venerdì 16 novembre 2018

Memorie in ripostiglio: Commodore Amiga 600, la mia collezione di floppy disc


Che il ripostiglio di casa mia fosse ancora pieno di meraviglie legate alla mia infanzia è un fatto risaputo, ma arrivare a credere che sia il Paese delle Meraviglie allora mi fa capire che a 32 anni una persona può essere ancora capace di stupirsi.
In un angolo di un armadio ho trovato una collezione che pensavo perduta, cioè i videogiochi in formato floppy disc del mio Amiga 600, tutti contenuti all'interno di uno scatolo un tempo appartenuto a un joystick. Ebbene, la stragrande maggioranza di essi sono riusciti a sopravvivere alle intemperie del tempo e non hanno perso né colore né impatto visivo. Purtroppo, non ho avuto modo di provarli dato che dovrei mettere tutto sottosopra per montare il vecchio pc home e rituffarmi in lungo viaggio nel passato. Ad ogni modo, convinto di non avere più questi piccoli reperti, tempo fa pubblicai un articolo, Commodore Amiga 600 i miei primi videogiochi (Parte I), dove provai a parlare dei videogiochi a cui più era legato cercando di sfruttare la memoria e le risorse del web. Adesso però posso continuare il mio piccolo lavoro e riprendere da dove ero rimasto.





E' doveroso ricordare senza indugi una piccolo capolavoro come Toki, un platform game creato dalla TAD Corporation nel 1989 e che ognuno di noi ha avuto modo di conoscere nelle sale giochi, Atari, Sega Megadrive e ovviamente Amiga. Si tratta di una specie di Tarzan che viene trasformato in una scimmia e vede la propria compagna rapita da un potente stregone: l'obiettivo è superare sei lunghi livelli per salvare la propria amata e recuperare le proprie sembianze umane.






Hook-Capitano Uncino: Sì amici miei, su Amiga 600 (e non solo) è stato possibile rivivere la magia dell'omonimo film di Steven Spielberg guidando il nostro amato zio Robin Williams, il quale dovrà ripercorrere le stesse tappe della pellicola cinematografica per salvare i propri figli e riscoprire il proprio passato. Per andare avanti era necessario cambiare ripetutamente floppy dato che il prodotto era diviso in quattro parti.




Poteva mai mancare un classico del fumetto come Tex Willer? Certo che no! Infatti il mercato videoludico dell'epoca non fece mancare agli utenti un videogioco interamente dedicato al noto ranger texano nato dalla matita di Giovanni Luigi Bonelli.




Restando sui personaggi famosi dei film e dei fumetti, è giusto menzionare anche Indiana Jones and The Last Crusade, pubblicato nel 1989 dalla LucasFilm Game e dalla U.S.Gold.
Il videogame è semplicemente un rifacimento del famoso film che completò la prima indimenticabile trilogia con protagonista il grande attore Harrison Ford.



E non finisce qui...





Guai però a dimenticare un capolavoro della Sega come Shadow Dancer, cioè il famoso ninja bianco impegnato a sgominare un'organizzazione criminale insieme al suo fedele cane. Il giocatore può sfruttare la piattaforma a scorrimento orizzontale utilizzando shurinken, la spada (ma solo in caso di combattimento ravvicinato con il nemico) e saltando da una zona all'altra.




Sfido io a trovare qualcuno che non conosca Mercs, noto videogame prodotto dalla Capcom e pubblicato nel 1990 per sale giochi, console e Amiga 600. Il giocatore dovrà impersonare uno dei valorosi soldati di un corpo speciale intento ad eliminare un esercito di pericolosi terroristi.




Parliamo ora di Back To The Future III che riprende i fatti del terzo capitolo della fortuna saga cinematografica di Robert Zemeckis. In sostanza, il gioco è diviso in quattro livelli dove Martin e Doc dovranno ripercorrere alcuni punti salienti della trama originale: salvare Clara, vincere al tiro al bersaglio, combattere contro Buford e usare il treno per tornare nel presente. Questa piccola chicca fu pubblicata per numerose piattaforme come Sega, Nintendo, Atari, Commodore, Amiga e risale al lontano 1991.




Per ora è tutto! Nel caso voleste consultare altri imperdibili videogiochi della mia e della vostra infanzia basta cliccare QUI






giovedì 15 novembre 2018

Spot Nike, The Airport 1998: lo spettacolo brasiliano e il tormentone Mas Que Nada


Anno 1998, i mondiali di calcio in Francia sono ormai vicini e la nazionale brasiliana è considerata come la favorita per la vittoria finale, oltre a essere catalogata come la squadra più forte in assoluto.
Ronaldo, Romario, Leonardo, Denilson, Rivaldo, Cafu, Roberto Carlos, Dunga, Aldair e tanti altri erano i giocatori che ogni ct avrebbe voluto avere a disposizione in quel periodo, specie se si tiene conto che quel Brasile era anche campione in carica e che di lì a poco avrebbe disputato tre finali consecutive. Erano gli uomini del momento, ognuno militante in un club importante, ognuno super titolato campione, ognuno desideroso di non fermarsi mai.
In quell'anno, proprio in occasione dei mondiali, la Nike Football mise in piede uno spot straordinario intitolato "The Airport", dove gli uomini di Mario Zagallo diedero vita a un divertente siparietto che accese ulteriormente la già calda aria che si respirava in quei giorni ormai lontani e carichi di nostalgia.

I nostri protagonisti si ritrovano in un aeroporto britannico, dove aspettano annoiati il loro volo. L'attesa si fa più lunga del previsto e il Fenomeno Ronaldo decide di risvegliare gli animi dei compagni tirando fuori un pallone da calcio dal proprio borsone. E' inutile dirvi che i presenti assisteranno a un minuto e trenta secondi di puro delirio.
Ronaldo comincia a palleggiare e l'azione si svolge prima all'interno dell'aeroporto, poi all'esterno e infine di nuovo all'interno per l'atto conclusivo. Ovviamente, ai giochi prendono parte anche altri amati campioni come Denilson (autore di giocate formidabili), Roberto Carlos (con i suoi lanci ad effetto) e Romario (che dimostra le due doti da bomber infilando anche un metal detector). Si intravedono altri membri della seleçao che purtroppo non sono riuscito a riconoscere, ma i protagonisti principali sono stati quelli elencati poco fa, in particolar modo Ronaldo.
Durante l'azione si intravede anche un compiaciuto Eric Cantona, primo indiscusso eroe della saga della Nike Football e ormai ritiratosi dai campi gioco da circa un anno (era esattamente l'11 maggio 1997).
La pubblicità si conclude con un esilarante Ronaldo che semina il panico tra poliziotti intenti a fermarlo, compagni di squadra vogliosi di abbatterlo e un pubblico estasiato dal suo estro tecnico. Tuttavia, proprio quando si trova dinanzi a una porta formata da due paletti di metallo, il Fenomeno cicca clamorosamente centrando in pieno uno dei due paletti, lasciando attoniti i suoi estimatori e anche sé stesso.
ECCO IL VIDEO:



Questo nuovo capitolo della Nike Football eguagliò il successo dei suoi predecessori e lanciò un tormentone come Mas Que Nada di Sergio Mendes.


C'è però da aggiungere che questa pubblicità non portò molta fortuna al Brasile in occasione di Francia 98. Gli uomini di Zagallo giunsero in finale per la seconda volta consecutiva ma, alla vigilia del match, Ronaldo si sentì improvvisamente male, rischiando addirittura di perdere la vita a causa di violente convulsioni. Nonostante la malattia, il numero 9 interista scese il giorno dopo in campo apparendo come l'ombra di sé stesso. Il Brasile perse quella finale 3-0 e da lì cominciò la crisi dello stesso Ronaldo che passerà i quattro anni successivi a combattere contro terribili infortuni che ne segnarono non poco la carriera. Per sua fortuna, si rifarà nel 2002 tornando protagonista e vincendo nuovamente la Coppa del Mondo contro la Germania durante i mondiali in Giappone e Corea del Sud: tale evento sancirà anche il suo passaggio dall'Inter al Real Madrid dove diventerà campione del mondo anche a livello di club. Per Ronaldo, "The Airport" è stata terza presenza su tre all'interno degli spot del grande colosso mondiale.

LEGGI ANCHE
- Spot Nike, Good vs Evil: quando il Colosseo vide Cantona disintegrare il diavolo;
Spot Nike, The Beach 1997: sabbia, sole e pallonate al ritmo di Bossa Nova;









mercoledì 14 novembre 2018

Il mio omaggio a Stan Lee: alcuni miei numeri di Spiderman


Per circa due giorni ho pensato se valesse la pena dedicare un post al compianto Stan Lee. Certo, un blogger con la passione del fumetto non può non parlare di zio Stan, sarebbe come chiedere alla buon'anima di Gianni Brera di non raccontare il calcio. Tantissimi sono stati gli articoli, gli omaggi e i pensieri al creatore di alcuni dei più grandi supereroi dell'universo Marvel, anche da parte di chi non lo conosceva per nulla, a tal punto da ricordarlo come il padre di Batman... Batman? Vabbè, è risaputo che ormai gli ignoranti e gli imbecilli avranno sempre parola in capitoli di libri che non hanno mai letto (ammesso che sappiano anche leggere).
La scomparsa di Stan Lee mi ha un po' messo a disagio, forse per via del personaggio che era, per i tanti cameo all'interno dei film Marvel o perché era semplicemente uno di noi. Insomma, Stan Lee per arrivare dov'era arrivato è stato prima di tutto un ragazzo pieno di sogni e speranze, uno che certamente sapeva il fatto suo. Ha creato uomini eccezionali con super-poteri e super-problemi, ma ai nostri occhi Spiderman, Hulk, Iron Man, Daredevil e gli X-Men (o meglio alcuni di loro) saranno sempre la materializzazione cartacea di tutto ciò che ogni ragazzino ha sempre desiderato essere.

Non parlerò della vita di Stan Lee perché lo hanno già fatto in centinaia se non in migliaia. Non vi starò a dire quali sono stati i suoi meriti e quanto sia stato potente il suo impatto sull'opinione pubblica. Non parlerò di cose che ormai tutti avete sempre saputo o avete appena appreso. Preferisco tirar fuori un paio di volumi di Spiderman, gli unici che sono riuscito a strappare dal mio copioso ripostiglio ancora stracolmo di giocattoli, libri, fumetti, console e forse tante altre cose di cui ignoro ancora l'esistenza.


L'Uomo Ragno Classic 44.
Ebbene, i più esperti avranno già capito di cosa io voglia parlare in questo nuovo articolo.
Uomo Ragno o Clone Ragno? La saga del clone è stata probabilmente quella che mi ha appassionato più di ogni altro filo narrativo legato al nostro amico Spidey. Per circa tre anni (mese in più, mese in meno) Peter Parker e i suoi lettori sono andati letteralmente al manicomio per capire chi fosse realmente Spiderman.
Tutto risale agli anni in cui Gwen Stacy morì e venne riportata in vita, o meglio fu clonata, dal professor Miles Warren, docente universitario di fisica nonché mentore di Peter Parker. Warren era segretamente innamorato di Gwen e quando venne a conoscenza della sua morte sfruttò tutte le sue conoscenze per completare le ricerche sulla clonazione. I risultati arrivarono ben presto e la bella Gwen tornò a nuova vita mantenendo buona parte dei suoi ricordi. Tuttavia, quando Parker la rivide entrò in uno stato confusionale che lo indusse a cercare la verità sul ritorno della donna che aveva tanto amato: in lui riaffiorano i sensi di colpa.
Nel frattempo, Warren è diventato lo spietato Sciacallo e farà di tutto per rendere impossibile la vita di Tessiragnatele, a tal punto da catturarlo con l'inganno e riprodurre un suo clone perfetto, dotato dei suoi stessi ricordi. Questa parte della storia si conclude con la morte dello Sciacallo e del clone di Spiderman, mentre la copia di Gwen andrà via per rifarsi una vita. A Peter Parker, invece, rimarranno mille dubbi inerenti la sua identità: o morto il vero lui o l'altro?


Passiamo ora a L'Uomo Ragno Classic numero 45 dell'ottobre 1994. Non c'è molto da aggiungere, tranne gli epici scontri con Schocker e l'Uomo Sabbia che naturalmente si concludono con la vittoria di Spidey. Questo numero però è importante perché, a partire dalle primissime pagine, osserviamo Spiderman liberarsi del clone (o presunto tale, gettandolo in una ciminiera). Da qui in avanti, il nostro eroe fronteggerà una lunga serie di conflitti interiori che lo indurranno a maturare la convinzione di essere il vero Peter/Spidey per via dei sentimenti che prova e che ogni giorno lo portano a combattere il male per il bene dei suoi cari.





Per anni tutto procede come previsto, fino a quando non fa il suo ritorno quello stesso clone di cui Spiderman si era liberato alla fine degli scontri con lo Sciacallo. Questo clone è noto ai più come Ben Reilly, il quale si tinge i capelli di biondo, si spaccerà per cugino di Peter e diventerà il nuovo Spiderman (in precedenza era il Ragno Rosso) dopo aver scoperto di essere il vero Parker. Le cose cambiano e intanto i due cloni dovranno accettare le conseguenze dei loro destini: la morte di zia May e il matrimonio tra Peter e Mary Jane (che intanto aspetta una bambina). Ben incassa l'amaro conto della sua esistenza, mentre Peter (scopertosi il vero clone) abbandona la scena da super-eroe per dedicarsi interamente alla famiglia e al lavoro.



I numeri 223, 224, 225.
Nel 223 ritroviamo un mondo Marvel reduce dal conflitto contro Onslaught. Numerosi eroi come Capitan America, Thor, Iron Man, gli X-Men e i Fantastici 4 hanno perso la vita per salvare il genere umano. Tra i sopravvissuti troviamo Ben e Daredevil, i quali, ingaggiano una terribile lotta contro le famiglie mafiose di New York, intente a massacrarsi affinché soltanto una prenda il controllo della città. In loro aiuto c'è anche Jimmy Six, figlio del potente criminale Fortunato. Normale amministrazione, se non fosse per il fatto che, nei numeri 224 e 225, la saga del clone vede finalmente la sua fine.
Il redivivo Norman Osborn torna nei panni del Goblin e attacca i due "cugini". Ben si sacrifica per salvare Peter e questi vede il suo corpo ridursi in polvere: è la prova che pone fine a ogni dubbio e che dimostra che Ben è sempre stato il clone.
Peter Parker tornerà ad essere Spiderman ma la sua vita verrà sconvolta dalla tragica morte di sua figlia, nata priva di vita dopo il parto. Il resto è storia che in molti conosciamo. Personalmente, la mia raccolta dei numeri si è conclusa proprio in quel periodo per tutta una serie di cause che non starò ora a raccontare.







Ricordate come cominciava ogni capitolo della versione Classic? Stan Lee presenta LO STUPEFACENTE UOMO RAGNO.
Come dare torto a quelle vignette? Spiderman non solo è il più famoso, il più amato e forse anche il più riuscito tra i figli del vecchio Stan, ma è probabilmente il supereroe che ha saputo meglio relazionarsi con intere generazioni di adolescenti che nella maggior parte dei casi si sono rivisti nelle sue avventure ma specialmente negli episodi di vita quotidiana: gli amori, le delusioni, le superiori, il bullismo, il riscatto, l'odio, i rimorsi, la vendetta e il senso di giustizia.
Da un grande potere derivano grandi responsabilità: Stan Lee permise a zio Ben di pronunciare quelle parole perché lui per primo sapeva di avere tra le mani un grande potere, quello di far sognare milioni di persone e infondere in loro un messaggio di speranza nonostante le tante avversità che ognuno di noi può incontrare lungo il cammino della vita. Il resto, è solo questione di super poteri...

ADDIO STAN LEE!






lunedì 12 novembre 2018

Devilman vol. IV: una nuova età oscura tra follia umana, guerre totali, razzismo e l'Apocalisse di Giovanni


L'Armageddon è ormai vicino. Il mondo sta per conoscere l'invasione dei demoni e il genere umano sembra impreparato a fronteggiare una minaccia così grande, soprannaturale, sconosciuta ma soprattutto... demoniaca.
Nel quarto volume di Devilman, Go Nagai non solo da il via alla propria visione dell'Apocalisse ma recupera anche quei riferimenti alla cultura del mondo occidentale che risulta tanto onnipresente nei primi due volumi quanto assente nel terzo: religione cristiana, demonologia cristiana e Medioevo europeo faranno nuovamente la loro comparsa lungo le tavole del mangaka grazie a una nuova epoca oscura (ricordarsi quella del XVI secolo) che introduce i versetti dell'Apocalisse di Giovanni.
Akira e Ryo si ritrovano dunque a fare i conti con il ritorno dei demoni, vedendosi tra l'altro costretti ad assistere a un vero e proprio massacro che metterà a dura prova i sentimenti di Akira/Devilman, per non parlare della psiche di un Ryo sempre più agitato e contraddittorio nelle sue scelte, quasi confuso e compiaciuto del fatto che il genere umano sia prossimo all'estinzione. In questo tankobon emergeranno tutte le paure e gli orrori della nostra storia, dove a un certo punto l'essere umano tenderà a mostrarsi più pericoloso e temibile dei mostri che combatte, infatti, ci saranno chiari riferimenti alla seconda guerra mondiale e interessanti rimandi ai crimini umani commessi durante quest'ultima per via del regime nazifascista, il tutto perfettamente pianificato dall'autore intento a insegnarci una cosa importante: i veri demoni sono quelli partoriti dalla mente dell'uomo.



LA TRAMA DEL IV VOLUME
Uno stormo di demoni attacca il mondo devastando ogni cosa e uccidendo migliaia di persone, comprese donne e bambini. Gli stati provano a difendersi usando tutte le risorse militari a loro disposizione, ma contrastare un nemico così "diverso" appare impresa ardua. Come se non bastasse, proseguono anche le possessioni demoniache, le quali risultano fatali per il governo russo, caduto sotto il controllo dei demoni a partire dal loro leader. La Russia così libera un missile a testata atomica contro gli USA e la terza guerra mondiale ha inizio.






Akira e Ryo seguono tali eventi in tv, incapaci di decidere cosa fare per contrastare il nemico. Akira vorrebbe uscire di casa per aiutare il genere umano, mentre Ryo glielo proibisce perché sarebbe troppo pericoloso anche per un devilman. L'unica soluzione sarebbe quella di aspettare la fine della guerra e colpire i demoni quando saranno diventati troppo deboli per poter reagire: tale scelta però potrebbe risultare strettamente correlata con l'estinzione della razza umana. Akira non comprende l'atteggiamento rinunciatario dell'amico, così disubbidisce ai suoi ordini ed esce dal proprio rifugio per partecipare alla guerra, consapevole del rischio di poter essere scambiato per un demone puro.
Proprio mentre Devilman fa la sua comparsa sul campo di battaglia accadono due fatti interessanti: primo, tutti i missili lanciati dalla Russia sono misteriosamente scomparsi dai radar e l'intero paese comincia a smaterializzarsi; secondo, dopo aver ucciso decine di demoni, Devilman viene messo ko da Psycogenie eppure viene risparmiato dai demoni che lo circondano per volere di Satana, colui che sovrasta anche il generale Xenon.








Akira si risveglia poco dopo nel letto dell'abitazione di Ryo, ignaro del perché sia sopravvissuto. La tv intanto mostra che l'intero Giappone è avvolto dalle fiamme e sconvolto dai terremoti. Ryo insiste nell'affermare che la fine sia ormai vicina perché nemmeno Devilman può fermare da solo la forza smisurata dei demoni. Tuttavia, Akira ricorda all'amico che c'è ancora una speranza per tutti, cioè mettere in piedi un esercito di Devilmen. Dalla Russia però non arrivano buone notizie perché la grande sfera di luce che sta smaterializzando il paese ha preso sempre più forma. L'immagine di quella sfera fa impazzire Ryo, il quale comincia a gridare come in preda a un attacco isterico. Akira segue con ansia quanto riportato in tv, impotente dinanzi a una nuova ondata di morte e distruzione.





In serata, Akira torna a casa Makimura e scopre che questa era stata assalita da un demone. Per fortuna, Miki e la sua famiglia sono riusciti ad eliminare l'aggressore grazie all'intervento dei bulli, ora amici dei nostri protagonisti.
Nel frattempo, la povera Miko, la ragazza mezza demone incontrata nel terzo volume, è stata catturata e sottoposta agli esperimenti del centro di studi biologici di Hakkaido guidato dal professor Rainuma. Nei laboratori del centro si lavora anche sui cadaveri dei demoni uccisi durante gli scontri e poco dopo il processo di fusione: emerge dunque la consapevolezza che tali esseri siano perfettamente in grado di unirsi con qualsiasi forma di vita presente sul pianeta. Dulcis in fundo, a peggiorare le cose ci si mette anche il governo giapponese che ha creato una squadra armata speciale antidemoni incaricata di trovare ed eliminare tutti i demoni che tendono a nascondersi in mezzo agli esseri umani: ha dunque inizio una vera e propria caccia alle streghe che potrebbe portare al rogo anche persone innocenti.






La notte porta consigli sia a Ryo sia ad Akira. Il primo si rende conto che tutto sta volgendo esattamente come aveva sempre previsto, come se la realtà si plasmasse seguendo il suo pensiero. Il secondo invece capisce la gravità di quanto accaduto ore prima, quindi decide che è necessario riunire tutti i devilmen per poter intervenire tempestivamente sul conflitto ed evitare che essi vengano confusi con i demoni normali.
Il professore Rainuma invece scopre che l'invasione dei demoni è legata alla condizione della psiche umana: le cellule degli uomini tendono a trasformarsi nel momento in cui una persona viene colta da un forte stress psicologico, quindi è necessario uccidere tutti coloro che mostrano ostilità nei confronti della società. Rainuma rivela tale scoperta a tutto il mondo e in poche ore si verificano soppressioni di ogni genere che rimandano inequivocabilmente allo sterminio degli ebrei, dei nativi americani e della gente nera.





Akira riesce intanto a convocare i primi Devilmen e prova a mettersi in contatto telepatico con tanti altri di loro grazie a un gruppo di cinque monaci induisti sopravvissuti alla possessione demoniaca per via del loro alto livello di forza spirituale. Inoltre, grazie alle preziose informazioni raccolte dai suoi alleati umani, Akira individua la posizione del centro studi biologici di Hakkaido, quindi decide di recarsi lì e liberare Miko per integrarla nel suo gruppo di uomini diavolo.
Il volume si conclude con Ryo che si reca nella casa paterna, dove tutto ebbe inizio, per trovare la risposta definitiva all'enigma che lo affligge.






L'ANALISI
La prima cosa che notiamo all'inizio del volume IV di Devilman è il continuo cambiamento di Ryo: da ragazzo preoccupato per il destino mondo diventa un sadico cultore della fascinazione della distruzione, a tal punto da apparire un po' troppo compiaciuto nel vedere il mondo cadere sotto i colpi dell'attacco dei demoni. Ryo invita più volta Akuira a guardare lo "spettacolo", obbligandolo a non muoversi di casa per evitare di morire inutilmente in guerra. Perché allora coinvolgere Akira e farlo fondere con Amon se alla fine non può difendere gli essere umani? Perché esaltare i suoi poteri se anche questi risultano inutili per eliminare Xenon e il suo esercito? Perché non avviare a questo punto la creazione di un esercito ribelle?
In un minuto, il mondo cade nelle grinfie dei mostri di Go Nagai, rappresentanti dallo stesso maestro con le sue solite interpretazioni personali dei concetti di paura e terrore, con creature deformi e cariche di svariate componenti che vanno dal grottesco all'erotico (vi ricordo ricordo la carica sessuale delle demonesse presenti soprattutto nel primo volume). C'è però una scena che lascia intendere una volta e per tutte che Ryo, molto probabilmente, sia andato veramente fuori di testa ed è quella in cui sembra divertito nel mostrare ad Akira la superiorità del potere dei demoni.


Balza subito agli occhi anche il continuo cambiamento estetico del personaggio, specialmente ogni volta che mostra segni di instabilità. Sembra che Nagai voglia in un certo qual modo farci capire che dietro quella faccia d'angelo di ci sia un individuo più simile a un cinico guerrafondaio privo di qualsiasi scrupolo. Per opporsi alla sua follia e scendere sul campo di battaglia nei panni di Devilman, Akira si vedrà costretto a prendere a schiaffi Ryo e a spaventarlo con quell'espressione da pazzo omicida che abbiamo già visto in passato. C'è una cosa da precisare: Ryo è convinto che i poteri del diavolo spesso tendano a prendere il sopravvento sui sentimenti umani di Akira, ma in realtà Akira è mosso solo dal desiderio di proteggere gli altri e le persone che ama. Il suo istinto omicida non è dettato solo dalla sete di sangue o dalla sua parte negativa, bensì dal fatto che vuole semplicemente sbarazzarsi dei demoni il prima possibile, magari senza privarsi di un pizzico di sano divertimento.
Quando Akira va alla ricerca degli avversari, mostra una faccia soddisfatta sì ma dettata dal fatto che finalmente può rendersi utile alla causa.





Proprio in occasione degli scontri, dopo aver eliminato numerosi diavoli, Devilman viene sconfitto e perde i sensi. Incontriamo finalmente due personaggi a noi molto cari, cioè il generale Zhan (che nel volume III era apparso solo in forma spirituale) e Psycogenie.
Zahn (o Zan) appare come una creatura umanoide ed è uno dei generali dell'Inferno. La carica di generale, soprattutto nella sua molteplicità numerica, ci rimanda alla struttura dell'Inferno descritta nei manuali di demonologia cristiana, infatti, i demoni sono divisi per cariche e ruoli, tra cui quello di generale.
Psycogenie appare come una demonessa caratterizzata da un'enorme testa di donna retta da un sinuoso corpo femminile. Vanta poteri psichici che le permettono di poter sconfiggere facilmente un nemico oppure di plagiare la mente del prossimo. Non è da escludere che Go Nagai l'abbia creata ispirandosi sempre alla demonologia cristiana. Se così fosse, Psycogenie potrebbe essere accostata ai demoni del fuoco, esseri che si manifestano molto raramente (proprio come nel caso di Psycogenie) e che si distinguono per poteri psichici e abilità illimitate. In effetti, pur non sapendo dove essa sia in grado di spingersi, è palese che questo personaggio sia dotato di capacità che Devilman non riesce a contrastare, infatti, viene messo fuori combattimento alla prima interazione.
Attenzione! Per la prima volta viene nominata in maniera diretta, quindi partecipativa e canonica, il nome di Satana, colui che regna su tutti i demoni e che ha ordinato ai suoi servitori di risparmiare la vita da Devilman, il traditore dell'Inferno. Una decisione strana che effettivamente catapulta il lettore a porsi una lunga serie di domande che forse troveranno risposta soltanto nell'ultimo volume che concluderà la nostra narrazione e analisi. Perché Satana avrebbe dovuto risparmiare Devilman? Perché non è stato vendicato il nome di Amon, brutalmente sottomesso al volere di un essere umano? Quale legame ci sarà mai stato nell'arco dei secoli tra Amon e Satana? Nel momento in cui è intervenuto nel conflitto tra uomini e demoni, per quale ragione è successo questo evento in concomitanza con la sparizione di tutti i missili lanciati dalla Russia?





Dopo una sorpresa così sconvolgente, Akira si risveglia di nuovo a casa di Ryo al quale chiede "che ci faccio qui?" e l'amico gli risponde "ti ci ha portato qualcuno, forse un demone [...] l'importante è che tu stia bene!". Non ha senso! Perché pensare anche alla più remota possibilità che un demone abbia potuto riportare Akira a casa, tenendo in considerazione anche il fatto che Ryo ignora cosa sia successo ad Akira una volta giunto in città?
Roghi e terremoti hanno distrutto più di mezzo Giappone. La Cabala divide i demoni in dieci gruppi, tra i quali ci sono i Galb, cioè gli incendiari, guidati da Asmodeo. Studiando questa parte della demonologia forse sono riuscito a farmi anche un'idea su che tipologia di demone sia Amon, la controparte di Akira. Amon sembra essere un tipo rissoso e combattivo quindi potrebbe appartenere o ai Tagaririm (litigiosi) o ai Samael (battaglieri). Infine, il Cristianesimo parla anche di Agares, un demone in grado di provocare terremoti, quindi, in Go Nagai esistono anche esseri maligni capaci di fare anche questo, come riportato anche nelle sue tavole. Vediamole!



Inutile evidenziare il fatto che Ryo goda nell'aver dimostrato all'amico che i suoi poteri non sono sufficienti per sbaragliare le legioni di Satana. Akira però non si da per vinto e sa che esiste un esercito che può ancora decidere le sorti della Terra: i devilmen. Entrambi i ragazzi non escludono che i mezzi demoni possano rivelarsi come l'esercito di Dio descritto dall'Apocalisse di Giovanni, una parte della Bibbia che Ryo conosce bene: Giovanni incontrò Dio sull'isola di Patmo e gli rivelò il futuro ordinandogli di diffondere la sua parola, una profezia divina che un giorno avrebbe visto Satana risorgere dal gelo eterno e diffondere il terrore su tutto il pianeta insieme al suo esercito di demoni che avrebbe combattuto contro quello di Dio e degli uomini a Lui fedeli. Nagai ha recuperato i capitoli 13-15 dell'Apocalisse di Giovanni:

13,1 Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. 2 La bestia che io vidi era simile a una pantera, con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. 3 Una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita.
Allora la terra intera presa d'ammirazione, andò dietro alla bestia 4 e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: «Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?».
5 Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d'orgoglio e bestemmie, con il potere di agire per quarantadue mesi. 6 Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora, contro tutti quelli che abitano in cielo. 7 Le fu permesso di far guerra contro i santi e di vincerli; le fu dato potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. 8 L'adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto fin dalla fondazione del mondo nel libro della vita dell'Agnello immolato.
9 Chi ha orecchi, ascolti:
10 Colui che deve andare in prigionia,
andrà in prigionia;
colui che deve essere ucciso di spada
di spada sia ucciso.
In questo sta la costanza e la fede dei santi.
11 Vidi poi salire dalla terra un'altra bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. 12 Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita. 13 Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. 14 Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta. 15 Le fu anche concesso di animare la statua della bestia sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. 16 Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; 17 e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. 18 Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tal cifra è seicentosessantasei.

14,1 Poi guardai ed ecco l'Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo. 2 Udii una voce che veniva dal cielo, come un fragore di grandi acque e come un rimbombo di forte tuono. La voce che udii era come quella di suonatori di arpa che si accompagnano nel canto con le loro arpe. 3 Essi cantavano un cantico nuovo davanti al trono e davanti ai quattro esseri viventi e ai vegliardi. E nessuno poteva comprendere quel cantico se non i centoquarantaquattromila, i redenti della terra. 4 Questi non si sono contaminati con donne, sono infatti vergini e seguono l'Agnello dovunque va. Essi sono stati redenti tra gli uomini come primizie per Dio e per l'Agnello. 5 Non fu trovata menzogna sulla loro bocca; sono senza macchia.
6 Poi vidi un altro angelo che volando in mezzo al cielo recava un vangelo eterno da annunziare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, razza, lingua e popolo. 7 Egli gridava a gran voce:
«Temete Dio e dategli gloria,
perché è giunta l'ora del suo giudizio.
Adorate colui che ha fatto
il cielo e la terra,
il mare e le sorgenti delle acque».
8 Un secondo angelo lo seguì gridando:
«È caduta, è caduta
Babilonia la grande,
quella che ha abbeverato tutte le genti
col vino del furore della sua fornicazione».
9 Poi, un terzo angelo li seguì gridando a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua statua e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, 10 berrà il vino dell'ira di Dio che è versato puro nella coppa della sua ira e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell'Agnello. 11 Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome». 12 Qui appare la costanza dei santi, che osservano i comandamenti di Dio e la fede in Gesù.
13 Poi udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: Beati d'ora in poi, i morti che muoiono nel Signore. Sì, dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono».
14 Io guardai ancora ed ecco una nube bianca e sulla nube uno stava seduto, simile a un Figlio d'uomo; aveva sul capo una corona d'oro e in mano una falce affilata. 15 Un altro angelo uscì dal tempio, gridando a gran voce a colui che era seduto sulla nube: «Getta la tua falce e mieti; è giunta l'ora di mietere, perché la messe della terra è matura». 16 Allora colui che era seduto sulla nuvola gettò la sua falce sulla terra e la terra fu mietuta.
17 Allora un altro angelo uscì dal tempio che è nel cielo, anch'egli tenendo una falce affilata. 18 Un altro angelo, che ha potere sul fuoco, uscì dall'altare e gridò a gran voce a quello che aveva la falce affilata: «Getta la tua falce affilata e vendemmia i grappoli della vigna della terra, perché le sue uve sono mature». 19 L'angelo gettò la sua falce sulla terra, vendemmiò la vigna della terra e gettò l'uva nel grande tino dell'ira di Dio. 20 Il tino fu pigiato fuori della città e dal tino uscì sangue fino al morso dei cavalli, per una distanza di duecento miglia.

15,1 Poi vidi nel cielo un altro segno grande e meraviglioso: sette angeli che avevano sette flagelli; gli ultimi, poiché con essi si deve compiere l'ira di Dio.
2 Vidi pure come un mare di cristallo misto a fuoco e coloro che avevano vinto la bestia e la sua immagine e il numero del suo nome, stavano ritti sul mare di cristallo. Accompagnando il canto con le arpe divine, 3 cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell'Agnello:
«Grandi e mirabili sono le tue opere,
o Signore Dio onnipotente;
giuste e veraci le tue vie,
o Re delle genti!
4 Chi non temerà, o Signore,
e non glorificherà il tuo nome?
Poiché tu solo sei santo.
Tutte le genti verranno
e si prostreranno davanti a te,
perché i tuoi giusti giudizi si sono manifestati».
5 Dopo ciò vidi aprirsi nel cielo il tempio che contiene la Tenda della Testimonianza; 6 dal tempio uscirono i sette angeli che avevano i sette flagelli, vestiti di lino puro, splendente, e cinti al petto di cinture d'oro. 7 Uno dei quattro esseri viventi diede ai sette angeli sette coppe d'oro colme dell'ira di Dio che vive nei secoli dei secoli. 8 Il tempio si riempì del fumo che usciva dalla gloria di Dio e dalla sua potenza: nessuno poteva entrare nel tempio finché non avessero termine i sette flagelli dei sette angeli.



Un altro esempio del legame tra Nagai e Occidente? Quando Akira cita la caccia alle streghe del XVI secolo mentre legge il giornale e apprende la nascita di una squadra anti-demoni incaricata di perseguitare chiunque sia sospettato di essere un demone. La caccia alle streghe è un fenomeno durato per quasi tre secoli in Europa, infatti, dalla fine del XV secolo fino al XVIII secolo, molte donne (anche uomini) furono condannate e bruciate con l'accusa di stregoneria. In Devilman vediamo una cosa simile nel momento in cui tutti coloro che mostrano insofferenza verso la società e atteggiamenti strani di vario tipo verranno immediatamente catturati o uccisi dalla squadra anti-demoni. Si parla di età oscura ma, vista la preparazione di Go Nagai, credo non faccia riferimento all'età oscura "ufficiale", cioè al Medioevo Ellenico che vide la fine della civiltà micenea e la nascita delle polis (quindi parliamo di molto tempo addietro).
La parte che però ha catturato non poco la mia attenzione è stata quella in cui il professor Rainuma svela il segreto dei demoni e invita i propri simili a eliminare chi è insofferente verso la società, generando non solo una nuova caccia alle streghe ma anche una guerra che rimanda inesorabilmente al secondo conflitto mondiale e all'Olocausto. Ad esempio, gli ebrei vengono considerati pericolosi perché ancora legati ai terribili fatti della Shoah, quindi i tedeschi li temono e hanno paura di una loro eventuale vendetta. I neri vengono perseguitati per l'odio nei confronti dei bianchi e lo sterminio degli indiani d'America risulta necessario. La mania dei demoni riaccende così due sentimenti inconfutabili nell'uomo: le paure dei popoli legate agli accadimenti del passato e il razzismo. Di conseguenza, è logico ritrovarci in una situazione dove la caccia ai demoni rischi di apparire come una propaganda ingiustificata di violenza, dove l'essere umano favorisce in primis la fine di sé stesso e dei suoi simili.



Non c'è altro da aggiungere, tranne un piccola parentesi sul finale del volume, dove vediamo Ryo deciso a tornare a casa del padre per approfondire la sua conoscenza sui demoni e del perché tutto stia stranamente procedendo come aveva previsto fin dall'inizio. A questo punto, non ci resta che vedere insieme l'ultima parte della storia che ci svelerà nuovi agghiaccianti particolari sui nostri protagonisti.
E' bello però ricordare il ritorno del Go Nagari "occidentale" che con maestria ha saputo riallacciare la storia, la cultura e la tradizione del vecchio mondo per inserirlo ancora una volta in una realtà tanto diversa come quella nipponica. E' palese a questo punto pensare che Kentaro Miura di Berser, uno che di occidente se ne intende e come, sia stato influenzato dal maestro non solo sul piano tecnico ma anche su quello intellettuale.
Appuntamento dunque alla settimana prossima con la parte finale del manga!


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