venerdì 6 maggio 2022

Una anno dopo la morte di Kentaro Miura: il mio rapporto con Berserk oggi


Non esiste premessa, non c'è metadescrizione da inserire e non ci sono parole chiave da utilizzare per favorire le visualizzazioni e la ricerca su Google. Non ci saranno nemmeno condivisioni che tengano perché oggi 6 maggio, affronto il primo anniversario della morte di Kentaro Miura con un certo rammarico e dispiacere, specie se tengo conto del fatto che il mio rapporto con Berserk è cambiato parecchio.

Sia chiaro, questo manga resta la mia opera preferita e continuo a custodirla gelosamente. Tuttavia, è altrettanto vero che la consapevolezza della scomparsa del maestro mi ha profondamente scosso e "bloccato". A differenza di qualche falso fan di Berserk, io non venderò mai i miei volumi e avrò sempre un ricordo romantico delle avventure di Guts e degli altri personaggi del manga. Per me Berserk resta magia, poesia, storia ma soprattutto un fumetto che mi ha insegnato tanto e mi ha permesso di aprire parecchio la mia mente. Eppure, ogni volta che guardo quello scatolone contenente i tankobon o (peggio ancora) quando mi imbatto in qualche immagine del guerriero nero e dei suoi compagni sento sempre una strana fitta al cuore.

Oggi, soprattutto ai neofiti, continuo a suggerire Berserk tra le letture fondamentali perché esso è la storia, anzi la storia l'ha scritta dato che si tratta del primo vero manga fantasy di sempre. Il bello di Berserk è che non smetti mai di farti le pippe mentali, per non parlare del fatto che è ricco di storia occidentale: fumetti americani, romanzi ma soprattutto cinema. Non mancano naturalmente riferimenti a importanti colossi della cultura nipponica (Ken il Guerriero giusto per citarne uno), eppure "Beruseruku" era vicino a ogni abitante del mondo, indipendentemente da tutto. 

Si sa che la fine di Miura è paragonabile a quella di altre icone del fumetto mondiale. Non dico che la sua morte sia comparabile a quella di Stan Lee, ma secondo me poco ci manca dato che anche Kentaro aveva costruito un mondo, il suo mondo, una bibbia dta mettere nello scaffale insieme a "Il Signore degli Anelli" (giusto per fare qualche nome). Consiglio a tutti di leggere Berserk ma ormai non ne parlo più di tanto. Per chi conosce il mio blog, beh, sa da tempo ho bloccato tutto ciò che riguardava il mio lavoro di analisi e di critica sul capolavoro del maestro: sfogliare ancora una volta quelle pagine mi rende nostalgico e triste nel contempo. Non sappiamo ancora come andrà a finire la vicenda editoriale di Berserk però resta il fatto che personalmente vivo di scetticismo e pessimismo. Poco importano per me le parole di altri autori e persone vicine a Miura perché il punto è quello: che ne sarà di tutto il resto? Inutile rispondere, solo il tempo potrà calmarmi.

È passato un anno da quando Miura ci ha lasciati per colpa di quella dissecazione aortica acuta che da tempo lo affliggeva. Alcuni gli rimproverano di non aver terminato Berserk, altri invece se la prendono con i suoi editori che hanno preteso sempre di più dalla sua produzione certamente non proprio regolare: a cosa serve trovare un colpevole se per gente come me è venuto a mancare un dio, qualcuno che ha segnato profondamente il mio percorso, la mia esistenza? A me dispiace che al mondo esistano personaggi immaginari privi di autore, a me fa male l'idea che lui non ci sia più. No signori, Miura non aveva colpe prima di andarsene e non ce l'ha nemmeno ora perché la sua salute parlava da sé. Quale autore non vorrebbe concludere una roba come Berserk? Lasciamo perdere gli altri manga, degli altri non ci interessa nulla. 

Il finale dell'ultimo capitolo uscito in Giappone qualche mese fa, manco a farlo apposta, è la perfetta sintesi dello stato d'animo di un intero mondo: Miura manca a tutti. Manca a noi fan, manca a chi non era suo fan ma ne apprezzava le idee, manca ai suoi collaboratori, alla sua famiglia, ai suoi colleghi e soprattutto alle su creature. Anche la Mano di Dio e gli Apostoli a quest'ora staranno piangendo nel ricordare la morbidezza della mano che li ha disegnati perché, si sa, i personaggi di Miura non erano mere tavole realizzate nero su bianco, erano e sono personaggi ricchi di vita propria, quasi veri, ognuno con una storia e ognuno con una chiave atta ad aprire una delle mille porte dell'universo.

Oggi è un giorno triste! Fanculo i grassetti, i link interni ed esterni. Al diavolo tutto! Oggi voglio solo condividere questo mio pensiero con chi ha veramente amato come me e anche più di me Berserk. Basta solo pronunciare il titolo, Berserk, e un lungo senso di freddo ti attraversa la schiena, il cervello e soprattutto il cuore. Guts sarà sempre l'espressione dei miei sogni e della mia rabbia, Caska una delle donne che ho più amato nel mondo dei manga, Griffith lo stronzo che avrei sempre voluto massacrare pure riconoscendone la grandezza. Niente, non c'è nient'altro da aggiungere. Forse avrei anche potuto risparmiarmi questo pensiero perché non dimenticherò mai lo sconforto di tutti noi ma Miura deve essere ricordato per la grande eredità che ha lasciato a tutti noi. Addio maestro, addio per la seconda volta...

Questo pezzo lo troverete solo qui e sulla pagina Facebook. Non andrà sul gruppo, non andrà su Twitter, non andrà su Instagram. Non voglio like o visualizzazioni, vorrei solo che il maestro torni in questo mondo...

2 commenti:

  1. Io lo rileggo quando posso.
    Manco un mese fa mi sono riletto tutti i volumi dalla saga di Albione in poi.
    In più Berserk è quanto mai famoso anche adesso, non passa giorno che su Tik Tok non ci sia qualcuno che ne parli o che lo recensisca.
    Un vero paradosso se pensiamo a quanta melma si sia preso Miura negli ultimi anni per via della sua presunta lentezza o per il calo narrativo di cui si lamentavano molti dei lettori quando era ancora tra noi.

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  2. Come darti torno Pirk! Effettivamente risulta immancabile la schiera di "pentiti" che oggi osannano Miura dopo avergli buttato addosso di tutto. Però è andata così. Per me oggi parlare di Berserk è molto difficile

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