venerdì 6 novembre 2026

Zerocalcare - "Due spicci": la terza (e più matura) serie tv su Netflix. La recensione

Zerocalcare -  "Due spicci": la terza serie tv di Michele Rech su Netflix. La recensione della nuova opera animata che si mostra più matura e cruda rispetto al passato.

"Due spicci": il trauma dei cambiamenti secondo Zerocalcare

Durante la mia ultima esperienza sull'Isola d'Elba non ho avuto modo di guardare la terza serie tv del fumettista Zerocalcare, cioè "Due Spicci". Tuttavia, durante questi mesi ho letto un po' di tutto in merito all'ultima fatica di Michele Rech, come ad esempio nel caso di alcune critiche che lo avrebbero accusato di aver proposto ai suoi fan l'ennesima minestra trita e ritrita, senza dimenticare anche la polemica legata alle testimonianze di presunti collaboratori e animatori che avrebbero lavorato in condizioni difficili durante la realizzazione degli otto episodi animati. Ora, al di là delle schermaglie e dei gusti personali, negli ultimi due giorni mi sono messo di sana pianta e mi sono dedicato alla visione di "Due Spicci" che, a mio modesto parere, può essere considerata come la serie più matura, cruda e approfondita dell'autore. 


"Due Spicci", è disponibile su Netflix dal 27 maggio 2026 ed è stata scritta e diretta interamente dall'artista romano, il quale può quindi avvalersi di un'altra medaglia al valore dopo "Strappare lungo i bordi" del 2021 e "Questo mondo non mi renderà cattivo" del 2023. La produzione porta la firma di Movimenti Production, in collaborazione con la casa editrice Bao Publishing che ormai da anni pubblica tutti i fumetti di Zerocalcare. La serie è stata annunciata il 10 giugno 2025 e il suo titolo è stato rivelato durante il Lucca Comics del novembre 2025. Stando alle fonti, "Due Spicci" avrebbe anche ottenuto tre milioni di euro in finanziamenti pubblici ottenuti tramite il meccanismo del tax credit gestito dal Ministero della Cultura italiano. 

La trama vede i personaggi storici di Zerocalcare essere protagonisti centrali dei fatti come non mai, senza dimenticare come sempre l'aggiunta di qualche figura inedita ma indispensabile ai fini della trama. Zerocalcare e il suo amico Cinghiale hanno acquisito un locale a Roma: le cose sembrano andare in modo regolare, fino a quando però Zero non scopre che il socio ha accumulato un debito con la famiglia criminale delle Tartallegre, il cui esattore è il tanto temuto Paturnia. Nel frattempo, su richiesta di Sarah, il protagonista è costretto ad ospitare in casa sua Smeralda, una sua ex fiamma di gioventù fuggita da un fidanzato troppo violento e manesco. Sarah è impegnata in una relazione tossica con la fidanzata Stella, mentre Secco è sparito bruscamente dalla circolazione dopo la nascita di un figlio. Zerocalcare si ritrova quindi coinvolto in tutte queste situazioni e per primo rischia di pagare le conseguenze delle scelte di ognuno degli amici, specialmente nel caso di Cinghiale (ormai piegato dalle pressioni economiche dovute dalla vita famigliare) e di Smeralda (sempre più vittima delle ragioni del cuore). 


In "Due Spicci", Zerocalcare recupera tematiche, personaggi e filosofie che abbiamo potuto leggere in fumetti come "La profezia dell'Armadillo" (il dolore e la perdita), "Un polpo alla gola" (il senso di colpa e i traumi d'infanzia), "Macerie Prime" (la paura dei cambiamenti, la crescita, la caduta e il provare a rialzarsi), "Scheletri" (il marciume interiore) e "Quando muori resta a me" (ancora il senso di colpa unito all'ammissione dei propri limiti). Dal suo "bestiario", l'autore rilancia Sarah e Secco in vesti decisamente inedite, mentre Cinghiale ottiene un ruolo da protagonista come ai tempi di "Macerie Prime", mentre Paturnia viene ripescato da "Scheletri". 

"Due spicci" non è la classica storia di Zerocalcare. Questa serie affronta in maniera approfondita il lato oscuro di una parte di Roma e di alcuni suoi quartieri, dove esistono nuclei criminali pronti a tutto pur di portare avanti i propri interessi. In questo caso non abbiamo solo a che fare con la classica Sindrome di Peter Pan dell'autore (fatta di riferimenti nostalgici alla cultura e ai costumi della nostra giovinezza), bensì qui si argomenta parecchio sull'essere adulti e sulle responsabilità che tale inevitabile condizione di vita richiede. I nostri amici si ritrovano a dover fare i conti con il tempo che passa e con una società che non risparmia nessuno, nemmeno la talentuosa Sarah o il carismatico Cinghiale, il quale rischia di perdere la famiglia per mancanza di liquidità per la comunione di uno dei figli: da qui parte una serie di guai che costringeranno Zerocalcare a muoversi in prima linea, tra estorsioni e problemi affettivi inesorabilmente legati alla complicata crescita dello stesso Calcare, ormai consapevole di non essere sempre stato l'amico, il figlio e l'uomo che tutti si aspettavano di vedere una volta diventato grande. Poi c'è Montini, uno di quei ragazzi che invece non è mai uscito dal tunnel della solitudine, una di quelle vittime che a volte l'infanzia miete senza mezzi termini, generando adulti imprevedibili e capaci di scoppiare come una bomba da un momento all'altro. Oppure possiamo parlare di una donna adulta come Smeralda, tanto forte e caparbia quanto insicura e masochista.


"Due Spicci" si pone come una spietata autocritica nei confronti delle scelte che ognuno di noi fa e, naturalmente, anche delle conseguenze da esse scaturite. La serie inoltre è forse la prima opera animata di Zerocalcare a non mostrare unicamente il punto di vista dell'autore, bensì ritaglia molte scene in cui gli altri personaggi sono soli o tra di loro, senza la necessaria presenza del protagonista principale. Facendo così, "Due Spicci" si impone al pubblico come la storia di chiunque, se non di tutti: anche il passato traumatico di Paturnia riesce a trovare brevemente il suo spazio, così da "rendere giustizia" anche a chi non merita giustizia per le azioni compiute ma, si sa, Michele Rech ha sempre cercato di dare una spiegazione ai comportamenti e alle situazioni. 

I problemi economici di Cinghiale, la carriera irrealizzata e la tossica vita amorosa di Sarah, le violenze subite da Smeralda sono il ritratto della nostra generazione, di quelli che rischiano di non farcela (anche se alla fine un punto di ripartenza c'è sempre). Anche Secco è cambiato in qualche modo però in lui è rimasto tanto di ciò che è stato un tempo. Certo, Secco gioca ancora d'azzardo, continua ad amare alla follia il gelato ma resta sempre disponibile ad aiutare gli amici in difficoltà usando sempre il suo codice (im)morale: l'arrivo di un figlio lo rende più responsabile in termini di presenza patera ma, in fin dei conti, è l'unico a non mostrare pericolosi segni di cedimento. Poi c'è Zerocalcare, il quale ripercorre le sue opere principali per rivivere i dispiaceri del passato e fare mea culpa sulla sua mancata maturità adulta. Dopo aver chiarito molte cose sul rapporto con il padre in "Quando Muori Resta a Me", Rech decide di affrontare a modo suo anche l'amata madre, dichiarandola esente da colpe in merito alla solitudine del figlio e al fatto che non sia mai riuscito a trovare una donna con cui tirar su famiglia: mamma Elizabeth ha fatto tutto quello che era in suo potere per non far mancare nulla al figlio e il primo ad essere consapevole di ciò è lo stesso Zerocalcare. Ci ritroviamo quindi dinanzi a una nuova analisi personale da parte dell'artista di Rebibbia, accompagnato da uno dei Armadilli più esilaranti di sempre.


L'animazione ha fatto dei notevoli passi avanti rispetto al passato, per non parlare di alcuni episodi che durano oltre i tempi standard di Zerocalcare (l'ultimo episodio, ad esempio, è di circa 50 minuti). La scelta delle musiche come sempre è stata azzeccata sia per il tema della serie sia per descrivere i momenti di maggior climax della narrazione. A mio modesto pare, l'umorismo e l'ironia hanno toccato livelli molto alti, forse si possono reputare come i più esilaranti e irriverenti della produzione Calcarea, soprattutto grazie al doppiaggio di Valerio Mastandrea che ha portato l'Armadillo a ritagliarsi la scena oltre i soliti commenti morali, e filosofici: in questa occasione la coscienza del protagonista sembra intenzionata a estremizzare la propria profezia fino all'infinito, così da buttare in faccia a Zero gli strascichi di una giovinezza ormai andata e di una vecchia che incombe pericolosa. 

Ricordate, «Si chiama profezia dell'armadillo qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.». I nostri eroi non fanno altro che continuare a girare intorno a questa interminabile spirale che, come una costante ciclicità di eventi, schiaffa di nuovo le persone contro vecchi muri apparentemente superati: Zero, ad esempio, nel cercare di approfondire il suo rapporto con Smeralda si ritrova a pensare di nuovo all'amata Alice, la cui morte lo sconvolse ai tempi di "Strappare Lungo i Bordi" (nel fumetto "La Profezia dell'Armadillo" si tratta di Camille). Eppure, nonostante l'aura funesta della profezia, alla fine si ricomincia sempre da capo sperando in un futuro migliore ma senza rinnegare il timore che certi fantasmi possano continuare a tornare e a perseguitarci. Per Zerocalcare la cosa che più conta è l'ammissione delle proprie responsabilità, riuscire a prendere piena consapevolezza degli accadimenti e provare, come sempre, a imparare una lezione che funga da morale finale di ogni storia. È il caso di Montini, l'unico ad andare oltre le proprie possibilità pagando un prezzo alto, altissimo, un po' com'è successo ad Alice in "Strappare Lungo i Bordi" o a Cesare in "Questo mondo non mi renderà cattivo": la società tempra i propri figli, li cambia ma solo in alcuni casi li peggiora ed è lì che sbucano gli "sconfitti", coloro che per quanto ci abbiano provato non ce l'hanno fatta, mostrando tuttavia un fallimento che Zerocalcare non demonizza, bensì prova a esorcizzare per spiegare agli spettatori che, dietro a qualsiasi cosa, c'è una spiegazione e noi non possiamo fare nulla per sovvertirla. 



"Due spicci" è senza dubbio la serie animata più completa e matura di Michele Rech perché non si rifà alle fatiche precedenti ma cerca di incanalarsi lungo una sceneggiatura che preme l'acceleratore fino in fondo, passando sopra alle vignette di "Macerie Prime" e "Scheletri" con una tragicommedia che approfondisce le esperienze personali degli anni addietro. Non è la solita minestra trita e ritrita come qualcuno ha detto: "Due Spicci" è tra i lavori migliori in assoluto del fumettista romano e vale la pena rivedere questa serie più e più volte.

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