venerdì 2 gennaio 2026

Manga e anime - La principessa Zaffiro di Osamu Tezuka: dove inizia l'era degli shojo


Manga e anime - La principessa Zaffiro di Osamu Tezuka è uno dei classici più importanti della storia del fumetto giapponese. Vediamo perché.

La principessa Zaffiro: un altro manga di Osamu Tezuka che fece scuola

La principessa Zaffiro chiude il cerchio delle recensioni dedicate alla collana "Il manga di Osamu Tezuka", la speciale raccolta di ristampe di alcune opere del maestro voluta da J-Pop e "La Repubblica". Con Ribon no kishi ci troviamo esattamente ai numeri 13, 14, e 15 della serie che recupera quello che fondamentalmente si può considerare come il primo story manga mai realizzato per un pubblico femminile, alias shojo


La storia de "La principessa Zaffiro" ebbe inizio nel 1953, quando lo stesso Tezuka era impegnato con le pubblicazioni di capolavori come Astro Boy e Kimba, due shonen destinati a conquistare il pubblico maschile con trame originali e piene di colpi di scena a discapito delle strisce umoristiche che in quegli anni impazzavano in tutto il mondo. Tezuka quindi ben pensò di ideare un manga per fanciulle da pubblicare all'interno della rivista Shojo Club (appunto) traendo ispirazione dalle rappresentazioni teatrali del gruppo Takarazuka Revue (composto interamente da donne!) e da "I racconti di Hoffman": nacque così Zaffiro, unica figlia del re di Silverland che vanta un cuore femminile e uno maschile a causa di un pasticcio combinato dall'angelo Tink in Paradiso prima della nascita della bambina. Il problema però è che nel regno di Silverland le donne non possono ereditare la corona, quindi sua maestà è costretto a spacciare Zaffiro come maschio per evitare che i perfidi duca Duralumin e sir Nylon mettano le mani sul trono. Dulcis in fundo, la vita della principessa verrà sconvolta dall'amore per il principe Franz Charming del reame vicino. 


Per "La principessa Zaffiro", Tezuka non si concentrò solo su una trama avvincente ma anche su un lavoro grafico avanzato soprattutto nella caratterizzazione estetica della protagonista, infatti, il maestro le dedicò due occhioni scintillanti e forma di stella. "La principessa Zaffiro" segnò un passo importante non solo per l'evoluzione dei manga in Giappone ma anche per tutto il fumetto a livello mondiale, inserendo tra l'altro il tema delle differenze di genere che in quegli anni erano molto sentite in Asia e in Occidente. Inotre, Ribon no kishi lanciò un filone di eroine che in futuro avrebbe portato altri autori a creare Lady Oscar de "La rosa di Versailles", Sailor Moon e tanti altri manga shojo di successo ispirati alle gesta del "Cavaliere del nastro" protagonista di avventure divertenti, diaboliche e ricche di combattimenti. 

"La principessa Zaffiro" presenta una storia interessante anche dal punto di vista editoriale, infatti, esistono varie versioni dell'opera. La prima risale al periodo compreso tra il 1953 e il 1956, seguita poi da un sequel del 1958 dove i protagonisti sono i figli gemelli di Zaffiro e Franz. La versione che noi conosciamo e che è stata inserita in questa collana è quella del 1963, cioè un remake che Tezuka scrisse e disegnò per il magazine Nakayoshi. A dover di cronaca, è giusto ricordare che esiste anche una quarta riscrittura ambientata in un'epoca fantascientifica. Intanto, nel 1967 fece il suo esordio sulle tv giapponesi l'anime della Principessa Zaffiro che tuttavia non fu vista di buon occhio negli Stati Uniti d'America: secondo alcuni produttori dell'adattamento, Zaffiro fu catalogata come un personaggio facilmente equivocabile perché reputata più simile a una persona transessuale che a una semplice donna cammuffata da uomo. In Italia, l'anime arrivò nel 1980, quando i suoi argomenti erano già stati ampliamenti recepiti dal pubblico (ma non ancora assimilati!).


Il successo de "La principessa Zaffiro" fu notevole e non a caso il manga fu sottoposto a vari adattamenti anche teatrali e radiofonici. La critica elogiò il fumetto per la sua forza narrativa ed espressiva, riconoscendo a Tezuka il merito di aver affrontato con coraggio argomenti considerati tabù. D'altro canto, qualcun altro invece accusò il maestro di aver creato un prodotto troppo femminista e nel contempo orientato verso la misoginia più spietata, specie nei riguardi della stessa protagonista. La verità però sappiamo che sta nell'intenzione di Tezuka di rendere la sua arte (e quella di altri colleghi) accessibile a ogni tipo di pubblico, incluso quello femminile che negli anni '50 in Giappone non aveva ancora una eroina in cui immedesimarsi. Il trionfo della protagonista alla fine della storia smentì senza mezzi termini i commenti contrari all'autore: Zaffiro fece scuola e aprì le porte a un nuovo mondo. 

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