caso del capo della banda di sopravvissuti che viene ribattezzato "Brick". È stato anche accentuato il tema del tradimento: nella serie horror Lori Grimes tradisce il marito convinto che quest'ultimo fosse morto durante la prima invasione zombie, poi scatta il riscatto della donna che ritrova il marito e torna con lui. Nella parodia di Ortolani la compagna di Brick è descritta come una moglie con il "vizietto" e questo accade quando è proprio il marito a beccarla a letto con un altro uomo.
Ad ogni modo, i sopravvissuti si imbattono nel nostro Rat-Man, il quale vive e porta con sé un feto zombie chiamato "Fetoardo": questo è uno dei punti più alti dell'idea horror comica dell'autore, il quale pone l'accento sulla vita quotidiana di un morto vivente. Camminare a rilento, bisogno di cibo, uccidere, divorare, decomporsi e morire con una pallottola in testa. Ebbene, Rat-Man questo non lo vuole ed è per tale motivo che lo vediamo andare avanti, cercando di creare un ponte tra i morti e i vivi. Lui stesso dice che non si beccherà mai una pallottola alla testa ma non può fare meno di attirare il gruppo di vivi perché lui si sente ancora vivo. Cerca di rivivere i bei tempi prima della fine del mondo come se nulla fosse cambiato, ma le feste, i fazzoletti nuovi, gli snack e le bevande non sono riportati nei menù dei "non vivi". Allora via con il cambiamento, con la speranza di vivere nuove avventure e non essere mai scoperto in merito alla sua vera identità.
Durante la lettura, vediamo i nostri protagonisti giungere dunque a Appathowanna, luogo un tempo famoso come la città del fumetto e in seguito diventata la dimora di un fittissimo gruppo di mostri guidati dal loro capo, Anubi. Quest'ultimo è un gigantesco zombi vestito da Batman e, come il nostro protagonista, è riuscito a mantenere le sue capacità mentali esattamente come colui che si fa chiamare "Topoman". Anubi è il dio dei morti viventi e in effetti il nome prende spunto dal dio egizio dei morti. A quanto pare, questo energumeno un tempo era un cosplayer e sarebbe stato lui a mordere i partecipanti alla fiera del fumetto.
Perché una tale ambientazione? Quando nel 2015 Ortolani realizzò questa storia, lo fece pensando esclusivamente al caos del Lucca Comics. Spesso si poneva la domanda di come sarebbe stato quel mondo se fosse stato preso d'assalto non da tanta gente normale, bensì da un'orda di zombie? Ecco il risultato! Tra l'altro, tra le pagine di questo fumetto spunta fuori un riferimento allo stesso Rat-Man e il nostro personaggio principale cercherà proprio di ispirarsi alle imprese di un eroe che ammette di non conoscere.
In un certo senso, la parodia zombie di Ortolani è una sorta di riscoperta del mito di Rat-Man. Come dire, è un Rat-Man dentro Rat-Man, una specie di meta fumetto se così si può definire, un po' come il metacinema di Quentin Tarantino che pone nei suoi film riferimenti e rimandi ad altre sue pellicole. La cosa affascinante però è che le capacità ragionative di Anubi hanno portato a un sovvertimento dell'ordine delle cose e in particolare della catena alimentare: gli uomini diventano prede e vengono allevati dagli zombi esattamente come mucche e bestiame vario. Le donne e i bambini vengono risparmiati per far andare avanti la razza umana, destinata a essere mandata al macello per soddisfare la fame dei morti viventi. C'è una tanto ironica quanto spietata visione della vita da parte di Ortolani, il quale ha messo in campo tutto il suo interesse per le tematiche trattate con una certa cura e attenzione, rispettando le influenze provenienti da altre opere ma mantenendo fede alla propria filosofia.
La comicità di questo Rat-Man è più spinta del solito, forse spietata dato che viene ispirata da un ambiente violento, crudele, dove si sopravvivere con ogni mezzo e si combatte contro creature immonde e che non dovrebbero realmente esistere. Eppure, ogni dieci pagine, sembra che una speranza per un mondo migliore ci sia: occhio però ad Anubi!
Oltre all'azione e all'immancabile vena umoristica dell'autore e dei suoi personaggi, il finale è probabilmente la parte più poetica della serie parodia di "The Walking Dead". Il significato delle parole del protagonista hanno un doppio senso, come se volesse indicare che lui non sarà solo e sempre con gli zombie ma anche nella memoria dei lettori e degli umani che ha conosciuto. Un livello narrativo così elevatolo lo notiamo anche nel discorso dal protagonista verso le battute finali della narrazione: anche i morti, come gli umani, possono combattere tra di loro e farsi paura a vicenda, specie quando ti trovi dinanzi a un'orda più grande di quella di Anubi. Insomma, sembra non esserci così tanta differenza tre i mostri e gli uomini.
Tanti significati troviamo in uno dei lavori più belli e riusciti da Ortolani: la speranza che la vita continui per il gruppo di Brick è ancora viva, ma il mondo deve andare avanti e lo farà anche con gli zombie che ormai sono diventati i nuovi padroni di ogni città, ogni paese e ogni continente.
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