sabato 28 marzo 2020

Il Corvo: il ritratto del dolore e della vendetta nel fumetto di James O'Barr


Nel mondo dell'intrattenimento sono stati scritte intere opere sul tema del dolore e soprattutto della vendetta. Libri, fumetti, videogiochi e film di svariati autori hanno messo in risalto quanto sia possibile creare storie di grande significato da dolore dei proprie personaggi, indipendentemente dalle origini e dalle influenze che li hanno creati.

Uno delle opere che mi ha maggiormente colpito in tal senso è "Il Corvo", fumetto creato negli anni '80 da James O'Barr, il quale aveva consegnato ai suoi lettori una pietra miliare di cui ancora oggi se ne parla tanto, senza che passi di moda. "Il Corvo" è stata fonte di ispirazione anche per molti altri autori di fumetti e pellicole cinematografiche. Il successo ottenuto da Eric Draven e dagli altri personaggi di questa storia sono stati tali non solo da creare un'immagine iconica ma anche da indurre il regista Alex Proyas a dirigerne una trasposizione cinematografica nel 1994, con l'interpretazione del compianto Brandon Lee, morto proprio durante le riprese del film (ma questo ne parleremo in un altro articolo). Il lungometraggio è stato poi il passo finale che ha permesso alla versione cartacea di ottenere ancora più successo ed essere conosciuto in tutto il mondo.



L'autore

James O'Barr è nato l'1 gennaio 1960 a Detroit ed è cresciuto fino all'età di sette anni in un orfanotrofio. Da studente ha sviluppato una grande passione per la scultura e la fotografia.

La tragedia che ha sconvolto la sua vita, risale al 1987, quando la sua dolce Beverly fu travolta e uccisa da un pirata della strada totalmente ubriaco. Per cercare di lasciarsi alle spalle la tragedia, O'Barr decise di arruolarsi nei Marines degli Stati Uniti. Negli anni in cui ha vissuto a Berlino da soldato, non solo ha cominciato a lavorare come illustratore di manuali da combattimento ma ha avviato anche la realizzazione delle pagine de "Il Corvo".

A fine anni ottanta è riuscito a pubblicare la sua opera che ha ottenuto grande successo. La sua fama però è cresciuta sempre di più grazie all'omonimo film del 1994, interpretato da Brandon Lee. O'Barr vive attualmente a Dallas, in Texas, ed è padre di due bambini, Erik, nato nel 1992 dal secondo matrimonio e Noelle, dal quarto matrimonio.



La nascita de "Il Corvo"

Il fumetto ha avuto origine prima di tutto dal dolore personale dell'autore James O'Barr. Infatti, la sua fidanzata morì in un tragico incidente stradale, durante il quale fu investita da un pirata della strada. In poco tempo tutti i sentimenti più negativi che un uomo possa nutrire si incastonarono nella figura di O'Barr, afflitto dal dispiacere di non aver potuto far nulla per evitare la tragedia che gli ha portato via la persona a cui teneva di più.

O'Barr cominciò a disegnare le prime tavole de "Il Corvo", fino a quando non decise di approfondire i particolari ispirandosi alla storia di una coppia uccisa a Detroit per una anello da 20 dollari.

Tra il 1988 e il 1989 ci fu la prima pubblicazione del fumetto "Il Corvo", le cui pagine furono poi recuperate e aggiornate dall'autore con il passare degli, fino ad aggiungere sempre più pagine che renderanno la sua opera completa nell'anno 2011. Non a caso, mi ritrovo tra le mani la versione italiana e completa pubblicata da Edizioni Bd Fumetti. Qui è possibile notare l'introduzione della donna in nero che in precedenza non era presente, ma soprattutto sono presenti tutti i flashback principale della vita che Eric aveva passata insieme alla sua Shelly, dei giorni felici culminata nella promessa di matrimonio, prima che tutto finisse male per colpa della malvagità degli esseri umani.
Tra le parti aggiunte in un secondo momento, c'è anche quella del cavallo lucente, l'immagine del senso di colpa sia di Eric sia del suo autore nel non aver potuto far nulla per evitare la morte di Shelly.



La trama

La trama è ormai nota a tutti e ha colpito la maggior parte degli appassionati per la sua semplicità e linearità. L'obiettivo è la vendetta? O'Barr crea dunque un unico filo conduttore, distorto soltanto dai flashback del personaggio, incentrando l'attenzione sull'unico obiettivo di Eric dopo essere risorto: "tutti devono morire".

Nel fumetto ritroviamo Eric già nei panni del "Corvo", accompagnato ovviamente dall'omonimo uccello che spesso gli parla. Nell'arco delle numerose pagine si notano le capacità del protagonista, il quale riesce a reggere qualsiasi confronto fisico con estrema facilità, riuscendo a non risentire dei colpi subiti, essendo immortale (immortalità che durerà fino a quando non avrà portato a termine il proprio piano di vendetta).

Uno dietro l'altro, Eric riesce a uccidere coloro che eliminarono lui e Shelly, la quale fu anche costretta a subire atroci violenze sessuali. Il tutto avvenne in una notte in cui la coppia rimase a piedi per via dell'auto andata in panne. Le uniche persone che poterono soccorrerli furono proprio i loro assassini: Tom Tom, Tin Tin, Funny Boy, Top Dollar e il loro capo T-Bird (nel film il leader della banda è Top Dollar). In questo pezzo che ritrai l'inizio del male firmato O'Barr, vediamo Eric ucciso mentre dà le spalle a T-Bird, poi è costretto a vedere la sua donna stuprata a turno. La scena poi si sposta in ospedale e piano piano il lettore vede il povero malcapitato morire, per poi tornare poco tempo dopo dal mondo dei morti, risvegliato dal richiamo di un corvo. Eric si incammina dunque lungo una strada fatta di sangue e lacrime. Alla fine, dopo aver ucciso T-Bird, in nostro antieroe torna presso la sua tomba, lasciandosi andare per l'ultima volta all'abbraccio dei ricordi che furono, tornando così dalla sua Shelly che aveva ottenuto giustizia.



La figura di Eric nel fumetto

Lungo tutta la storia, Eric si muove come un angelo della morte vero e proprio. Sembra quasi che riesca ad attribuire la fine giusta a ognuno di loro, riuscendo non solo a sottometterli fisicamente ma anche mentalmente. A ciascuno delle sue vittime Eric impone anche la sua filosofia della giustizia e della vendetta, come se cercasse di far capire a loro la gravità dei loro reati. La cosa che più colpisce nel personaggio disegnato da O'Barr è il fatto che riesca ad alternare momenti romantici e di grande umanità (da vedere la scena della piccola Sherri e di sua madre) a momenti di immane mostruosità. Ma del resto, parliamo di un fumetto violento sulla vendetta e l'odio. Ed è proprio qui che O'Barr è riuscito a creare un'opera precisa che non annoia mai, senza inutili sotterfugi per allungare il brodo.

Personalmente, la cosa che più mi ha colpito della storia, sono stati i momenti in cui Eric pensa a Shelly: tutto il dolore e la disperazione sono concentrati in quelle 40 pagine di memorie dell'odio che O'Barr aggiunse molto dopo. Le poesie, la casa, la promessa di matrimonio, i momenti di intimità e quelli di ilarità. Tutto viene distrutto dall'immagine di un Eric dipinto in volto e con il corpo pieno di cicatrici, avvolto tra l'altro in un abbraccio di sé stesso che concentra tutta la rabbia che una persona possa nutrire. Ma non solo rabbia: dolore, dispiacere, sensi di colpa e voglia di tornare indietro. Ma Eric non può tornare indietro e l'unica cosa che può fare e fare il bagno nel sangue dei suoi nemici, fino a che non avrà appagato le suo senso di vuoto.

Per tutto il proseguo della storia, gli unici amici di Eric sono il corvo e un'immagine alternativa della morte, per non parlare di visioni celestiali alternata a manifestazioni macabre del passato e del presente. La donna in nero e il cavallo lucente sono la sintesi dell'animo del protagonista, figlio del suo autore a sua volta affranto dal dolore della perdita.



Il ritratto interiore del dolore e della vendetta

"Il Corvo", in fin dei conti, è questo: la sintesi dei sentimenti più oscuri del suo autore, il quale ha riportato nero su bianco tutto ciò che avrebbe voluto buttar fuori per cercare di lasciarsi alle spalle le sofferenze di una vita martoriata. Ciò che O'Barr vorrebbe essere lo è Eric. Ciò che O'Barr non è in grado di fare si materializza nelle sue tavole, dando un volto e dei nomi ai fantasmi del suo passato. Alla fine poi arriva la redenzione e quello che sembra essere la fine di un incubo.



Curiosità e influenze

La versione fumettistica de "Il Corvo" presenta molte delle influenze culturali dell'autore e dell'epoca in cui ha vissuto. Innanzitutto, lo stile risulta molto alternato da disegni più macabri e "sporchi" a tavole più lucenti e "pulite". Con sporco e pulito si fa riferimento alle scene in cui i tratti somatici dei personaggi risultano molto cupi e macabri per poi diventare più semplici e "umani" in altre circostanze. O'Barr è inoltre bravo ad attribuire a ciascuno dei suoi personaggi una forma di bruttezza o bellezza dettata dalla propria condizione di vita. Funny Boy, ad esempio, all'inizio appare come uno degli elementi di spicco della banda, a dir poco sicuro di sé e con un velo di temerarietà. Poi viene ritratto in maniera perfetta per quello che è: un tossicodipendente che ha paura di ciò che non conosce ed è disposto a tutto pur di sopravvivere.

Tra i massimi punti di riferimento, O'Barr si affida molto dai pittori legati alla corrente dell'impressionismo. Tuttavia, come dichiarato da lui in un'intervista rilasciata a "fumettologica.it", c'è molto della cultura punk rock di quella generazione, anche se sono più evidenti le ambientazioni grottesche presenti nei film di Tim Burton o nella musica dei Cure. Non a caso, il trucco di Eric rimanda tantissimo a quella cultura e crea una maschera che si avvicina di molti ai volti in bianco e nero dei Kiss.

Una lezione di vita: l'importanza dell'arte per esorcizzare i propri demoni

Il fumetto è un'arte e come spesso capita un autore riesce tramite essa ad esorcizzare i propri demoni. Certo, non a tutti è andata bene come a James O'Barr, ma quest'ultimo è stato in grado di parlare di sé in maniera così estrema e grottesca da riuscire a creare una storia diventata di culto per gli amanti di quest'opera indimenticabile.











3 commenti:

  1. Bravo! Hai scritto un trattato sul fumetto.
    Ciao.

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  2. Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

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  3. Ottimo! Ma devo farti due piccoli appunti, che al più sono precisazioni : ovviamente do per scontato che quando scrivi "sono più evidenti le ambientazioni grottesche presenti nei film di Tim Burton" vuoi rendere un immagine chiara di quello che ci hai trovato, ma all'epoca dell'uscita del "Corvo" Burton non era ancora entrato nell'immaginario popolare (Beetlejuice ad esempio esce nel 1989, il fumetto viene pubblicato a metà anni 80). Sul fatto che i Kiss fossero un riferimento è possibile e molto probabile, ma leggendo le postfazione dei volumi O'Barr dichiarò di essersi ispirato molto ai Joy Division e nell'aspetto di Eric al volto del vocalist Peter Murphy, leader dei Bahuhaus.

    È un bellissimo articolo! Complimenti, scusa la mia pignoleria!

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