domenica 10 marzo 2024

Cinema: Bob Marley - One Love. Un film biografico che ha poco di biografico!


Cinema: Bob Marley - One Love. Ecco la recensione di un film biografico che ha poco di biografico! Diamo uno sguardo più approfondito alla storia del re del reggae.

Bob Marley - One Love: la recensione del film visto al cinema

A partire dal 22 febbraio 2024, il film "Bob Marley - One Love" ha fatto il suo esordio presso le sale cinematografiche italiane. La pellicola è stata diretta da Reinaldo Marcus Green, con la sceneggiatura di Zach Baylin, Frank E. Flowers e Terence Winter. L'obiettivo di questo lungometraggio consiste nel ripercorrere una parte della vita di Bob Marley, focalizzando l'attenzione sul periodo passato in Europa dopo l'attentato subito nel 1976 in Giamaica insieme alla moglie Rita e all'agente Don Taylor. Naturalmente non mancano riferimenti alla sua infanzia e alla sua adolescenza attraverso dei brevi flashback, così come nel caso della lotta per la pace in Giamaica e la scoperta della malattia che lo porterà alla morte. Tuttavia, c'è qualcosa che non va!


"Bob Marley - One Love" è un film che narra un re del reggae umano, cioè parla dell'artista che per un po' ha dimenticato la propria missione e la propria ideologia per lasciarsi andare ai piaceri del successo. Non traspare il tema principale dell'opera che dovrebbe mostrare la trasformazione del cantante da messaggero a messaggio di pace, anzi, a dirla tutta il suo impegno politico per porre fine alla guerra civile nel suo paese appare molto meno potente rispetto ai fatti realmente accaduti. Andiamo comunque con ordine e partiamo dall'inizio perché questo film non sembra essere proprio biografico, almeno non nella sua pienezza.

Innanzitutto, traspare davvero poco dell'infanzia di Bob Marley. Nel film vediamo che è nato da un uomo bianco che alla fine non l'ha mai riconosciuto. Non dimentichiamo che da giovane ha vissuto per un periodo negli Usa, dove la madre si era stabilita da un po' per cercare di garantire un futuro al figlio. Come molte biografie raccontano, Marley era figlio di Norval Sinclair Marley, un giamaicano bianco di discendenza inglese, capitano della marina e sovrintendente delle piantagioni che decise di sposare l'allora 18enne Cedella Booker, una giamaicana di colore. Dalla loro unione nacque in quel lontano 6 febbraio 1945 (data che resta presunta) Robert Nesta Marley, detto Bob. Purtroppo, la famiglia dell'uomo non prese bene la cosa e alla fine Norvel decise di diseredare il figlio non ancora nato, incontrandolo poi una sola volta dopo la sua nascita. Nel 1944 infatti Norval partì definitivamente per Kingston e di conseguenza bloccò anche ogni forma di mantenimento per quella che sarebbe dovuta essere la sua famiglia. Da quel che sappiamo, egli morì per un infarto nel 1955 all'età di 70 anni (il piccolo Bob ne aveva solo 10). Ebbene, raccogliendo tutte queste informazioni, sappiamo solo che Bob è figlio di Norval che non l'ha mai riconosciuto poi, durante l'età adulta, Bob ha diverse visioni che sembrano sottolineare i conflitti mai risolti: nella realtà però l'artista accostava la figura paterna alla storia dei bianchi che vogliono schiavizzare i neri. 


Riepilogando l'inizio del film, manca la vera storia del padre, il periodo vissuto in Usa e il fatto di essere stato spesso vittima di discriminazioni per la sua pelle da "mezzosangue" (motivo che da ragazzino l'ha costretto a seguire delle lezioni di autodifesa). A dirla tutta manca anche una concreta spiegazione della sua conversazione alla religione del Rastafarianesimo: ci sono solo scene in cui si parla della "Bibbia Rasta" e momenti di profonda riflessione accompagnata da una quantità sterminata di cannabis. Ecco, probabilmente il regista avrebbe dovuto brevemente spiegare anche questo punto dato che la marijuana, nel Rastafarianesimo, serviva per scopi terapeutici e spirituali ma non per "sballo". Tale movimento religioso infatti ripudia le droghe e chiede ai credenti la massima cura del proprio corpo. Non viene nemmeno chiarito il perché Bob e sua moglie Rita avessero sotto al loro tetto figli nati da altre relazioni, così come (cosa ancora più grave) non viene raccontato per bene il capitolo legato al cancro all'alluce: stando alle fonti, Marley rifiutò di amputarsi il dito del piede per motivi legati sempre alla sua religione, ma nel film l'attore Kingsley Ben-Adir se ne esce con un sonoro "non se ne parla nemmeno!". Non c'è dramma, ci sono solo musica e canne che volano a destra e a sinistra. 

Un altro aspetto su cui non sorvolare è il fatto che nel film non si avverta il reale impegno politico e sociale che Bob Marley mise in campo per porre fine alla guerra civile in Giamaica. In quegli anni, il Partito Nazionale del Popolo (Giamaica) guidato da Michael Manley e il Partito Laburista Giamaicano di Edward Seaga lottavano aspramente per ottenere il potere al governo. Per concretizzare i loro scopi i due politici incitarono i propri sostenitori ad una lotta armata che provocò moltissime vittime. Come se non fosse abbastanza, alla lista delle vittime si aggiunsero anche i Rasta che furono emarginati dalla società e presi di mira dalle forze militari. Questi elementi sono presenti nella pellicola ma durano poco e passano terribilmente in secondo piano quando Bob e la sua band si trasferiscono in Gran Bretagna


C'è anche poca chiarezza sul successo musicale di Bob Marley and The Wailers: prima del 1976 e quindi dell'album Exodus, il gruppo era già noto in tutto il mondo e si era fatto apprezzare dal pubblico per dischi come The Wailing Wailers, Soul Rebels, Soul Revolution Part II, Catch a Fire, Burnin', Natty Dread e Rastaman Vibration. Aberrante anche il fatto che non sia stata precisata la storia della canzone "One Love" da cui il film prende il titolo: una prima versione risale infatti al 1965, quando Bob la scrisse e la pubblicò sotto i Wailers, pur contenendo alcuni versi di People Get Ready degli Impressions. Tuttavia, dato che One Love sarebbe stata pubblicata solo in Giamaica e visto che non c'erano stringenti regole sui diritti d'autore si preferì dunque non puntualizzare la cosa. Quando poi il singolo fu recuperato nel 1977 per il mercato mondiale, allora al pezzo furono dati entrambi i titoli e l'attribuzione spettò anche all'altra band.

Nel film sembra che Bob Marley, a livello mondiale, lo conoscessero solo sua madre e sua nonna ma non era così. Che dire poi della morte di re del reggae? Nel film gli viene diagnosticato il cancro all'alluce e scopriamo che l'artista di rifiuta di amputarlo. Nella realtà si trattava per la precisione di un melanoma acrale e Bob preferì non passare a misure estreme perché la sua religione non glielo consentiva: questo è un altro aspetto che non viene spigato bene ma solo riportato alla fine attraverso breve frasi. E vogliamo parlare del One Love Peace Concert? Capisco che le immagini originali dell'evento avrebbero potuto creare il giusto pathos ma alla fine c'è qualcosa che stona anche lì: un film biografico, per raggiungere l'immortalità, deve spingersi proprio dove i suoi protagonisti sono arrivati. 


Per quanto concerne la recitazione, Lashana Lynch è stata una delle cose migliori del film grazie alla parte di Rita MarleyKingsley Ben-Adir, nei panni di Bob, non è stato cattivo ma purtroppo si è scostato troppo dal protagonista: Ben-Adir è stato troppo elegante, "pulito" e sballato rispetto al vero personaggio che viene ricordato per essere stato un po' più rude e "meno sballato" durante concerti e interviste. Sia chiaro, se si prende "One Love" come un semplice montaggio allora posso dire che è venuto su benino, eppure, non si può dire che questo sia il film su Bob Marley perché di biografico ha ben poco. In parole povere, il regista e gli sceneggiatori hanno concepito il tutto pensando solo ai veri conoscitori di Bob Marley, fregandosene altamente dei meno esperti, dei neofiti o di coloro che ancora non sanno nulla del suo mito. A confronto, The Warrior si può considerare un capolavoro!

E comunque vada W Bob Marley, W il reggae ma soprattutto "Get Up, Stand Up".

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