mercoledì 5 gennaio 2022

[Nostalgia] Eroi della classe operaia del calcio: Pietro Vierchowod

Vi starete chiedendo cosa ci fa un mostro sacro del pallone italiano come Pietro Vierchowod nella rubrica "eroi della classe operaia del calcio". La riposta ve la do subito: lo zar (questo il suo soprannome) è stato un predestinato fin dal giorno in cui ha esordito in Serie A, ma la cosa più interessante è che lui sia riuscito a fare le sue fortune in club abituati poco a vincere, specie nel caso di Roma (scudetto negli anni '80) e Sampdoria (qualcosa in più). Solo in tarda età il difensore di Calcinate ha potuto vestire le maglie di squadre titolatissime come Juventus (ricordate quel famoso 1996) e Milan (a mala pena per un anno).

Pietro è nato il 6 aprile 1959 da padre di origini ucraine che però nella seconda guerra mondiale combatté con L'Armata Rossa: fu prigioniero a Bolzano, Pisa e Modena per poi stabilirsi definitivamente in Italia alla fine del conflitto bellico, senza far ritorno in patria. Tuttavia, durante la sua carriera Vierchowod è stato soprannominato lo zar non solo per questo particolare ma anche per la prestanza fisica (nonostante sia alto 179 cm). I suoi allenatori ricordano del Pietro calciatore come un atleta dotato di grande velocità sulle lunghe distanze, strepitoso interprete sia della marcatura a uomo sia della marcatura a zona e sempre propenso al miglioramento tecnico e tattico. 

Il suo esordio nel calcio risale alla stagione 1975/76. Quell'anno vestì la maglia della Romanese in Serie D, occasione che tra l'altro gli capitò in un momento sfortunato, dato che il Milan lo aveva scartato alla fine di un provino. Questo però non lo demoralizzò e dopo un anno nei dilettanti (solo 3 presenze per un appena 17enne) approdò in Serie B con il Como, dove militò per ben cinque stagioni scendendo prima in Serie C e risalendo poi fino alla tanto desiderata Serie A: era la stagione 1980/81 quando lo stopper si trovò faccia a faccia con la Roma in quel fatidico 14 settembre. Fu una stagione dura ma il Como si salvò e Vierchowod fu notato dalla Sampdoria che decise di acquistarlo. 


Diventato di proprietà dei doriani, Vierchowod fu ceduto in prestito alla Fiorentina: l'annata fu memorabile perché i viola conclusero il campionato 1981/82 al secondo posto, a un solo punto dalla Juventus. Le ottime prestazioni del giovanissimo Pietro furono il miglior biglietto da visita per Bearzot, il quale lo convocò in nazionale anche per disputare gli indimenticabili mondiali in Spagna del 1982. Lo zar non giocò nessuna delle partite da titolare (anche a causa di un problema alla caviglia) ma si laureò ugualmente campionato del mondo con gli azzurri. Fu il suo primo trofeo ufficiale, il più prestigioso di sempre. 


Eppure, la Sampdoria decise che per lui era ancora presto giocare a Genova, quindi fu girato ancora una volta in prestito: destinazione Roma, al cospetto di mister Nils Liedholm. Vierchowod riuscì finalmente a vendicarsi della Juventus e con i giallorossi vinse il campionato 1982/1983 da titolare. Per la società capitolina si trattò del secondo scudetto storico e la Sampdoria finalmente si convinse a riscattarlo e a trattenerlo. Con il presidente Mantovani fu subito amore ed entrambi maturarono insieme il desiderio di far crescere la squadra con lo scopo di raggiungere livelli mondiali. Qualcosa infatti si mosse nel 1985, quando la Samp si aggiudicò la Coppa Italia. 


Bisognò però aspettare l'annata 1986/87, quando il mitico Boskov si accomodò sulla panchina blucerchiata per conquistare un posto in Coppa Uefa. Fu sopratutto sotto la guida del tecnico serbo che Vierchowod e la Sampdoria vinsero tanto, tantissimo. Nessuno avrebbe mai scommesso un centesimo su quella squadra, nonostante calciatori di grande talento: altre due Coppe Italia ('88 e '89), una Supercoppa Italia (1991), uno scudetto nella stagione 1990/91 (il primo e unico della storia della società) e la Coppa delle Coppe 1989/90. Non è tutto, perché la compagine disputò altre due finali europee, trovando nel Barcellona una bestia nera indimenticabile: i blaugrana batterono gli uomini di Boskov nella Coppa delle Coppe 1988/89 e poi in finale di Coppa dei Campioni 1991/92.

Pagine di storia furono scritte in quel di Genova, fino a quando Boskov non lasciò l'incarico da allenatore dei doriani nel 1992. Molte cose cambiarono anche all'interno della società e piano piano alcuni giocatori furono ceduti: sconvolgente fu il trasferimento di Gianluca Vialli alla Juventus, mentre Vierchowod ignorava il fatto che prima o poi sarebbe finito anche lui in bianconero


E così, dopo 12 anni di onorato servizio con la Sampdoria (dove oggi è ricordato come una leggenda), lo zar passò alla Juventus all'età di 36 anni nella stagione 1995/96 (insieme ai compagni Lombardo e Jugovic). L'allora allenatore Lippi cercava un centrale con esperienza europea da affiancare a Ciro Ferrara e formare quindi un coppia di difensori equilibrata. Vierchowod doveva essere l'arma in più di quella Juventus che un anno prima aveva vinto il campionato e quindi era in cerca di gloria europea. Ebbene, così andò a finire: Pietro vinse la sua prima Coppa dei Campioni nella notte di Roma del '96 (contro l'Ajax), giocando 8 presenze e la finale da titolare (non dimentichiamo poi la Super Coppa Italia vinta qualche mese prima). 


L'esperienza a Torino durò solo un anno ma finì bene. Pietro Vierchowod passò quindi in poco tempo prima al Perugia e poi al Milan. Alla fine, concluse la sua carriera a 41 anni, trascorrendo gli ultimi tre nel Piacenza (sempre in Serie A). Dopo il ritiro ha provato varie esperienze da allenatore tra l'Italia e l'estero fino al 2018. Oggi Pietro ha 62 anni, vive una vita tranquilla e porta con sé tanti bei ricordi. Il più bello è forse quello legato a Diego Armando Maradona, il quale negli anni '80 lo reputò come il difensore più difficile da superare, colui che fu in grado di metterlo sempre in difficoltà. El Pibe de Oro lo soprannominò l'Uomo Verde (in riferimento all'incredibile Hulk) e guarda caso non riuscì mai a segnare su azione alla Sampdoria

Pietro Vierchowod ha insegnato una cosa a tutti noi, specialmente ai giovani che ambiscono a diventare calciatori: non importa dove giochi e con chi giochi perché se sei un predestinato allora puoi fare la storia anche in club piccoli che con lo sforzo e il sacrificio diventano grandi realtà. Non è un caso che l'ex calciatore abbia fatto la differenza nella maggior parte delle squadra in cui ha militato, sfiorando addirittura lo scudetto con la Viola e la Coppa dei Campioni con la Sampdoria. Nessuno ci avrebbe mai creduto. Nessuno tranne Pietro Vierchowod: un grande calciatore che ha trasformato gli anatroccoli in cigni!

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3 commenti:

  1. Un mio amico juventino dice sempre a proposito dello Zar "Era così forte che ci fece vincere la Coppa dei Campioni!"

    credo che valga più di miliardi di dati da snocciolare xD

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  2. Eh sì, un solo anno ma indimenticabile ;)

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