domenica 8 febbraio 2026

Retrogaming - Una leggenda di nome Max Payne: quando un uomo non ha nulla da perdere!

 

Retrogaming - Una leggenda di nome Max Payne: quando un uomo non ha nulla da perdere! Parliamo di uno dei videogiochi che hanno segnato profondamente la storia del settore.

Max Payne: You play, you pay, you bastard

Come si potrebbe descrivere un gioco come Max Payne? Parliamo di uno dei videogiochi più innovativi ed iconici della storia del settore, un prodotto che ha saputo convincere milioni di utenti e continuare, a distanza di tanti anni, ad essere un punto di riferimento per gli sparatutto in terza persona sia per grafica sia per giocabilità. Tuttavia, Max Payne è molto più di un semplice video game, è un marchio autocertificato di fabbrica, un nome che dal lontano 2001 continua a tormentare i suoi fan nel cuore della notte, mentre dormono beatamente: giocami ancora, buttiamoli ancora una volta tutti giù, come ai vecchi tempi!


Max Payne fu sviluppato nelle primissime battute degli anni zero del duemila, per la precisione nel 2001 sotto il marchio della Remedy Entertainment, mentre Gathering of Developers si occupò della sua pubblicazione per Windows. La storia narra le disavventure dell'eroe maledetto Max Payne, ex detective della polizia di New York alla caccia degli assassini di sua moglie e della loro bambina, tragicamente assassinate da individui alterati da una nuova e potente droga sintetica: la Valchiria! Tuttavia, Payne scoprirà poco alla volta di essere finito al centro di una vasta cospirazione che non coinvolge solo mafia locale ma anche società segrete, un'azienda farmaceutica e addirittura l'esercito degli Stati Uniti

La trama è bellissima dato che si pone all'interno di un oscuro mondo noir, le cui narrazione e i cui dialoghi vengono raffigurati attraverso accattivanti vignette da graphic novel, con linguaggi che riportano alla mente i più classici romanzi polizieschi hard boiled di Mickey Spillane. Oltre ad essere un videogioco thriller che non lascia un attimo di respiro ai giocatori, Max Payne esprime molti riferimenti alla mitologia norrena, in particolare al mito di Ragnarök e a diversi personaggi. Uno degli elementi più straordinari risiede nel gameplay, nato dalle influenze dei film d'azione di Hong Kong e del regista Jon Woo, senza dimenticare però la parte più importante: l'effetto bullet time che rese celebre Max Payne più di ogni altra cosa. 


Inutile ricordare quanto successo ottenne Max Payne durante la sua commercializzazione ma è ovvio immaginare perché, in seguito, fu convertito da Rockstar Canada per Sony PlayStation 2 e da Neo Foftware per Xbox nel dicembre 2001. Non mancò anche una versione per Mac OS X, la quale fu sviluppata da Westlake Interactive e pubblicata nel luglio 2002 da MacSoft in Nord America e da Feral Interactive in altre regioni. Anche Game Boy Advance, grazie a Mobius Entertainmente e Rockstar Canada, ottenne nel 2003 la licenza per poter sfruttare Max Payne: in questo caso il gioco fu modificato con una retrospettiva isometrica capace di conservare la maggior parte degli elementi fondamentali della versione originale. A dirla tutta, a quest'ora dovrebbe esistere anche un Max Payne per Dreamcast ma il progetto fu cancellato a causa della dismissione della consolle il 30 novembre 2001. Un'altra versione di Max Payne fu rilasciata nel 2009 per Xbox 360 (come parte del programma Xbox Originals), nel 2012 per PlayStation 3 (come PlayStation 2 Classic), nel 2016 per PlayStation 4 e per Xbox One e Xbox Series X/S nel 2021.

La critica elogiò lo stile degli scontri a fuoco, la narrazione, le ambientazioni e la disponibilità di comandi per consentire al giocatore di aver tutto a portata di tasto. Qualcun altro, invece, non vide di buon occhio il suo design considerato troppo lineare e di durata decisamente breve. Ad ogni modo, Max Payne oggi vanta oltre 4 milioni di unità vendute, vincendo tra l'altro numerosi premi tra cui un BAFTA Award per il miglior gioco per PC del 2001. Davanti a un vero e proprio fenomeno di massa, gli sviluppatori del videogame si convinsero del fatto che fosse giusto portarlo avanti con dei sequel e un franchise di tutto rispetto, infatti, Max Payne fu seguito da "Max payne 2: The Fall of Max Payne" e da "Max Payne 3" rispettivamente nel 2003 e nel 2012. Nel 2008 il regista John Moore realizzò l'adattamento cinematografico con l'attore Mark Wahlberg nei panni del protagonista: il film purtroppo non convinse del tutto gli amanti del videogioco.


Cerchiamo adesso di approfondire la storia della nascita di Max Payne, passando naturalmente per la modalità di gioco, lo sviluppo e le fonti di ispirazione. Max Payne appare sullo schermo mettendosi a "disposizione" del suo guidatore, quindi si pone come un videogioco in terza persona e il suo scopo è quello di trascinare a sua volta gli utenti attraverso i suoi folli e violenti livelli. L'ex poliziotto deve sopravvivere a nemici armati fino ai denti, ponendo costantemente l'obiettivo di raccogliere sempre più indizi sul caso della droga Valchiria e dei suoi spacciatori. Per rendere la storia ordinata e lineare, gli autori preferirono dividerla in tre parti, ciascuna caratterizzata da un proprio numero di livelli che differiscono per ambientazioni, pericoli e nemici. A differenza dei classici videogames di una volta, il giocatore non dovrà affrontare un boss diverso alla fine di ogni livello ma solo in specifici momenti: questa cosa per me è sempre stata una delle componenti migliori di Max Payne perché permette al giocatore di poter respirare alla fine di ogni livello (non è un caso che lasci pochi attimi di tregua durante le varie attività). 


Il gioco inizia con la possibilità di poter usufruire già di un paio d'armi di partenza per poi ottenerne altre ancora con il passare dei livelli: pistole, fucili di vario tipo, bombe e granate entreranno nell'arsenale personale di Max, il quale in alcuni casi potrà impugnare non una ma più pistole durante gli scontri. Naturalmente, sarà compito del suo "responsabile" tenere sotto controllo la salute del personaggio che appare sullo schermo come una figura bianca di sé stesso: mano a mano che egli subisce danni l'energia diminuisce e la figura diventa di colore rosso per segnalare l'alto rischio di morte. Naturalmente, Payne può guarire dai danni subiti trovando e utilizzando gli antidolorifici sparsi in vari punti dei livelli. Il giocatore però deve badare anche a qualche piccolo enigma che potrà risolvere grazie ai monologhi interiori di Max, il quale non fa altro che suggerire cosa fare. 

Il Bullet Time è l'abilità più nota e famosa di Max Payne. Quando è attiva può consentire all'utente di rallentare il tempo per un breve periodo, così da poter abbattere i nemici più ostili ed evitare i colpi d'arma da fuoco sia quando si sta in piedi sia quando si va in picchiata: l'opzione del Bullet Time (che sullo schermo appare sotto il simbolo di una clessidra), concede inoltre più precisione durante le sparatorie e una maggiore reazione rapida. Il Bullet Time ovviamente ha un limite e per ricaricare la clessidra basterà uccidere quanti più nemici possibili. 


Un altro aspetto da non sottovalutare è l'IA di Max Payne. I nemici hanno comportamenti programmati, quindi sono portati a mettersi al riparo, scappare o eseguire specifici contromosse per contrastare Max Payne. La difficoltà "Fuggitivo" viene tuttavia modificata dall'IA seguendo le prestazioni del giocatore livello dopo livello. In parole povere, se un giocatore sta andando alla grande allora l'IA del gioco modificherà l'area successiva aggiungendo un più alto numero di nemici ma pochi oggetti da raccogliere. Al contrario, se la partita non dovesse procedere nel migliore dei modi, allora verranno forniti più oggetti da raccogliere e meno nemici da abbattere. 

A proposito del livello di difficoltà, Max Payne mette a disposizione le seguenti modalità: "Hard Boiled" che aumenta i danni subiti limitando contemporaneamente la salute del personaggio e le scorte di munizioni; "Dead on Arrival" invece consente il giocatore a soli sette salvataggi per capitolo; ultimo ma non ultimo, il "New York Minute" ci obbliga a completare ogni capitolo entro un tempo prestabilito. Poi c'è la modalità "Dead on Arrival" che, una volta completata, consente di sbloccare "The Last Challenge", ossia il vantaggio di potere selezionare una bella quantità di oggetti (armi, munizioni e antidolorifici inclusi) e il Bullet Time perpetuo contro i sicari "Killer Suit" visti nelle fasi finali della campagna del gioco.


Come fu sviluppato Max Payne? La Remedy Entertainment in realtà cominciò ad elaborare il progetto Max Payne già nel 1996, dopo aver completato il loro primo prodotto Death Rally. Max Payne avrebbe tratto ispirazione da Loaded e Tomb Raider per Sony PlayStation, appellandosi però a un sistema di videocamere completamente differente, magari più semplice per non complicare più di tanto la vita ai futuri giocatori. Lo sceneggiatore Sam Lake (nonché colui che prestò il proprio volto per il personaggio di Max Payne) cominciò a lavorare prima di tutto sul protagonista della storia, il quale sarebbe dovuto essere un poliziotto solitario, nonché il classico sbirro duro intento a investigare tuttavia in un racconto oscuro, profondo, psicologico. Gli sviluppatori riuscirono comunque a creare un prototipo e un documento di progettazione del gioco che all'epoca furono battezzati come Dick Justice e Max Heat: la 3D Realms li visionò e approvò un accordo di sviluppo che di lì a breve avrebbe avviato la produzione del videogame. Attenzione! La Remedy, l'azienda sviluppatrice di Max Payne non è americana, bensì finlandese e per questo motivo, nel 1999, inviò i suoi designer a New York per studiare la città e scattare foto per la mappatura, così da poter ricostruire perfettamente gli ambienti della storia. 


I pannelli a fumetti e la voce fuori campo furono considerati perfetti per le scene di intermezzo del gioco, soprattutto per la loro efficacia e per i bassi costi che li differenziarono dai filmati animati. I fumetti inoltre servirono tantissimo per semplificare la riorganizzazione della trama durante lo sviluppo di Max Payne. In mezzo a tutto questo, ecco che arrivò la colonna sonora composta da Kärtsy Hatakka

Il videogioco definitivo di Max Payne avrebbe dovuto fare il suo esordio nell'estate del 1999 ma, a causa di numerosi imprevisti e ritardi, la sua pubblicazione fu spostata al 25 luglio 2001: dinanzi a tali circostanze però non tutto il male venne per nuocere e infatti gli autori ne approfittarono per apportare nuove modifiche e miglioramenti grafici al videogioco. A dirla tutta, l'uscita era stata prevista per il 23 luglio 2001 ma un errore sul modulo doganale per la spedizione dallo stabilimento di produzione in Canada costrinse FedEx a spedire le copie del gioco a Memphis, Tennessee , invece che a Dallas, tanto che fu necessario ingaggiare una compagnia di autotrasporti per portarle alla destinazione prevista per la spedizione in tutto il mondo.

A chi abbia giocato seriamente con Max Payne non sarà certamente sfuggita qualche somiglianza con il film Matrix. Non mancano infatti molti tributi alla pellicola delle sorelle Wachowski e questi stessi tributi sono presenti: nella scena della detonazione della porta del tunnel della metropolitana per accedere al caveau della banca (ricorda la porta dell'ascensore che ruota nel film); nel livello introduttivo "Niente da perdere", la cui scena è simile alla sparatoria nella hall del film. 

Si potrebbero dire tante altre cose per concludere il discorso su questa perla del retrogaming. Eppure, come sempre, lascio che i ricordi facciano il loro corso e diano spazio ai vostri commenti che potrete lasciare sotto a questo articolo o direttamente sulle pagine social. La cosa certa è che Max Payne occupa stabilmente la seconda posizione nella mia personale classifica dei migliori videogames e per quanto i tempi siano cambiati nessuno potrà mai cambiare il mio legame con quest'altro capolavoro intramontabile.

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