giovedì 3 maggio 2018

Commodore Amiga 600, i miei primi videogiochi (Parte I)


Dopo la presentazione del mio primo pc, cioè il Commodore Amiga 600, posso passare finalmente a presentarvi alcune tra le mie prime esperienze videoludiche, spesso alternate alle immancabili tappe in sala giochi (ma questo è un altro discorso che affronteremo più là). 

Quando ero piccolo non era difficile poter giocare con l'Amiga 600: bastava aver un joystick digitale (cioè munito di levetta) e inserire un floppy disk contenente un videogioco. Il numero dei floppy variava in base alla grandezza del prodotto, in parole povere più lunghe e pesanti erano le proprietà del gioco e più aumentava il numero dei floppy. 

mercoledì 2 maggio 2018

[Sondaggio] La Top 10 delle voci più belle della musica italiana


Dopo gli ottimi riscontri ottenuti con il sondaggio che ha sancito la "Top 10 delle voci inimitabili della musica straniera", ecco una nuova classifica dedicata ai cantanti italiani. Come accaduto in precedenza, è stato preparato un sondaggio direttamente dalla pagina del blog, così da permettere ai cultori della musica leggera italiana di poter esprimere a massimo tre preferenze per arrivare poi a un vincitore. 

Anche in questa circostanza non sono mancate le sorprese, come nel caso di Claudio Baglioni, finito fuori classifica in favore di artisti con un curriculum vitae certamente meno ricco del suo. In molti però non sanno che Claudio Baglioni è, in un certo senso, il nostro Freddie Mercury, infatti, è l'unico in Italia a eguagliare l'estensione vocale del frontman dei Queen sia in massima sia in minima: a dirlo sono stanti alcuni miei conoscenti che insegnano canto a livello accademico. 

Tra i grandi esclusi ci sono anche Renato Zero, Mia Martini, Adriano Celentano e Zucchero, mentre per un soffio sono rimasti fuori dai giochi anche Vasco Rossi e Ligabue. Eppure, mai mi sarei aspetto di non dover parlare anche del mitico Piero Pelù, la cui voce ha fatto parlare tanto di sé per le mille imitazioni fatte da numerosi comici italiani e per quei versi che hanno reso unico il rock dei Litfiba. Del resto, stiamo pur sempre parlando di voci "inimitabili" e a questo punto possiamo cominciare a presentare i dieci vincitori del nostro sondaggio.

sabato 28 aprile 2018

Tekken 2: la crisi di Kazuya e la vendetta di Heihachi



Nel 1995 la Namco realizzò e pubblicò il secondo capitolo della saga di Tekken che avrebbe ben presto rivisto il conflitto tra Heihachi e Kazuya a parti invertite ma con interessanti risvolti all'interno della trama. 

Per quanto riguarda il videogioco, gli sviluppatori riuscirono a realizzare dei notevoli miglioramenti nella grafica, allargando il numero di partecipanti a 25 e aggiungendo qualche piccola novità nella combinazione dei tasti per le varie combo e mosse speciali. I tratti dei personaggi sono stati ammorbiditi e i cubi restano visibili ma in maniera meno appariscenti rispetto al passato. 

giovedì 26 aprile 2018

Death In Music '60 parte II: da Richard Fariña ai casi Luigi Tenco e Brian Jones


Al via la seconda e ultima parte della rubrica Death In Vegas che oggi chiude il ciclo degli artisti maledetti scomparsi tragicamente negli anni '60. E' stato un lavoro lungo ma posso anticiparvi che da questo articolo in poi comincerete a leggere nomi molto più familiari, come nel caso del nostro Luigi Tenco e di Brian Jones, famoso chitarrista dei Rolling Stone morto per annegamento nel 1969. Eppure, oggi nella nostra Death In Vegas abbiamo un sopravvissuto, cioè Nick Simper, uno dei padri dei Deep Purple...

lunedì 23 aprile 2018

C'era una volta Go-Cart: Maria Monsè, i giochi per bambini e i cartoni Warner Bros


Chi di voi ricorda il programma per bambini "Go-Cart" condotto da Maria Monsè e trasmesso su Rai 2 negli anni '90? Per quanto mi riguarda, è stata una delle cose che ho maggiormente amato nel periodo della mia infanzia sia perché ero follemente innamorato di Maria sia perché ho sempre apprezzato l'intrattenimento della vecchia scuola televisiva (format che oggi non esistono più), che consisteva in giochi telefonici e soprattutto tanti cartoni firmati Warner Bros. 

Ci tengo a precisare però che "Go-Cart" andava in onda negli orari pre-serali, dunque, non va assolutamente confuso con lo spin-off "Go-Cart Mattina" andato in onda dopo la chiusura del primo programma e trasmetto fino al 2005.

sabato 21 aprile 2018

Commodore Amiga 600: il mio primo computer home


Retrogaming - Commodore Amiga 600: il mio primo computer home. Ripercorriamo un po' di storia attraverso le vie della nostalgia. 

venerdì 20 aprile 2018

Addio al wrestler Bruno Sammartino, "The Original Italian Stallion"


La scorsa notte, mentre ero intento a cercare qualcosa di interessante da trattare per il blog, ho appreso una notizia che di sicuro ha sconvolto l'intero mondo del wrestling: Bruno Sammartino, il lottare italiano che vanta l'impero da campione del mondo WWWF/WWE più lungo della storia, è morto mercoledì 18 aprile all'età di 82 anni per cause naturali. Una notizia che ha colpito non solo me, ex amante di questo show business ormai caduto nel ridicolo, ma anche milioni di persone che continuano a seguire con accanita passione le storie dei protagonisti di Smackdown e Raw.

mercoledì 18 aprile 2018

Tekken, la maledizione dei Mishima: l'origine del conflitto tra Kazuya ed Heihachi



Era il lontano dicembre 1994 quando la Namco diffuse in tutto il mondo il primo capitolo della gloriosa saga di Tekken, un videogame di successo che rivoluzionò il concetto dei picchiaduro negli anni '90 sia per l'innovativa grafica sia soprattutto per la realistica modalità di gioco.
Il successo commerciale di Tekken non va soltanto analizzato per la novità che seppe proporre in quel periodo, ma anche per la trama incentrata sull'eterna lotta tra i membri della famiglia Mishima, uno scontro che però sembra non avere ancora nessun vincitore. 

Da oggi fino ai prossimi mesi, mi occuperò di ricostruire passo dopo passo l'evoluzione del prodotto Namco e di ripercorrere la storia dei personaggi fino a giungere a nuove diramazioni della trama, la quale lascia ancora qualche punto interrogativo sul futuro di Jin Kazama e della sua famiglia. Partiamo innanzitutto dal primo videogioco, Tekken, che ci spiega come tutto ha avuto inizio.

martedì 17 aprile 2018

Cartoon All-Stars to the Rescue: quando i miti d'infanzia sfidarono la droga


Cartoon All-Stars to the Rescue: quando i miti d'infanzia sfidarono la droga. Andiamo alla riscoperta di questo cartone animato del 1990.

Droga e cartoni: vi ricordate Cartoon All-Stars to the Rescue?

Avete mai immaginato la possibilità di veder realizzato un film con tutti (o quasi tutti) gli eroi dei cartoni animati che hanno segnato la vostra infanzia? Ebbene, questo è stato più che possibile grazie alla pellicola Cartoon All-Stars to the Rescue (in italiano I Nostri Eroi Alla Riscossa - Cartoni Animati Contro La Droga), realizzata nel 1990 e prodotta da colossi del mercato mondiale come McDonald's, Walt Disney Television Animation e Southern Star Productions in collaborazione con la Wang Film Productions.

sabato 14 aprile 2018

Death In Music '60 Part I: dall'incidente Belvin all'omicidio di Sam Cooke


In questa seconda puntata della rubrica "Death In Music" mi soffermerò sulla prima metà degli anni '60, ripercorrendo la storia dei più tragici decessi di importanti artisti che hanno fatto la storia di generi come il soul, il jazz, il blues, l'r&b, il rocknroll e la musica country. Per via del vasto materiale che ho trovato sul web, mi sono visto costretto a dividere questo capitolo in due parti e questa prima partirà dalla storia di Jesse Belvin fino ad arrivare al re del soul Sam Cooke.

venerdì 13 aprile 2018

L'asfissiante vittimismo juventino e la speranza romanista


L'ultima settimana di calcio europeo ci ha regalato non solo grandi emozioni in campo, ma anche al di fuori del rettangolo di gioco grazie (e soprattutto) all'impresa storica della Roma contro il Barcellona di Messi e alle polemiche scatenate dal rocambolesco finale di Real Madrid-Juventus che ha visto i bianconeri salutare la Champions League con un'eleganza non degna della vecchia signora. In tutto questo, va aggiunta anche l'inaspettata eliminazione della Lazio che è stata sbattuta fuori dall'Europa League dal Salisburgo per 4-1, neutralizzando così il 4-2 dell'andata in favore dei biancocelesti. 


Nel bene o nel male, dunque, è stata la settimana delle rimonte e delle polemiche. Polemiche che hanno visto protagonista la Juventus di Allegri, una squadra senza dubbio forte e che ha conseguito i migliori risultati europei negli ultimi anni ma totalmente lontana dalla mentalità che la contraddistingueva un tempo per via di signori illustri come Marcello Lippi e Alessandro Del Piero: ebbene, Allegri non è Lippi e Buffon non è Del Piero. 
Da juventino devo avanzare una critica molto aspra nei confronti della mia squadra, la quale, tramite alle azioni di SuperGigi e di Chiellini, ha collezionato in un paio d'ore una marea di figuracce che passeranno senza ombra di dubbio alla storia. 
Per quanto riguarda Buffon, posso capire di certo il momento di rabbia per un rigore inaspettato all'ultimo minuto che ha, in seguito, provocato la beffarda disfatta bianconera nel giorno della sua ultima partita nella massima competizione europea prima del ritiro. Tuttavia, vorrei dire un paio di cose al capitano, se così lo si può definire, in merito allo sfogo avuto dinanzi alle telecamere di tutto il mondo nei confronti dell'arbitro Oliver. Innanzitutto, un rigore corrisponde a un gol solo quando il giocatore lo trasforma e Buffon avrebbe dovuto mantenere il sangue a temperature glaciali prima di sbroccare come un matto e farsi espellere per parole (a noi ignote) rivolte all'arbitro. Secondaria cosa, il fallo di Benatia è da reputarsi "fischiabile" per un principio importantissimo che corrisponde al concetto di "entità del fallo", cioè se un giocatore tocca prima la palla e poi frana sull'avversario non vuol dire che sia esente da penalità arbitrali: in parole povere, un difensore esperto come Benatia (saltato come un birillo per buona parte della gara da Isco e CR7) non può salire in groppa all'attaccante dopo esserselo fatto sfuggire come un pollo. Arriva il rigore, a mio parere regolare, per il Real Madrid: Cristiano Ronaldo non può fare altro che battere Szczesny e fare volare i Blancos in semifinale, mentre l'immaturo Buffon è costretto a mangiarsi le mani dallo spogliatoio. 
Il problema però non è riconducibile alla mera reazione per il rigore (convinti ancora che non ci sia), ma per quello che ha detto poco dopo ai microfoni di Mediaset, Sky e Rai riducendo l'orgoglio di Oliver a un colabrodo senza precedenti e usando terminologie che non si addicono a un monumento del calcio come lui, portiere più forte di sempre e capitano di uno dei club più gloriosi di sempre (al di là delle offese degli antijuventini), cioè la Juventus, quella stessa Juventus che un tempo non avrebbe mai avuto reazioni di questo tipo. Buffon ha parlato di rigore dubbio: ma se l'arbitro ha visto rigore e in Champions non c'è la Var c'è poco da rimproverarlo allora, dato che il rigore sembra che ci fosse. Buffon ha parlato di "sensibilità nei confronti di una squadra vicina a un'impresa epica" dimenticando che lui ha sempre annullato la sensibilità altrui dichiarando, insieme ai diversi compagni di squadra, l'ormai nota frase "l'arbitro è l'alibi dei perdenti" ogni qualvolta che l'avversario di turno gli rinfacciava qualche favore arbitrale. 


Del Piero ha perso due finali di Coppe dei Campioni per via di gravi errori arbitrali ('97 e '98), eppure capitani storici come lui, Ferrara e Conte non si sarebbero mai lasciati andare a dichiarazioni simili, per non parlare di mister Lippi che era capace di pungere usando anche la dialettica più sopraffina. Mercoledì però Allegri e Buffon sono andati oltre, avviando dei piagnistei che in realtà avevano toccato il fondo ancor prima del triplice fischio finale: Chiellini punta Varane e accusa l'intero Real di pagare l'arbitro per andare avanti in Champions. Giorgio ha dimenticato due cose importanti, a mio modesto avviso, come la calma e il fatto che nel 2006 lui e la Juventus sono stati retrocessi in serie B per Calciopoli (certo non è che i giocatori fossero direttamente coinvolti ma è per rendere l'idea). Dulcis in fundo, il numero tre juventino ha recentemente dichiarato che avrebbero fatto meglio a mettere le mani addosso a tutti i giocatori del Real, manco se loro centrassero qualcosa con la decisione di Oliver al '93. 


In sostanza, Allegri avrebbe dovuto preparare meglio la partita d'andata, Buffon avrebbe dovuto mantenere la calma e cercare di neutralizzare il rigore (rivelatosi comunque imprendibile), Benatia avrebbe dovuto marcare meglio e Chiellini ha dimostrato che la laurea l'ha presa con i punti Decò. Tali atteggiamenti hanno lasciato perplessi anche gli juventini più obiettivi e provocato l'ironia di tutta l'Italia, soprattutto dei soliti antijuventini che però stavolta hanno veramente buoni motivi per deridere la Vecchia Signora, viste le conseguenze di un maledetto ritorno dei quarti di finale in terra spagnola.

La Roma, intanto, è l'eroina del momento grazie al rocambolesco 3-0 maturato martedì all'Olimpico dopo il pesante 4-1 dell'andata in favore del Barcellona. Dopo circa 34 anni, i giallorossi raggiungono le semifinali di Champions e questa volta dovranno vedersela proprio con quel Liverpool che infranse i sogni della Roma in quella sfortunata finale dell'84. Non si sa come andrà finire ma l'unica cosa certa è che la Roma è in gioco anche per la vittoria finale della coppa dalle grandi orecchie.

Restando a Roma, spostiamoci sul fronte biancocelesti, dove gli uomini di Simone Inzaghi non sono  riusciti a sfruttare il 4-2 casalingo dell'andata e così il Salisburgo è riuscito a eliminarli battendoli con il risultato di 4-1.
Alla squadra di Di Francesco, dunque, il compito di tenere alto l'orgoglio italiano in Europa.





venerdì 6 aprile 2018

[Talenti] Oltre i limiti per inseguire un sogno: il rapper Amalinze si racconta


In occasione dell’uscita del suo nuovo singolo Maionese, estratto dall’album Bugie Timide pubblicato nel 2017, il rapper emergente Amalinze si racconta in questo speciale articolo che apre la rubrica “Talenti” su “La Puteca di Pakos”, grazie alla quale darò modo a tanti artisti emergenti, inespressi o in erba di potersi presentare al pubblico in una veste del tutto nuova.

mercoledì 4 aprile 2018

Vita di Mr."Commodore" Jack Tramiel: gli orrori dell'Olocausto e la ribalta imprenditoriale


Vita di Mr."Commodore" Jack Tramiel: gli orrori dell'Olocausto e la ribalta imprenditoriale. Ecco la storia di uno degli uomini simbolo del XX secolo. 

domenica 1 aprile 2018

Death In Music '30/'50: da Robert Johnson a Buddy Holly


Come ogni arte che si rispetti, anche la musica ha consegnato l'immortalità a decine e decine di suoi interpreti, molti dei quali hanno collezionato successi su successi grazie a una carriera longeva e ricca di progetti. 

C'è anche chi ha tuttavia raggiunto la mitizzazione non solo grazie al talento ma anche per via di una morte arrivata troppo prematuramente o in situazioni drammatiche come non mai. Robert Johnson, Buddy Holly, Janis Joplin, Jimi Hendrix, Elvis Presley, John Lennon, Freddie Mercury, Kurt Cobain, Chester Bennington e Dolores O' Riordan sono solo alcuni esempi di una lunga lista di personaggi leggendari rimasti fortemente correlati all'immaginario collettivo della star logorata dal successo, dal denaro, dai vizi e dalla sfortuna.

giovedì 29 marzo 2018

Dall'Italia la rinascita della Commodore: in arrivo lo smartphone NUS



Era il 29 aprile 1994 quando il mondo dell’informatica e dell’elettronica subì un grave colpo in seguito alla chiusura di una delle sue realtà più grandi: la Commodore Internation Ltd, creatrice di importanti piattaforme come il C64 e la serie Amiga. Ebbene, a distanza di anni e con l’acquisizione da parte di nuove corporazioni, la holding gestoria multinazionale avvia l’operazione nostalgia tornando prepotentemente sul mercato con uno smartphone tutto suo, cioè il Commodore Nus.
Il progetto è ancora in fase di lavorazione e poco ci è dato sapere riguardo le capacità del prodotto, tuttavia, i suoi creatori sperano in un risultato migliore rispetto al modello “Leo” rilasciato nel 2016 dalla filiale italiana della Commodore Business Machines dell’imprenditore Massimo Canigiani. Lo stesso Canigiani, insieme a Carlo Scattolini, ha voluto a tutti costo rilanciare lo storico marchio americano attraverso la telefonia mobile di ultima generazione, infatti, il "Leo" è dotato di un processore quad-core e di un display 5 pollici ad alta definizione. L’obiettivo del Nus, ovviamente, è quello di superare quanto fatto in precedenza e tener testa ai grandi competitors del mercato internazionale per guadagnare una propria fetta di utenti.


E’ comunque innegabile che il marchio Commodore rimandi inesorabilmente al passato e ai mitici personal computer che in tanti abbiamo avuto modo di possedere, per non parlare delle macchine da ufficio. L’attività della Commodore Internation Ltd ebbe inizio nel lontano 1962, ma la sua effettiva fondazione risale al 1953 per mano di Jack Tramiel che la battezzò Commodore Portable Typewriter Company. 


Agli albori, Tramiel riparava macchine da scrivere a New York insieme all’amico e socio Manny Kapp. Il nome “commodore” deriva dal grado militare “commodoro” poiché il fondatore aveva avuto un passato nell’esercito americano, dove imparò ad aggiustare le macchine da scrivere e vivendo una delle esperienze più belle della sua vita.
Nel 1955 arrivò la prima svolta finanziaria ed imprenditoriale grazie a un accordo raggiunto con una compagnia ceca che indusse Tramiel e modificare il nome in Commodore Business Machines Ltd e specializzarsi nell’assemblaggio di macchine da scrivere con sede a Toronto, in Canada.

Con l’inizio degli anni ‘60 però la Commodore fu costretta a rivedere i propri piani per via delle macchine da scrivere economiche provenienti dal Giappone, così passò alla produzione delle calcolatrici meccaniche e si quotò in borsa a 2,5 dollari per azione a partire dal 1962. Nel frattempo, sempre in quell’anno, ci fu il nuovo cambio di nome con sede negli USA. Tuttavia, Tramiel si ritrovò nuovamente con le spalle al muro perché i giapponesi avevano conquistato il mercato nord americano anche con le calcolatrici meccaniche di bassa fascia. Inoltre, come se non bastasse, il maggior fornitore di prodotti elettronici del mondo (anche la Commodore era loro cliente), la Texas Instruments, decise di scendere in campo con il proprio marchio e fare concorrenza spietata anche a coloro che furono loro acquirenti.

Tramiel però non gettò la spugna, anzi, decise di chiedere maggiori sostentamenti al maggior finanziatore della Commodore, Irving Gould, il quale diede esito positivo alla domanda e aiutò l’imprenditore di origini polacche a spostare la sede legale nelle Bahamas, diventando la grande azienda che poi tutti abbiamo conosciuto. La mossa risultò esatta specialmente nel 1976, quando la Commodore acquisì la MOS Technology e l’ingegnere capo Chuck Peddle ideò il primo loro primo personale computer: il Commodore PET, realizzato con prodotti non eccessivamente costosi e dotato di una CPU MOS 6502, una Ram da 4kb e una Roma da 14 kb che includeva il sistema operativo Kernal e il Commodore Basic come linguaggio di programmazione. Il successo dell’hardware assemblato su straordinario e permise a Tramiel di badare ai concorrenti giapponesi, convinto che prima o poi si sarebbero affacciati anche sul quel mondo.


Il PET fu venduto fino al 1982 poi fu rimosso dal mercato visto che, un anno prima, fu creato il VIC-20, ovvero il primo pc di intrattenimento videoludico per famiglie. Il VIC-20 era dotato di memoria più ampia e capacità sonore e video superiori rispetto al PET (di cui sono state fatte varie versioni negli anni).


La Commodore tuttavia non arrestò la propria produttività e nello stesso 1982 presentò il leggendario Commodore64, le cui caratteristiche superarono ampiamente i suoi predecessori: ROM da 20kb, RAM di serie da 64kb, RAM massima da 64kb, tastiera incorporata, due porte di controllo, porta d’espansione, porta del datasette, porta seriale per pen drive e stampanti, porta utente, jack audio-video, jack per connessione tv. Il tutto contornato da potenti processori per la parte audio e la parte video.



Il Commodore64 ebbe un successo commerciale di livello mondiale, contando oltre 22 milioni di unità vendute nel periodo di commercializzazione. La holding provò in seguito a piazzare nuove versioni come il Commodore16, Commodore116 e il Plus4 ma con grande stupore generale si rivelarono un autentico fallimento su tutti i fronti, eccezione fatta per il 128 che ebbe tutto sommato dei buoni riscontri.





Nel 1985 ci fu l’acquisizione da parte dell’Amiga Corporation che portò a grandi realizzazioni come l’Amiga 1000, l’Amiga 500 e l’Amiga 1200 (io invece possedevo il 600), ma questo non bastò a evitare un evento che mai nessuno si sarebbe aspettato.




Nove anni dopo, il 29 aprile 1994, la Commodore Internation Ltd dichiarò fallimento per via di numerose scelte sbagliate da parte dei dirigenti. In breve tempo furono dichiarate la chiusura dell’azienda con la conseguente dismissione e vendita di tutti gli assetti immobiliari, finanziari e intellettuali che vennero poi acquistati all’asta dalla tedesca Eurocom (fallita a sua volta qualche anno dopo).

Proprio quando tutti credevano nella fine di un mito impareggiabile, ecco che nel 2005 avviene una svolta importante per l’azienda dell’anziano Tramiel: gli olandesi della Yeahronimo Media Ventures acquisirono il marchio e il logo Commodore per poi ribattezzare la corporazione come Commodore International Corporation. Insieme alla Commodore USA, la Yeahronimo lanciò diverse rivisitazioni delle maggiori piattaforme che oggi sono disponibili sul mercato con sistema operativo Commodore OS Vision.

Adesso, tocca alla sede italiana far fare il definitivo salto di qualità alla Commodore con il nuovo smartphone Nus che nei prossimi mesi farà la sua prima apparizione sul mercato nel tentativo di accreditarsi anche nel campo della telefonia mobile di ultima generazione. 

(fonte foto copertina e notizia: ANSA)


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domenica 25 marzo 2018

La Top 10 delle voci più inimitabili di sempre della musica mondiale


Quante volte vi è capitato di confondere la voce di un cantante famoso con quella di un suo collega? In quanti eravate convinti che "Somebody I Used To Know" fosse un brano di Sting quando invece appartiene a Gotye? Spesso è stato anche lecito fare confusione con Steven Tyler degli Aerosmith e Bon Jovi, oppure tra Rihanna e Hayley Williams. 

Poi, ci sono stati vocalist che hanno saputo distinguersi dalla massa e consacrarsi nella classifica delle voci più inarrivabili della storia della musica moderna e contemporanea grazie ai loro timbri particolari e a capacità estensive fuori dalla norma. 

Tuttavia, essendo la musica uno strumento di intrattenimento atto a risaltare i gusti personali di ciascun utente e siccome vale il principio della soggettività delle opinioni, ho reputato necessario stilare una speciale top 10 con la collaborazione dei lettori de "La Puteca di Pakos", grazie ai quali, alla fine di un lungo sondaggio, sono emersi risultati molti interessanti, come ad esempio ragazzi di una fascia d'età compresa tra i 25 e i 35 anni legati a personalità della musica piuttosto vecchie o comunque meno ricordate rispetto ad altri sontuosi artisti del passato (vuoi per diversità dei generi o per orecchiabilità dei motivi musicali).

mercoledì 21 marzo 2018

Dai Rutles agli Oesàis: le parodie più dissacranti del mondo della musica


La musica è una cosa seria, forse anche fin troppo. Così, succede che per smorzare i toni qualcuno nutra la brillante idea di parodiare una hit del momento o nel peggior dei casi anche un pezzo storico. A ognuno di noi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di prendere ispirazione da un successo di qualche celebre artista e modificarne le parole per creare delle personalissime parodie o prese in giro destinate ad amici, parenti o magari proprio ai titolari del pezzo originale (come succede ovviamente nel mondo dello spettacolo). 

Nel nostro caso, in Italia, i testi vengono storpiati per parlare di qualsiasi argomento o addirittura vengono convertiti in dialetto da qualche straordinario genio (e dico sul serio) di turno. C'è anche chi, invece, usa la parodia proprio per omaggiare il cantante di riferimento e celebrarne la grandezza, oppure crea una sorta di "Tribute Band" tutta da ridere. Di esempi ce ne sono tantissimi e i più originali hanno colpito specialmente le grandi personalità anglofone del panorama musicale mondiale.

martedì 20 marzo 2018

I dieci improbabili cult movies tratti da libri


Il bello del cinema è che non solo permette a registi e produttori di portare sul grande schermo sceneggiature originali fatte di storie prettamente filmiche (cioè create apposta per un lungometraggio), ma dà la possibilità di adattare altri strumenti di comunicazione alla settima arte come ad esempio un libro, un fumetto o addirittura un videogame, così da portare alla stesura di sceneggiature non originali e dare forma ai personaggi delle nostre opere cartacee preferite.

Di esempi ne abbiamo tantissimi. Basti pensare che buona parte della filmografia di Stanley Kubrick è ispirata alla letteratura, infatti, dalla penna dello scrittore russo Vladimir Nabokov ha potuto concepire “Lolita”, oppure grazie al genio dell’autore americano Anthony Burgess ha diretto “Arancia Meccania”, per non parlare della sua opera massima “2001: Odissea nello Spazio” ispirato al romanzo di Arthur C. Clarke. 

domenica 18 marzo 2018

Retrogames - La trilogia di Crash Bandicoot per Sony PlayStation: storia e rinascita di un cult anni '90


Retrogames - La trilogia di Crash Bandicoot per Sony PlayStation: storia e rinascita di un cult anni '90. Ripercorriamo tutta la leggenda e la pubblicazione dei remake.

sabato 17 marzo 2018

Stairway To Heaven: un classico del rock tra accuse di plagio e satanismo


Nel 1971 il gruppo britannico dei Led Zeppelin conquistò definitivamente la scena del rock mondiale con il singolo Stairway To Heaven, trattato dall’album Led Zeppelin IV. Tuttavia, il quartetto composto da Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham non avrebbe mai immaginato che la propria opera massima sarebbe stata poi sottoposta a miti, leggende metropolitane, accuse di satanismo e addirittura di plagio.